Maltempo in Lunigiana: con maggio è tornata anche la neve

Una depressione alimentata da aria molto fredda ha reso invernale il tempo di domenica. Ma i cambiamenti climatici sono altra cosa.

5 maggio 2019: la neve al Passo della Cisa
5 maggio 2019: la neve al Passo della Cisa

Le previsioni l’avevano colta con largo anticipo, questa ‘mossa a tradimento’ della primavera, ma sono eventi ai quali la più inaffidabile delle stagioni è incline da sempre e perciò non le si può muovere alcun particolare rimprovero. Il colpo di coda inferto al più o meno regolare procedere degli eventi meteo è stato certamente di quelli che saranno ricordati, non una battuta d’arresto fra le tante che capitano ogni anno. I modelli ad area limitata, da giorni, avevano disegnato più scenari di irruzione dell’aria fredda, del suo tuffarsi nel Mediterraneo richiamata da una depressione che si sarebbe scavata tra il Mar Ligure e il Mar Tirreno. A seconda dei possibili percorsi del sistema frontale, un giorno gli effetti parevano destinati ad essere più intensi in una regione piuttosto che in un’altra, ma era pressoché consolidato il fatto che l’Appennino Tosco-Emiliano sarebbe stato preso in pieno, soprattutto il suo versante padano direttamente esposto alle correnti prevalenti attese da NE. Così è avvenuto e, localmente, persino oltre le aspettative. Immediata è stata la condivisione di immagini, video, articoli e di commenti, il che rende ormai possibile vivere in diretta ciò che sta accadendo fuori dalla finestra facendone partecipi familiari, amici, colleghi anche a grandi distanze. Ottimo e comodo, d’accordo, ma nella ridda di notizie che si scatenano e sfilano su web e sui social, in aggiunta a quelle pur sempre disponibili su TV e carta stampata, è d’uopo scremare le molte affermazioni sparate a tutta randa.

La neve a Montelungo
La neve a Montelungo

Accolto l’evento fra quelli anomali e con punte di eccezionalità locali, va detto che è comunque in buona compagnia. Esattamente 158 anni fa, nella primavera che si era avviata con l’unità nazionale, una tardiva nevicata si manifestò con modalità molto simili nelle stesse province emiliane, assumendo anzi connotati ancor più estremi: il 6 maggio 1861, infatti, la neve raggiunse persino la pianura e imbiancò Reggio, Modena e Bologna, mentre a Parma i fiocchi scesero solo nella tarda serata del 5 senza fermarsi. La montagna e la collina ne furono ricoperte, così come avvenuto domenica scorsa e la notte di lunedì. Altri episodi sono ben noti e non basterebbero due intere pagine per descriverli. E non solo ai primi di maggio, ma persino a mese inoltrato o nel finale, come nel 2013, ricordo ancora vivo con soli 5°C nel pomeriggio del sabato del ‘Bancarellino’ a Pontremoli, il piovoso e freddo 25, data in cui si verificò la temperatura massima più bassa mai vista nella terza decade di maggio con neve copiosa sui rilievi. O nel 2004, quando il pomeriggio del 7 maggio fiocchi di neve si mescolarono a pioggia e a grandine qui a Pontremoli, dove fervevano gli ultimi preparativi per accogliere, il 10, l’arrivo di tappa del Giro d’Italia, fortunatamente baciato da parziali schiarite dopo giorni e giorni di condizioni atmosferiche abominevoli. E nel 1984? Non furono pochi giorni, ma un mese intero di pioggia e di freddo!

Il passo del Cerreto innevato
Il passo del Cerreto innevato

Insomma, precedenti ne esistono molti ed ognuno con le proprie peculiarità, magari più avvertito ora in una zona ora in un’altra a seconda delle correnti prevalenti. Bisogna poi distinguere, appunto, il singolo evento intenso, ma ristretto ad un giorno o due, dalla situazione prolungata di maltempo e di basse temperature. Soprattutto, non va confusa la contingenza di un fenomeno con la tendenza della macchina del clima dell’intero pianeta. Manco due fiocchi potessero aver ragione del global warming! A queste considerazioni, evidentemente, non sono giunti né alcuni giornali che hanno titolato né quei personaggi che hanno ‘twittato’ o pontificato tramite facebook, in maniera becera e poco consapevole della posta in gioco, facendosi beffe di chi, da Papa Francesco alla ragazzina svedese, dalla comunità scientifica ai governanti sensibili e informati, si spende e si batte affinché le necessarie misure da prendere per la salvaguardia della ‘navicella’ che ospita le nostre vite possano essere più condivise. Se bastano una nevicata o un po’ di freddo fuori stagione per cercare di insinuare nei cittadini tesi negazioniste che non hanno futuro, è urgente più che mai continuare a impegnarsi per fare massa critica contro la non ancora diffusa consapevolezza in materia.

(Maurizi Ratti – responsabile osservatorio meteo SMI di Pontremoli)

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