Di nuovo in chiesa tra commozione e gioia

Da lunedì 18 maggio sono riprese le messe con partecipazione dei fedeli

21prima_messa_Avenza1Avenza, chiesa di San Pietro. Lunedì 18 maggio. Mancano pochi minuti alle 18. I rintocchi delle campane avvisano che da lì a poco inizierà la celebrazione eucaristica. Sono trascorsi settanta giorni dal momento in cui sono state vietate le messe cum populo a causa del rischio contagio. Il 18 maggio di cento anni fa nasceva, a Wadowice, Karol Woytila, il futuro pontefice Giovanni Paolo II. Coincidenze?
La storia è intessuta di trame nascoste che solo uno sguardo di fede può riconoscere. Un sacerdote ha appena terminato di confessare l’ultimo fedele che si è accostato al sacramento della penitenza, ora corre verso la sagrestia. In chiesa le luci sono accese. Silenzio. L’emozione è palpabile. Gli uomini del servizio d’ordine accompagnano i ritardatari al posto loro assegnato. L’antica chiesa può contenere, in base alle norme sul distanziamento fisico, novanta persone.
E ci sono quasi tutte, con il volto nascosto dalle mascherine. All’ingresso, i volontari, dopo aver fatto lavare le mani con gel igienizzante, hanno ricordato i comportamenti da tenere. “Finalmente!” sussurra qualcuno, salutando con un cenno del capo. “Abbiamo atteso questo momento con trepidazione”, proclama una signora, tenendosi a distanza.
21prima_messa_AvenzaEntra il parroco, don Marino Navalesi, con due diaconi e un concelebrante. Si canta tutti insieme: “Nei cieli un grido risuonò” e, mai come, in questo momento «l’alleluia» è stata più vera. Nella monizione iniziale, il sacerdote spiega che, dopo mesi di astinenza, è un grande dono poter partecipare all’Eucarestia e nutrirci del Corpo di Cristo. I testi liturgici incrociano tematiche pasquali e di conversione: nel salmo si accenna all’amore del Signore per il suo popolo e, nel Vangelo, alla venuta del Paraclito.
Don Marino, illustrando sinteticamente la Parola di Dio, fa riferimento al momento solenne che stiamo vivendo e alle sofferenze che abbiamo attraversato: anche noi, impauriti come gli apostoli, attendiamo il dono del Consolatore per diventare testimoni. “Oggi è un giorno di gioia: è la risurrezione della nostra comunità, che può tornare a celebrare, insieme, l’eucarestia. È un giorno speciale: torna a fiorire la speranza, dopo mesi di lontananza fisica, durante i quali però non è mai venuta meno la preghiera e la disponibilità ad essere vicini alle persone che hanno perduto i propri cari. Ben sessanta persone ci hanno lasciato: a ciascuno – informa il parroco – ho impartito una benedizione, prima della sepoltura. Il Signore adesso ci fa vedere la luce: vorremmo abbracciarci, ma non lo possiamo ancora fare, con il corpo, almeno per ora”.
Alla comunione, il giovane diacono distribuisce le particole, sulla mano, con mascherina e guanti. E dopo essersi nutriti del Corpo di Cristo, finalmente le tenebre si dissolvono: Cristo è risorto! Alleluia!

Renato Bruschi

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