Guerre commerciali e conflitti armati: serve una politica estera all’altezza

39siriaIl mondo è in ebollizione; in aree vicine al nostro Paese e ad esso direttamente collegate o in aree solo apparentemente lontane, le situazioni di conflitto si moltiplicano. Non si tratta solo di guerre commerciali, ma anche di conflitti armati strettamente intesi.
Già da tempo siamo entrati in quella “terza guerra mondiale a pezzi” di cui ha parlato più volte il Papa. Il diffondersi delle parole d’ordine del cosiddetto sovranismo, però, ha instillato in ampi settori dell’opinione pubblica l’illusione che avremmo potuto sentirci sicuri e risolvere i nostri problemi soltanto chiudendoci nel nostro recinto.
Con il risultato che la nostra politica estera, grazie ad una campagna elettorale permanente, si è ridotta in buona parte al respingimento dei migranti e all’esibizione dei muscoli nei confronti dell’Europa. Una non-politica estera, a ben vedere, che ha finito per confinare il nostro Paese in un isolamento senza sbocchi. Già, perché il paradosso del sovranismo è che, se ciascuno pensa ai suoi interessi, diventa impossibile costruire alleanze perché i potenziali alleati perseguono spesso interessi alternativi o addirittura contrapposti.
Se il filo delle relazioni internazionali dell’Italia non è andato del tutto smarrito, lo dobbiamo soprattutto al presidente della Repubblica, che agli occhi degli altri Stati è apparso in questa stagione come l’autorevole garante della nostra collocazione in Europa e nel mondo.
“La scelta europeistica e atlantica e l’adesione convinta alle Nazioni Unite continuano a essere fondamentali per l’Italia che, in esse, ha potuto sviluppare pienamente la proiezione internazionale dei suoi interessi e la testimonianza dei valori del suo popolo”, ha affermato Sergio Mattarella in un recente intervento pubblico.
E ha aggiunto: “In particolare, la Repubblica italiana ha trovato nel processo di integrazione europea lo strumento per avere voce in capitolo nella risposta alle sfide” e “oggi, ancora di più la voce dell’Europa a favore dei diritti della persona e delle minoranze, il suo impegno per la pace e la democrazia, possono fare la differenza in un mondo percorso da tentazioni di ritorno a un passato conflittuale”.
Tra gli impegni che ha davanti il nuovo governo, in questi giorni alle prese soprattutto con la manovra economica, c’è anche quello di ricostruire una politica estera all’altezza delle potenzialità del nostro Paese. Un compito, peraltro, che ha molti punti di contatto con l’impegno sul versante economico.
Quella di cui l’Italia ha bisogno è una politica estera chiara, senza ombre né equivoci. Capace di un dinamismo senza complessi proprio perché solida nel suo radicamento. Il nuovo esecutivo è nato in una cornice di consenso internazionale, soprattutto europeo, che non si vedeva da tempo. È una grande opportunità che non va sprecata.

S.D.M.

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