Mons. Hollerich: “L’Europa è un progetto di pace per il mondo”

Intervista al presidente dei vescovi europei

Mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo
Mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo

“Quello che notiamo nelle persone è una certa delusione. Non si è contro l’Europa. Ma contro le élite. Le persone non si sentono più ascoltate, prese sul serio, tantomeno capite nelle loro preoccupazioni quotidiane”. Parte da qui l’analisi sull’Europa di mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece), all’indomani della conclusione dell’assemblea della Commissione, tenutasi a Bruxelles la settimana scorsa.
E poi aggiunge: “Come vescovi, cerchiamo di mantenere una certa distanza rispetto alla politica ed è forse questa distanza a essere parte della saggezza della Chiesa perché ci permette di amare l’Europa ma anche di porci nei suoi confronti in maniera critica”.
Papa Francesco ha addirittura rivolto all’Europa ben 5 discorsi. Cosa spinge la Chiesa a interessarsi con così tanta passione dell’Europa?
“Molti dei valori europei sono parte integrante della dottrina sociale della Chiesa. La solidarietà, il bene comune, la pace, la giustizia. Ciò che è pericoloso è quando limitiamo il bene comune all’Europa. L’Europa è un progetto di pace per il mondo. E ciò che è vero per la pace, lo è anche per la giustizia, la solidarietà”.
12europa_unitaVi siete impegnati molto per le elezioni europee di fine maggio. Perché lo avete fatto? Cosa vi preoccupa di più?
“Preoccupano i nazionalismi. Conosciamo la storia. Sappiamo che in epoche di trasformazioni culturali profonde – e noi siamo in un periodo come questo – le persone hanno paura e quando le persone hanno paura cercano identità semplici. Avere una identità è importante. Riconoscersi italiano o lussemburghese è una cosa buona così come lo è riconoscersi cristiano o cattolico. È essere identitari che è sbagliato perché le nostre identità devono sempre essere in dialogo con il mondo e avere un rispetto profondo per gli altri”.
Perché andare a votare alle elezioni europee di fine maggio?
“Perché è esercitare una responsabilità civile. Il popolo sovrano deve esercitare il suo diritto e dovere di andare a votare. Nella storia, ci sono state persone che hanno dato la vita per questo diritto. Per noi oggi è diventato un atto banale”.
Alle persone che percepiscono l’Europa come inutile e a quelli che addirittura credono che l’Europa rende peggiore la loro vita, lei cosa direbbe?
“Bisogna dire che non è vero. È facile dire che tutto ciò che va bene, è merito degli Stati nazionali e tutto ciò invece che va male è causa dell’Europa. Non è vero. È una bugia. Perché è sicuramente più semplice dare la responsabilità di ciò che non va agli altri e in questo caso all’Unione europea, piuttosto che prendersi la propria responsabilità. Quante volte lo abbiamo sentito dire. Ma non è vero. Dobbiamo allora far vedere quanto l’Europa ha fatto per il bene comune. Pensiamo, per esempio, alla moneta unica. Se non avessimo l’Euro, il mercato comune non funzionerebbe. O pensiamo alle frontiere: se si chiudono, non si può più viaggiare liberamente, sarebbe impossibile alle persone migrare da un Paese all’altro dell’Europa alla ricerca di un lavoro e agli studenti non sarà più concesso di andare a studiare in un altro Paese. Sono tutte chance che l’Europa ci ha dato. Pensiamo poi alla globalizzazione. L’Europa unita ci permette di dare regole ad una globalizzazione che ha già sparso dietro di sé molte vittime. È la mancanza di regole il vero pericolo, la causa che ha portato l’economia verso un capitalismo selvaggio, verso un sistema che guarda solo al profitto e tutela le piccole élite a danno della maggioranza… Questo non va bene. Strutture come l’Unione europea permettono di tenere almeno sotto controllo questi fenomeni”.

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