Calcio: ci consola la Terza categoria visto che solo lì raccogliamo

Senza il rischio di essere fraintesi prendiamo atto del vero valore del nostro calcio dall’unico torneo che ci ha regalato qualcosa, con la promozione dell’Atletico Podenzana, ma che resta lo specchio più evidente della pochezza del calcio provinciale. Quest’anno, infatti, avevano un’unica ospite della lucchesia nel nostro girone ed è bastata per fare il bello e il cattivo tempo, permettendoci però, proprio perché sola, di regalarci uno spazio per crescere, cosa che in passato, quando le versiliesi era in più, non ci veniva proprio concessa. Credo basti questa constatazione per farci capire tante cose.                                                                        

L’Atletico Podenzana, la squadra vincendo la finale play off contro il Mulazzo conquista la promozione in Seconda Categoria
L’Atletico Podenzana, la squadra ha vinto la finale play off contro
il Mulazzo conquistando la promozione in Seconda Categoria

Dopo avere chiuso con l’amaro in bocca la precedente riflessione proprio nella presa d’atto che anche ai livelli più bassi il nostro calcio non è più lo stesso, soprattutto non ha più quella verve eroica che ne ha contraddistinto in passato i significati più profondi, quelli che, in sostanza, giustificavano i non pochi sacrifici che la vicenda impone, chiudiamo parlando della Terza categoria.

Non abbiamo mai nascosto la nostra simpatia per la cenerentola dei tornei perché ci siamo sempre illusi che almeno lì fosse possibile poter godere di uno spettacolo naturale, con pochi secondi fini, tanta voglia di esserci per il gusto di esserci e quel pizzico di cattiveria che resta il sale più naturale dell’avventura calcistica.

Sia chiaro non la cattiveria intesa in senso negativo, ma quel tanto di furia agonistica che impone di dare quel qualcosa in più che altrove trovi solo eccezionalmente proprio perché più in basso non si può scendere e, quindi, la voglia di cercare un po’ di protagonismo diventa una componente essenziale.

Il motivo è quasi evidente. Intanto, lo scarponismo di importazione in pratica è bandito e la presenza di innesti strani è del tutto casuale e spesso dettata da motivi affettivi.

Di solito non girano soldi, ma solo rimborsi spese e anche quelli risicati, per cui a tenere desto l’interesse di chi si fa coinvolgere talora è solo la passione, più spesso un sano senso di identità e di appartenenza, talaltra l’esigenza di fare quell’esperienza altrimenti impossibile se non disponi di qualità che ti rendano immediatamente interessante agli addetti ai lavori dei gradini superiori.

Tutti motivi ampiamente giustificabili ed accettabili che provocano immediatamente simpatia e ti dispongono ad accettare qualsiasi cosa ti venga offerta su un piatto che non pretende affatto di essere una specialità assoluta, ma semplicemente qualcosa di ruspante come spesso possono essere solo le leccornie fatte in casa.

Tutto questo ha avuto un senso importante finché la storia è restata un fatto solo nostro, un confronto all’ultimo sangue, si fa per dire, tra Lunigiana e Costa, con livelli di bagarre spontanea altrimenti irraggiungibili, specie quando tra le squadre delle due zone c’era della ruggine su più strati, formatasi nel tempo per i motivi più diversi.

Da sogno, ma ormai troppo lontani, i tempi in cui a confrontarsi erano solo squadre lunigianesi e forse varrebbe la pena tornarci magari per scrivere le vicende di un’epopea che meriterebbe più di un poema epico, viste le pagine eroiche che sono state scritte. Ma è solo una questione nostalgica che solo poche menti malate come la nostra riescono a rievocare nell’intimo.

Eppure, proprio lì sono state poste le basi della vera storia del calcio lunigianese, lì hanno fatto le ossa tante formazioni ancora operative, lì si sono formati i pochi, incredibili interpreti della saga che sta scivolando lentamente nel dimenticatoio, giustamente destinata all’oblio per mancanza di cultori.

