Un terzo degli elettori sceglie Matteo Salvini

Elezioni Europee 2019. Scontata in Italia la vittoria della Lega, fa notizia la debacle di M5S

22elezioni_SalviniFinalmente si sono svolte anche le elezioni europee a conclusione di una campagna elettorale infinita e non sono molti coloro che si possono dichiarare soddisfatti dell’esito del voto ma il vincitore indiscusso è sicuramente Salvini, andato al di sopra delle sue stesse aspettative. C’erano delle soglie che potevano determinare il senso della vittoria o della sconfitta.
Per Salvini e la Lega era il 30%, abbondantemente superato. Per M5S e per il Pd era il 20% e stare prima dell’altra parte. Col suo 22,7% il secondo si ritiene soddisfatto, memore della debacle del 2018 quando era caduto su un misero 18,8%. La ripresa non è di quelle entusiasmanti, ma Zingaretti può tirare un sospiro di sollievo. Il vero sconfitto da questa tornata elettorale è M5S: in poco più di un anno è passato dal 32,7 al 17%, dimezzando in pratica il suo serbatoio di voti.
La soglia che poteva dare sollievo a Forza Italia era il 10%: è scesa all’8,8%, il dato più basso di tutta la sua storia. Fratelli d’Italia e la Meloni possono cantare vittoria, ma il 6,5% raggiunto non costituisce un bottino sufficiente per porsi come alternativa a M5S per una nuova eventuale alleanza di governo senza FI.
Gli altri: +Europa, Verdi, Sinistra, Comunisti e altri non raggiungono il quorum del 4% e restano fuori dai seggi. I risultati presentano un quadro politico assolutamente inedito.
22elezioni_votoLa Lega era al 6,2% alle precedenti europee, è salita al 17,4% alle politiche per raggiungere oggi il 34,3%. Era prevedibile che facesse il pieno al Nord superando il 40% in entrambe le circoscrizioni. La novità è che ora è al primo posto anche nella circoscrizione di Centro dove ha superato di sette punti il Pd.
Il M5S resta il primo partito al Sud e nelle isole, ma le percentuali non superano il 30%. Soprattutto in quelle circoscrizioni l’affluenza alle urne è stata molto bassa (in Sardegna del 36,25% e in Sicilia del 37,51%) ed è motivo di rammarico per Di Maio: “I nostri non sono andati a votare”.
I numeri del governo restano sostanzialmente immutati ma oggi i rapporti di forza sono capovolti e c’è una situazione paradossale. Il sentire del Paese è con Salvini, Di Maio e i suoi sono in fase calante, ma la conformazione del parlamento e del governo resta quella di ieri. Salvini e Di Maio, nelle interviste, tendono a rassicurare il Paese dicendo che nulla cambierà: il contratto sarà rispettato.
È tuttavia difficile pensare che non vi sia qualche fibrillazione nel Movimento se Di Maio dopo una mattinata di riflessione, riconoscendo la sconfitta, si affretta a precisare di aver “sentito tutti coloro che rappresentano le anime del M5S: Grillo, Casaleggio, Di Battista e Fico” e nessuno ha chiesto le sue dimissioni. Salvini da parte sua dichiara che non cambia nulla, ma pone subito sul tappeto la riduzione della pressione fiscale, le autonomie differenziate, la Tav, le grandi opere, le infrastrutture stradali, portuali e aeroportuali.
Se tutto sarà tranquillo si vedrà. Di certo c’è che oggi l’Italia in Europa è più sola. Non avrà molti amici, visto che la carta del sovranismo non ha funzionato su scala europea. Ma non si può non aggiungere qualche considerazione che non ci fa onore come popolo.
Tre giorni fa tutti andavano dietro a Berlusconi; ieri l’altro a Renzi, ieri dietro a Di Maio, oggi tutti per Salvini. Non saremo per caso un po’ banderuole sempre in attesa di un pifferaio magico?

Giovanni Barbieri

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