La nostra repubblica: una e indivisibile anziché federale

Federalismo. La scelta dei padri costituenti. In parallelo la promozione delle autonomie locali

32firma_CostituzioneNel ricco confronto di idee che generò la Costituzione italiana entrò anche l’ipotesi della forma federale, ma non andò in porto. Non c’era una tradizione storica a supporto; dalla caduta dell’impero di Roma l’Italia è un’entità geografica divisa in una miriade di piccoli stati dominati quasi tutti da conquistatori stranieri. Ci fu la gloriosa stagione dei liberi comuni nel centro nord, ma finì distrutta dall’eccessiva conflittualità interna che portò al potere un solo signore con trasmissione dinastica o alla sottomissione imperiale, francese e spagnola. La divisione è una costante della nostra storia che ha avuto le gravi conseguenze di mancanza di coesione civile e di senso dello Stato, mali non ancora superati.
All’unità siamo arrivati solo nel 1861, quando in Europa da secoli si erano formate le monarchie nazionali che vennero a dominarci, e fu un’unificazione fatta in modo frettoloso e diretto dalla diplomazia di Cavour e dall’avventura garibaldina. L’unità d’Italia fu nella sostanza un’aggregazione al regno dei Savoia: gli storici l’hanno chiamata la “politica del carciofo”, foglia su foglia lo stato piemontese diventò italiano. Fu adottato il modello napoleonico fortemente accentrato per mezzo dei prefetti che non lasciò respiro alle autonomie locali e fu abbandonato il programma di uno Stato democratico e federale, così caro al repubblicano Carlo Cattaneo.
Le istanze autonomistiche e federaliste rimasero appannaggio di esigui circoli repubblicani e radicali, di figure solitarie quali il socialista Gaetano Salvemini e alcuni del Partito Popolare; poi il fascismo soffocò ogni libera vita agli enti locali e stroncò aspirazioni federaliste, di nuovo professate con appassionata speranza e con lucida filosofia della storia nel Manifesto di Ventotene redatto nel 1941 da due incarcerati dal fascismo: Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, convinti che “la federazione europea è l’unica garanzia concepibile per una pacifica cooperazione “dopo gli orrori provocati dalla divisione degli Stati sovrani nazionali”.
Si proponeva la realizzazione del federalismo, che è un insieme di entità autonome però legate dal vincolo di un patto (foedus). Si auspicava un’Europa federale regolata da una Costituzione, che non si fece, furono soprattutto Italia e Francia a non accettarla. Neppure la nuova Italia repubblicana nacque federalista, ma una e indivisibile, che però riconosce e promuove le autonomie locali con potestà di emanare norme valevoli solo nella loro sfera e conformi ai principi costituzionali.
L’innovazione più originale è la Regione, autonoma e anche autarchica in quanto può amministrare i propri interessi, le sono trasferite funzioni legislative, è un’attribuzione notevole di poteri tanto che qualcuno esagerando ha parlato di un larvato federalismo, ma non ha sovranità propria bensì conferita entro la struttura unitaria dello Stato. L’attuazione delle Regioni è avvenuta in ritardo con le elezioni del giugno 1970 e il decollo fu contrastato e faticoso.

Maria Luisa Simoncelli

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