Una formazione del Mulazzo Calcio. La squadra ha superato il Cerreto nel primo turno dei play off e si giocherà la Promozione in Seconda Categoria con l'Atletico Podenzana
Una formazione del Mulazzo Calcio. La squadra ha superato il Cerreto nel primo turno dei play off ma si è fermata in finale contro l’Atletico Podenzana

Quello che avanza oggi è una sparuta pattuglia di volonterosi che tiene alto il vessillo di realtà sociali che non vogliono rinunciare al proprio passato, spesso decisamente glorioso, senza disperdere troppe risorse, e che pretendono solo di guardare avanti forse con l’intenzione di crescere, ma non troppo, per favore!

Purtroppo, il senso di appartenenza, che rendeva comunque spinoso per le lunigianesi il confronto con la zona di Costa, in palio un paio di passaggi alla Seconda per le due più attrezzate e di maggiore esperienza, è stato coartato negli ultimi anni dalla già citata profonda crisi del settore che ha imposto per formare un girone gestibile mettendo insieme squadre della Provincia di Massa Carrara e di Lucca.

Da lì sono partiti i guai, da lì abbiamo cominciato a capire di essere diversi, di appartenere a un altro mondo, di essere un’isola infelice per troppi motivi, soprattutto di essere decisamente scarsi come qualità per cui l’unico ruolo che ci veniva riservato nell’impietoso confronto era quello di frustrati sparring partner, senza alcuna possibilità di emergere.

Come dire, in poche parole, se volete starci non provate neppure a pensare che vi sia concessa una possibilità di crescere perché tanto non ce la farete mai.

Così, abbiamo subito negli ultimi anni una serie di umiliazioni di cui nessuno sembra essersi accorto e che solo l’occhio insinuante e poco corretto del cronista andava ad evidenziare, preoccupandosi anche che non ci fosse nessuno ai vertici del sistema che si accorgesse della corbelleria che era stata messa in atto, per altro sistemabile con qualche piccolo accorgimento come quello, ad esempio, di gratificare le migliori qualificate delle due zone della conseguente promozione che in qualche modo avrebbe attenuato gli effetti devastanti del confronto.

Il punto più basso dell’umiliazione proprio nella stagione appena conclusa dove, senza un motivo plausibile, è stata inserita un’unica squadra della lucchesia che, more solito, ha fatto il bello e il cattivo tempo, riservandoci una serie di lezioni di calcio impareggiabili, attenuate solo quando era evidente che non c’era termine di paragone e che il risultato finale era già scritto, senza neanche il bisogno che si scendesse in campo.

Per fortuna che alle nostre è rimasto lo spazio per giocarsi la seconda promozione e dobbiamo dire che almeno noi lunigianesi non ce la siamo cavata poi così male, tanto da mandare ben due squadre ai play off, di disputare, tutta cosa nostra, la finale e di mandare in Seconda quell’Atl. Podenzana, la cui storia societaria resta uno dei misteri del terzo Millennio e che un giorno gradiremmo qualcuno ci spiegasse perché, dopo tanti anni, non lo abbiamo ancora né capito, né giustificato.

Cosa succederà la prossima stagione non sappiamo. Però, al momento, sappiamo che avremo al via almeno cinque delle nostre, fatte salve sorprese dell’ultima ora in negativo o in positivo, soprattutto in questo versante perché chi governa il sistema, per salvare capre e cavoli, ha garantito l’immunità economica alle nuove squadre che si iscriveranno al prossimo torneo, evidenziando di avere riflettuto a fondo sul problema, di avere analizzato con grande competenza le cause della crisi del settore e dando, quindi, le risposte più idonee alle attese del territorio.

Dire che non sappiamo più cosa pensare crediamo sia emerso ormai da tempo, tanto da farci auspicare che, pur con la improbabile scomparsa delle province, finalmente ci fondano con Lucca così almeno avremo la certezza che se dobbiamo restare fregati lo saremo sicuri che la scelta sia stata fatta da gente consapevole di quello che sta facendo e che quindi proprio non gliene frega niente delle conseguenze. Che non è certo una bella consolazione, ma sempre meglio del niente che ci viene propinato ormai da troppo tempo, senza che nessuno sia in grado di dare delle spiegazioni plausibili.

Luciano Bertocchi

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