Non ci sono tempi certi per la riapertura dell’Archivio di Stato

Ancora “sospeso” il funzionamento della sezione pontremolese dell’importante servizio

La sezione pontremolese dell'Archivio di Stato di Massa all'interno del convento della Santissima Annunziata
La sezione pontremolese dell’Archivio di Stato di Massa all’interno del convento della Santissima Annunziata

I tempi cambiano. In passato quando si paventava il trasferimento di un ufficio pubblico da una città ad un’altra qualche protesta si avvertiva o, almeno tali, decisioni non passavano inosservate, sia perchè veniva meno un servizio, sia perchè si impoveriva il territorio. Oggi sembra tutto più difficile: spesso le decisioni passano sulla testa dei cittadini che difficilmente vengono coinvolti per uno scambio di idee, per un confronto, per un parere, pratiche delle quali gli amministratori dovrebbero ogni tanto avvertire la necessità. Per riprendere un tema che ci è caro, quello delle scuole, ci chiediamo: perchè non si affronta pubblicamente il destino delle nostre scuole? Perché non se ne parla? Cittadini informati e coinvolti potrebbero costituire una preziosa risorsa per il mantenimento dei servizi e per le necessarie, buone battaglie. E di queste ultime ci sarebbe bisogno proprio ora perché, probabilmente, non tutti sanno o ricordano che da qualche mese la sezione dell’Archivio di Stato di Pontremoli, dal 1978 collocata nell’ex-convento della SS. Annunziata, è chiusa. Chi ha avuto modo di frequentare l’archivio dovrà convenire sulla competenza, la disponibilità e la gentilezza di chi vi lavorava e speriamo possa tornarvi a lavorare al più presto e inoltre ha potuto toccare con mano la ricchezza e la varietà dei documenti che vengono utilizzati da storici, appassionati ricercatori, studenti per tesi di laurea, ma anche da tecnici quali ad esempio geometri e architetti. Come si legge nel sito ufficiale, infatti, la struttura – istituita come “sottosezione” nel 1954 con decreto del Ministero dell’Interno e poi trasformata in “sezione” con legge del 1962 – conserva circa 13.500 unità archivistiche, 369 pergamene e 1.470 mappe. Il nucleo è l’archivio dell’antico comune e del commissario, poi vicario, di Pontremoli.

libri bibliotecaA questo si sono aggiunti vari archivi del periodo napoleonico, della Restaurazione e dello Stato unitario. Per riannodare i fili della vicenda ricordiamo che lo scorso 15 novembre il dott. Biagio Ramezzano comunicava la “sospensione” dell’apertura della sezione dell’Archivio di Stato di Pontremoli. Inoltre, disponeva dal 3 dicembre il trasferimento dei 4 dipendenti presso l’Archivio di Stato di Massa. Sono seguiti articoli sulla stampa locale e anche sul nostro settimanale; si sono presi impegni, fatte promesse ma, nonostante tutto ciò, dopo quasi cinque mesi dell’Archivio di Stato non si sa più niente di ufficiale. C’è anche da dire che un prolungato abbandono dei locali da parte dei dipendenti potrebbe pregiudicare la conservazione dei documenti che si trovano all’interno di locali che necessitano di aerazione, riscaldamento e deumidificazione per evitare il deterioramento. La ragione di tale chiusura sembra sia dovuta al Certificato di Prevenzione Incendi, rilasciato dai Vigili del Fuoco, che la sede pontremolese non avrebbe, mentre immaginiamo che possa averlo l‘Archivio di Stato di Massa e così le altre sedi. Ci chiediamo: ma non si poteva provvedere per tempo o avviare la pratica e nel frattempo prevedere una deroga? Il fatto che i VVFF facciano presente che il CPI non è disponibile e ne sollecitino la richiesta, forse, potrebbe non comportare l’automatica inagibilità dei locali. Ora, al di là di quello che è stato fatto (che non ha sortito esiti positivi), vista la preoccupante situazione che perdura da mesi, dobbiamo accettare l’idea che la sede dell’Archivio di Stato di Pontremoli venga definitivamente chiusa? Qualcosa bisogna fare: intanto ricominciare a parlarne, richiamando l’attenzione sul “nostro” archivio e sulla sua riapertura, interessando tutta la città e in particolare gli studiosi, i tecnici e tutti coloro i quali hanno usufruito di quel servizio e, se è il caso, anche procedendo alla raccolta di firme per segnalare la volontà della città e del territorio di non farsi sottrarre una preziosa risorsa culturale: per la Città del Libro e del Premio Bancarella, oltre a un danno sarebbe anche una beffa.

Fabrizio Rosi

Condividi