Nella festa della Madonna del Popolo “con lo sguardo sempre rivolto a Maria, nostra Madre”

Martedì 2 luglio mons. Luigi Ernesto Palletti, vescovo della Spezia-Sarzana-Brugnato, ha presieduto il pontificale in onore della Madonna del Popolo

Mons. Palletti presiede il pontificale nella festa in onore della Madonna del Popolo. Con lui il vescovo Giovanni e l’arcivescovo nigeriano Obinna
Mons. Palletti presiede il pontificale nella festa in onore della Madonna del Popolo. Con lui il vescovo Giovanni e l’arcivescovo nigeriano Obinna

La festa in onore della Madonna del Popolo, patrona di Pontremoli e del suo vicariato, è stata resa più solenne dalla presenza di mons. Luigi Ernesto Palletti, vescovo della diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato, che ha presieduto il pontificale delle 11 nella concattedrale, affiancato dal vescovo diocesano mons. Giovanni Santucci, dall’arcivescovo Anthony J. V. Obinna della diocesi nigeriana di Owerr e da un folto numero di sacerdoti; presenti anche numerosi diaconi permanenti. L’ingresso del clero in cattedrale è stato accolto dal canto della Corale “S. Cecilia”, che poi ha proseguito nell’animazione della Messa.
A mons. Palletti ha rivolto un saluto augurale il vescovo Giovanni, che ha sottolineato la disponibilità del confratello ad accogliere l’invito. Subito dopo la proclamazione del Vangelo, il momento del rinnovo del voto alla Madonna del Popolo con l’offerta del cero da parte del sindaco Lucia Baracchini in rappresentanza di tutta la comunità.

L'ingresso di mons. Luigi Ernesto Palletti in concattedrale a Pontremoli
L’ingresso di mons. Luigi Ernesto Palletti in concattedrale a Pontremoli

Nell’omelia, il vescovo Luigi Ernesto ha ricordato che con la domanda: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?” (Lc 1, 43) Elisabetta “introduce anche noi nella profondità e nel mistero” dell’incontro fra Lei e Maria, “ma ancor più quello fra Gesù e Giovanni, ambedue ancora nel grembo materno”.
Con il Magnificat pronunciato da Maria, “già si delinea quel capovolgimento profondo che caratterizzerà l’annuncio del Regno: ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1, 52-53).
Così il Signore compie la sua opera “come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre (Lc 1, 55). Veniamo, così, accompagnati non solo ad ascoltare nella fede ciò che è avvenuto, ma anche ad entrarvi in modo attivo e vitale”.
Nel prologo del vangelo di Giovanni, parlando degli uomini rigenerati in Cristo, si afferma: “i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1, 13). “Questa nuova generazione da parte di Dio vede, quindi, coinvolto ognuno di noi nell’abbraccio di un incontro con il Signore, che pur superando l’orizzonte della nostra esperienza umana, si viene però a radicare all’interno di una storia, di un tempo, di una cultura, assumendo così una specifica concretezza”.

I tre vescovi all'uscita dal Duomo al termine del Pontificale
I tre vescovi all’uscita dal Duomo al termine del Pontificale

Nella scena evangelica, i due bambini nel grembo delle loro madri non sono visibili, ma lo sono le due donne. “Esse, ha proseguito mons. Palletti, nella luce dello Spirito di Dio, divengono l’una per l’altra custodi di una presenza e, in quanto tali, garanzia di un incontro vero. L’esclamazione di Elisabetta è oltremodo eloquente: ‘A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?’ (Lc 1, 43). Maria si manifesta come segno di una realtà nuova e diviene nella fede immagine profetica della Chiesa, la quale custodisce in sé la promessa della presenza del Risorto: ‘Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo’ (Mt 28, 20)”.
Maria, che è diventata madre di tutti noi sotto la croce nel momento dell’affidamento del discepolo amato, “continua ad abitare in mezzo al suo Popolo. Ella ci indica così una via sicura. Accostandoci ad ogni donna, ad ogni uomo fragile e bisognoso, abbracciando la Chiesa come madre, visibile e presente nel mondo, siamo chiamati a cogliere la presenza del Figlio di Dio, al momento non ancora a noi visibile ma realmente presente nel suo grembo”.
Il presule ha poi invitato i fedeli “a non arrenderci di fronte alle nostre fragilità, riprendendo ogni giorno il nostro cammino di discepoli del Signore”, dando così ascolto “alla voce del profeta Sofonìa che abbiamo ascoltato nella prima lettura: ‘non temere, non lasciarti cadere le braccia!’ (3, 16)” e rispondendo positivamente all’esortazione dell’Apostolo “a vivere una carità che non abbia finzioni, a fuggire il male con orrore, ad essere ferventi nello spirito, lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti nelle necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità (cfr. Rm 12, 9-13)”.
“Maria, che cammina con il suo popolo, ha concluso, non farà certo mancare la sua materna intercessione” perché ciò possa realizzarsi.

(Antonio Ricci)

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