La seduta pontremolese della Deputazione di Storia Patria

Presentati domenica 17 giugno vari contributi di nuove ricerche d’archivio

L'antico chiostro del monastero del Tino
L’antico chiostro del monastero del Tino

Arte, genealogie, marchesati, monasteri, aree di strada e nodi topografici, ideologie moderne sono le parole delle relazioni lette nella seduta scientifica della Deputazione di Storia Patria del 17 giugno. Una novità il luogo, il megaron in via Cavour, aulico ellenismo per definire uno spazio interno di palazzo Campi con salone preso in affitto da Andrea Baldini e Giuseppe Benelli e fatto casa del libro, luogo per far circolare cultura.
Prima i saluti dei presidenti Farinelli e Benelli e del sindaco, le parole di stima di Pietro Leoncini in ricordo di Lorenzo Bragoni, filattierese appassionato di opera lirica e curioso di storia locale.
La famiglia Querni di Pegazzana è stata studiata da Carlo Bruno Brunelli. Proprietari di terreni e di molti poderi nel Bagnonese, la notizia più antica è di Mario Querni medico a Bologna nel Cinquecento, nei secoli una sequela di laureati in varie discipline, ecclesiastici, un Pietro fu grande amico del Manzoni, Guido fu medico condotto a Pontremoli e la famiglia si estingue col figlio Beppino morto in lager nel 1944. La decadenza era venuta nel 1887 per fallimento di una banca in cui avevano investito soldi e acceso mutui.
La complessa storia del monastero del Tino, l’importanza della “strata maris” e l’origine del casato dei Massa-Corsica sono state studiate da Mario Nobili seguendo una tesi di laurea e le ricerche degli storici Simoni e Sergi in particolare sulle dinastie degli Obertenghi nella Lunigiana feudale dal X secolo. Il ramo Massa-Corsica esercitò una talassocrazia nel litorale ligure, apuo-versiliese, livornese e in Corsica. Nel 1033 è fondato il monastero del Tino, nel 1113 Portovenere dai genovesi; i vescovi di Luni e di Lucca spostarono il potere nel contado dando impulso alle aree di strada coi loro nodi.
Di un ramo dei Portugalli capomastri e stuccatori porta nuovi contributi Marco Angella che aggiunge documenti inediti ad altri già studiati. Dagli atti civili in Archivio di Stato risulta che dal 1732 (Domenico edifica l’oratorio di Nostra Donna) al 1812 operarono in otto, provenienti dal Ticino, attivi anche a Filattiera, Bagnone, Mulazzo e Patigno (perdita con l’incendio nazista del 1944), abitavano nella Bietola, uno a Borgo Taro.
Del Sant’Agostino nel Tempietto dell’Annunziata non c’è documento che ne dica l’autore, per Laura Putti è di Luca Cambiaso, qui attivo tra 1558 e 1560, pittore e scultore; l’attribuzione si basa su postura, plasticità, espedienti prospettici e analogie con altre sue opere.
Un percorso storico sul sito di Sorano porta Sandro Santini a vedere continuità tra area sacrale ligure e celtica con elementi indotti dalle statue-stele, presenza longobarda provata dall’epigrafe di Leodegar e il cammino francigeno.
Un tuffo nella contemporaneità lo ha portato il dottorando Mattia Ringozzi che ha ben analizzato la formazione letteraria e politica di Luigi Campolonghi, premessa all’impegno antifascista in Francia, uno degli “scapigliati”socialisti e pure mazziniani, virulenti anticlericali lunigianesi a Parma. (m.l.s.)

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