Una politica che rischia di andare fuori strada

41elezioni_UmbriaCi sono delle situazioni, in politica, in cui è davvero difficile riuscire a mantenere un minimo di freddezza di ragionamento. Tra queste sicuramente le elezioni regionali in Umbria di domenica scorsa. Anche solo un paio d’anni fa il loro esito, qualunque potesse essere, non sarebbe stato commentato con accenti da ultima spiaggia come sta avvenendo in questi giorni.
La colpa, dicono i politologi, è dell’accelerazione che sta sconvolgendo i tempi del dibattito politico e rischiano di farlo andare furi strada: non si guarda a gettare le basi per un futuro migliore ma si cerca in modo affannato di trarre il maggior utile per la propria parte, nel timore che un cambio improvviso di vento possa far perdere la giusta spinta per giungere a governare.
I risultati delle elezioni sono noti: Donatella Tesei, centro-destra, ha vinto con il 57,5% dei consensi; il rivale Vincenzo Bianconi, centro-sinistra, si è fermato al 37,5%. Poi c’è il centrista Claudio Ricci (2,6%) e dietro altri 5 candidati dispersi sotto l’1%. In tutto hanno votato meno di 500mila elettori. A livello di partiti: Lega al 37%, Fratelli d’Italia 10,4%, Forza Italia 5,5%; Pd al 22,3%, M5S al 7,4%.
Inutile cercare di lavorare di cesello: stravince Salvini, si rinforza la Meloni, tiene il Pd, va a rotoli M5S. Niente più di una conferma: il centrodestra ormai è targato Lega; Forza Italia è diventata ininfluente. Per ora il Pd tiene e solo nei prossimi mesi si potrà capire la portata della scissione renziana a livello di elettorato. Ma chi rischia di essere travolto in via definitiva è M5S e, per lui, Luigi Di Maio, che continua a delineare strategie nelle quali sembra poter credere solo lui.
L’impressione, leggendo i vari commenti, è che nel movimento si stia solo aspettando il tempo e la persona adatti per giubilarlo e provare a ricostruire una strategia credibile. Qui entra un’altra assurdità della politica (a dire il vero non solo odierna). Tutti sapevano che lo stato di grazia (garantiamo che non ci stiamo riferendo ai rosari sbandierati!) di Salvini era inattaccabile: non per niente il governo Conte bis era nato proprio per tentare di prendere tempo ed arginare la sua strapotenza elettorale.
Quindi, che senso hanno dichiarazioni (ci riferiamo di nuovo a Di Maio) che hanno tutta l’aria di mettere in discussione quanto è stato fatto in tutta fretta nelle ultime settimane? Solo ingenuità o malafede possono portare a pensare che in due mesi possa cambiare qualcosa.
Dando, quindi, per scontato che l’attuale opposizione continui a dare spallate a Palazzo Chigi, ben diverse devono essere le scelte di chi nel governo si trova impegnato perché, se le intenzioni sono quelle di realizzare qualcosa di positivo per il Paese, questo potrà avvenire solo in tempi lunghi e questi devono essere concessio all’esecutivo in carica da parte di chi lo sostiene.

Antonio Ricci

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