Papa Francesco, “Mai più il flagello della tratta… mai più la guerra”

Dalla Thailandia e dal Giappone parole di amore e di pace

45Papa_Oriente2019dQuando Papa Francesco arriva a visitare la Thailandia, 35 anni dopo Giovanni Paolo II, lo stadio nazionale di Bangkok non riesce a contenere la folla. Di fronte a oltre 65mila persone, accolto da una coreografia di danze tradizionali in cui spiccano il giallo oro, colore del sacro, e il rosso, colore della festa, il suo primo pensiero va a quei “bambini, bambine e donne esposti alla prostituzione e alla tratta, sfigurati nella loro dignità più autentica”.
E la parola ‘tratta’ è presente in tutto il viaggio tra il “popolo del sorriso”, come lo definisce Francesco: “Porre fine” al “flagello” della tratta e alle “tante schiavitù che persistono ai nostri giorni”, l’appello dalla Chulalongkorn University di Bangkok, la più antica del Paese, dove ha incontrato i leader cristiani e delle altre religioni.

Papa Francesco a Nagasaki
Papa Francesco a Nagasaki

“Voi portate sulle vostre spalle le preoccupazioni della vostra gente, di fronte al flagello delle droghe e al traffico di persone”, le parole con cui il Papa si è rivolto ai vescovi della Conferenza Episcopale della Thailandia e della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche (Fabc), incontrati nel Santuario del Beato Nicolas Bunkerd Kitbamrung nel Villaggio cattolico di Wat Roman a Tha Kham. “Giovani schiavi della droga e del non-senso che finisce per oscurare il loro sguardo e bruciare i loro sogni; migranti spogliati delle loro case e delle loro famiglie, pescatori sfruttati, mendicanti ignorati”.
L’elenco stilato da Francesco nello stadio di Bangkok è dettagliato: “Fanno parte della nostra famiglia, sono nostre madri e nostri fratelli”. “Non priviamo le nostre comunità dei loro volti, delle loro piaghe, dei loro sorrisi, delle loro vite”, l’appello. Nel ricapitolare la storia del Paese, 350 anni dopo l’arrivo del cristianesimo in Thailandia, il Papa mette in primo piano l’azione dei missionari. “Il discepolo missionario – dice – non è un mercenario della fede né un procacciatore di proseliti”. ”La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione”, ribadisce Francesco incontrando il clero nella cattedrale di San Pietro: ”Per molti la fede cristiana è una fede straniera, è la religione degli stranieri”. “Non dobbiamo aver paura di inculturare il Vangelo sempre di più”, l’imperativo, unito a quello a proclamare la fede “in dialetto, alla maniera in cui una madre canta la ninna nanna al suo bambino”.

Papa Francesco nello stadio nazionale di Bangkok dove ha celebrato la S. Messa di fronte a 65.000 persone
Papa Francesco nello stadio nazionale di Bangkok dove ha celebrato la S. Messa di fronte a 65.000 persone

Thailandia, terra multiculturale capace di “costruire l’armonia e la coesistenza pacifica tra i suoi numerosi gruppi etnici”, il ritratto contenuto nel discorso indirizzato alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico. “Terra ricca di tante meraviglie naturali, ma specialmente custode di tradizioni spirituali e culturali ancestrali come quella dell’ospitalità”. “Quando abbiamo l’opportunità di riconoscerci e di apprezzarci, anche nelle nostre differenze, offriamo al mondo una parola di speranza capace di incoraggiare e sostenere quanti si trovano sempre maggiormente danneggiati dalla divisione”.
È il saluto del Papa al Patriarca Supremo dei buddisti, Somdet Phra Ariyavongsagatanana IX. “Promuovere tra i fedeli delle nostre religioni lo sviluppo di nuovi progetti di carità, capaci di generare e incrementare iniziative concrete sulla via della fraternità, specialmente con i più poveri, e riguardo alla nostra tanto maltrattata casa comune”, la consegna per il dialogo, sulla scia del Documento di Abu Dhabi sulla fratellanza, offerto in dono al patriarca al termine dell’incontro. “Offrire un nuovo paradigma per la risoluzione dei conflitti, contribuire all’intesa tra le persone e alla salvaguardia del creato”, sono i compiti affidati dal Santo Padre ai leader cristiani e di altre religioni, incontrati alla Chulalongkom University di Bangkok ed esortati ad unirsi e a lavorare insieme per progetti concreti.
45Papa_Oriente2019c“Quanto dobbiamo imparare da voi, che in tanti dei vostri Paesi o regioni siete minoranza, e non per questo vi lasciate trascinare o contaminare dal complesso di inferiorità o dal lamento di non sentirsi riconosciuti!”, l’omaggio durante l’incontro con i vescovi.
La seconda parte del 32° viaggio apostolico si è svolta in Giappone. Particolarmente significativa la visita del Papa alle città di Nagasaki e Hiroshima. Dai luoghi dove 74 anni fa è stata sganciata la bomba atomica, il Papa ha usato parole chiare e inequivocabili a favore della pace e del disarmo: “L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, così come è immorale il possesso delle armi atomiche”, ha tuonato Francesco nell’incontro per la pace al Memoriale della pace di Hiroshima.
“Saremo giudicati per questo”, il monito del Papa: “Le nuove generazioni si alzeranno come giudici della nostra disfatta se abbiamo parlato di pace ma non l’abbiamo realizzata con le nostre azioni tra i popoli della terra”. “La vera pace può essere solo una pace disarmata”, la tesi di Bergoglio, che ha citato la Gaudium et spes per ribadire che “la pace non è la semplice assenza di guerra, ma è un edificio da costruirsi continuamente”: “È frutto della giustizia, dello sviluppo, della solidarietà, dell’attenzione per la nostra casa comune e della promozione del bene comune, imparando dagli insegnamenti della storia”.
“Mai più la guerra, ma più il boato delle armi, mai più tanta sofferenza! Venga la pace nei nostri giorni, in questo nostro mondo”, l’appello finale.

Agenzia Sir

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