“Gesù, mi senti?”
“Certo, don Camillo, che c’è di nuovo? So che ti sei toscanizzato: come te la passi da quelle parti?”
“Che vuoi, caro Gesù, siamo tutti interconnessi, nella stessa barca, come mele entro un cesto tondo, non ci si può distinguere più di tanto in questa globalizzazione planetaria”.
“Ma veramente, in questi tempi, vi vedo tutti attenti, attesi e protesi a tener le debite distanze l’uno dall’altro”.
“È vero, ci siamo ridotti ad essere delle monadi, dei Robinson Crusoe, dei massi erratici, insomma non possiamo più darci la mano, né un abbraccio, né un bacio: Ti dirò che ai tempi di Peppone erano rose e fiori”.
“Che è successo?”
“Gesù, non mi fare lo gnorri! Sai benissimo della piaga che ci è capitata tra capo e collo, peggio che gli Egiziani al tempo di Mosè”.
“Dimmi, dimmi, non conosco tanti particolari”.
“In questi giorni succede, alla lettera, ciò che, con angoscia, Tu esprimi in questo Salmo: Le tue Chiese, templi, basiliche, santuari vuoti e spenti, altari squallidi e desolati, non si può più spezzare il Tuo Pane ai figli, che non possono, insieme, cantare le tue Lodi, accoglierTi, ascoltarTi, nutrirsi, insomma, peggio che nell’esilio di Babilonia”.
“Continua, perché alcuni dettagli mi sfuggono”.
“E quel ch’è peggio, anche tra coloro che credono in Te, non pochi, Te ne affibbiano – direttamente o indirettamente – la colpa”.
“Questa non è nuova: bisogna sempre ricominciare da capo”.
“Cioè?”
“Se il mio DNA, la mia definizione più azzeccata, la mia essenza è l’Amore e mio Padre, che è tutt’Uno con Me, è buono, benevolo, benigno, benefico, come posso far del male a voi, figli miei?”
“Cotesta è verità sacrosanta”.
“Allora ricupera l’abc del catechismo: vi ho creati intelligenti, coscienti, nonché liberi: mi dici come gestite queste tre facoltà?”
“Invero, a questi chiari di luna, visto che siamo agli arresti domiciliari, sarebbe opportuno dare una spolveratina alle… sudate carte!”
“Oh bravo! Allora capisci bene che Io non c’entro un fico secco con certe vostre magagne: da Adamo ed Eva avete sempre la piena facoltà di scegliere tra il Bene ed il Male: che colpa ne ho Io se scegliete in modo da darvi la zappa sui piedi?”
“O Gesù, ma cosa c’azzecca tutto questo con quello stramaledetto, pestifero virus, che, tra l’altro, gli hanno anche appioppato un mezzo titolo regale, ci fa guerra, cerca di annientarci e non riusciamo a debellarlo, pur possedendo tanta potenza atomica da distruggere mezzo sistema solare!”
“Proprio qui ti volevo: usate intelligenza, impegno per costruire ordigni micidiali, strumenti di morte, spendendo l’ira di Dio – oh, scusami, Padre – poi, come mi sembra di capire, non avete ospedali, attrezzature, medicine: tutta roba per la vita, non per la morte”.
“Hai mille ragioni: siamo fatti male!”
“Non bestemmiare, Don Camillo: vi ho creati a mia immagine e somiglianza”.
“Scusami, Gesù, ma come mai siamo così imbastarditi?”
“Te l’ho detto prima: usate male ed abusate di quelle facoltà per le quali e in forza delle quali, siete figli a pieno titolo e a pieno diritto. Cioè: intelligenza, coscienza e volontà. E te lo dice anche un gigante della Poesia e dell’Arte che tu dovresti conoscere: “Avete il Vecchio e il Nuovo Testamento, e il Pastor della Chiesa che vi guida, Questo vi basti a Vostro Salvamento”. E che Pastore! L’ho scovato ai confini del mondo, come dice lui, ve l’ho consegnato: se ascoltate lui ascoltate Me. Anzi, la vuoi – da orecchio a orecchio – una confidenza? Come Uomo. Figlio dell’uomo, non ci crederai: ho da imparare anch’Io. Vorrei concludere, affidandoti un piccolo mandato da estendere a confratelli e parrocchiani: le preghiere, le suppliche, le implorazioni, i riti propiziatori, le benedizioni e quant’altro son giustissime e necessarie, inteneriscono mia Mamma che mi tira sempre per la giacchetta ed Io non posso non esaudirla. Ma la preghiera – se fatta da un cuore sincero e aperto al Bene – deve rendere le coscienze e la volontà forti ed impegnate a promuovere con fatica e generosità, senza calcoli e timore di rimetterci, quanto chiediamo dall’Alto”.
“Come sempre, hai fatto centro! Ma ce la faremo?”
“… Vien via Don Camillo: fidati, affidati e confida in Me: ce la farai, anzi, ce la faremo!”.
Don Raffaello Piagentini



