L’essere umano è portatore di diritti

Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva a Parigi la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. I diritti e le libertà spettano a tutti gli esseri umani “senza distinzione alcuna per ragioni di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere”. Il diritto alla vita comporta il rifiuto assoluto della pena di morte e della tortura. Il diritto di asilo in altri paesi contro le persecuzioni

46dichiarazione_Parigi_1948La necessità di darsi delle regole si presentò fin dal formarsi delle società umane, aggregazioni nate dalla natura stessa dell’uomo, animale sociale. Il passaggio da “umane belve” a esseri civili, ci ricorda Foscolo, è avvenuto con le istituzioni di “nozze e tribunali ed are” e con la sepoltura dei morti. Non si contano le leggi emanate nella storia, a volte utili solo ai potenti, altre maturate da una coscienza di condivisione di diritti e doveri.
Proprio per contrastare le monarchie assolute che svincolavano il re dal rispetto della legge, perché lui stesso divinizzato oppure con autorità ritenuta di investitura divina, si affermò nel tempo, già nella cultura classica, in modo speciale nello Stoicismo, nel Cristianesimo, l’inviolabilità dei diritti naturali (giusnaturalismo) in quanto preesistenti e fondamento alla realtà e volontà dello Stato e al suo contratto di diritto civile. Di massimo rilievo sono il diritto ad essere condannati solo dopo regolare processo, libertà di pensiero, libertà religiosa, uguaglianza, diritto alla sicurezza della propria persona, diritto alla vita.
Ogni anno il 30 novembre si celebra la festa della Toscana per ricordare il granduca Pietro Leopoldo, sovrano anche del nostro territorio, che nel 1786 aboliva per sempre la pena di morte e la tortura nel Granducato di Toscana, primo Stato al mondo che metteva in atto le idee del grande italiano Cesare Beccaria.
Da queste premesse culturali di lunga durata e di complesse elaborazioni di pensiero filosofico, dopo gli orrori del secolo XX, il più crudele della storia, si sentì la necessità di definire di nuovo nell’aula dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 10 dicembre 1948, da parte degli Stati membri la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo “come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le nazioni”, con fede “nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna”. Il testo ha trenta articoli preceduto da fondamentali considerazioni: “il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana, con diritti uguali ed inalienabili, è il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. Disconoscerlo ha sempre portato barbarie,paure, guerre, genocidi e tutti gli atti di offesa della coscienza umana,tragedie purtroppo ancora attuali e diffuse.
46dichiarazione_Parigi_1948aMa proprio per questo fu proclamata la Dichiarazione affinché, tenendola costantemente presente, ogni individuo “ si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà” migliorando la propria coscienza e i comportamenti.
I diritti e le libertà spettano a tutti gli esseri umani “senza distinzione alcuna per ragioni di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o di altro genere”. Il diritto alla vita comporta il rifiuto assoluto della pena di morte, da cui non si può tornare indietro, della tortura, delle punizioni degradanti, nessuna discriminazione di fronte alla legge, nessun arresto o esilio arbitrari.
Fino a sentenza definitiva l’individuo va considerato presunto innocente (si pensi al male dei processi “mediatici”), le pene non possono essere retroattive. L’art. 14 riconosce il diritto universale di “cercare e di godere in altri paesi asilo contro le persecuzioni”, l’art.15 riconosce ad ogni individuo di avere una cittadinanza, può mutarla ma non è revocabile arbitrariamente. Altri diritti sono il matrimonio basato solo sul “libero e pieno consenso dei futuri coniugi”, la famiglia è “il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta”.
La proprietà personale o in comune con altri non può essere tolta. Sono riconosciuti i diritti politici e civili per esprimere il voto segreto su cui formare i governi liberamente eletti. Per i diritti sul lavoro si afferma libertà di scelta, se possibile, protezione contro la disoccupazione, uguale retribuzione per uguale lavoro,riposo e svago limitando le ore di lavoro e con ferie retribuite.
E ancora la Dichiarazione universale di 70 anni fa riconosce per tutti ”diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute, il benessere proprio e della famiglia”, sicurezza in caso di disoccupazione, malattia e invalidità, vedovanza, vecchiaia”, cure mediche, istruzione di base obbligatoria, quella superiore accessibile a tutti sulla base del merito. Le arti e il pensiero, la ricerca scientifica, la partecipazione libera alla vita culturale della comunità rendono possibile il libero e pieno sviluppo della personalità. Per mettere in atto questi nobili diritti c’è ancora da fare moltissima educazione, ma abbiamo la guida.

La libertà religiosa è un diritto ancora oggi negato a milioni di persone

Come per tanti altri diritti compresi nella Dichiarazione universale, anche per quello riguardante la libertà di religione qualcosa è cambiato in molti Paesi, ma tanto resta da fare. Il XIV Rapporto sulla libertà religiosa pubblicato dall’associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre – di cui abbiamo riferito nel numero scorso per quanto riguarda le persecuzioni nei confronti dei cristiani – rende conto anche di accanimenti contro le altre religioni.
In Cina l’ultra-nazionalismo si manifesta come “generale ostilità dello Stato nei confronti di tutte le fedi”. Di qui le misure restrittive assunte dal regime del presidente Xi Jinping tra cui la proibizione della vendita on line della Bibbia. In Myanmar, da settembre 2017 quasi 700mila musulmani Rohingya sono fuggiti in Bangladesh; una crisi definita dall’Alto Commissariato Onu per i diritti umani “pulizia etnica da manuale”.
In Turchia l’agenda nazionalista del presidente Erdogan mira ad affermare l’Islam sunnita. Il fondamentalismo islamista agisce anche in Indonesia, dove a soffrire sono anche buddisti e musulmani sciiti. In Bangladesh sono stati uccise in un attacco 22 persone.
In Europa avanza l’antisemitismo, rileva ancora il Rapporto, sottolineando inoltre l’ondata di attacchi terroristici – “motivati anche da odio religioso” – che tra il 2016 e il 2018 hanno colpito l’Occidente, e in particolare il nostro continente, dimostrando che “la minaccia posta dall’estremismo è ormai divenuta universale, imminente e onnipresente”.

Maria Luisa Simoncelli