Il vescovo Giovanni alla veglia di Pentecoste: “In famiglia si impara ad amare”

In Cattedrale a Massa. Le testimonianze di Marco e Bianca, Riccardo e Lucia

21veglia_pentecoste_2018_3Alla veglia di Pentecoste conosciamo Marco e Bianca sono marito e moglie da appena 11 mesi; Riccardo e Lucia lo sono invece da 43 anni. Due famiglie diverse, con storie diverse, con percorsi e punti di vita differenti, ma accomunate dalla scelta di sposarsi nella fede. La loro promessa di amarsi per sempre e di costruire una famiglia, giorno dopo giorno, “nella gioia e nel dolore”, si basa sulla fede in Cristo, roccia su cui fondare la vita.
La testimonianza di queste due coppie è stato uno dei passaggi più significativi della veglia diocesana di preghiera in occasione della Pentecoste, celebrata nella Cattedrale di Massa, e dedicata quest’anno proprio al tema della famiglia. “In famiglia si impara ad amare – ha detto il vescovo Giovanni – si nasce, si cresce e si diventa adulti; per questo ci siamo impegnati a guardare alla famiglia come modello di relazione tra le persone, anche come Chiesa”.
21veglia_pentecoste_2018_2La veglia diocesana è stata introdotta dal vicario generale, don Cesare Benedetti, che ha sottolineato come, nonostante l’impossibilità di essere a Luni a causa del meteo incerto, sia importante ritrovarsi come comunità diocesana in preghiera che chiede il dono dello Spirito. “Non siamo sotto il cielo di Luni – ha detto il vicario generale – ma rispondiamo all’invito del vescovo, nella ricchezza dei carismi, ma anche consapevoli delle nostre povertà e difficoltà, bisognosi della ricchezza dei doni dello Spirito”.
Dopo la liturgia della Parola, sono state presentate le esperienze di due personaggi del Novecento cattolico, don Zeno Saltini della comunità di Nomadelfia e Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari. È poi giunto il momento delle due coppie che hanno offerto la loro testimonianza. Marco e Bianca hanno raccontato la loro storia con la freschezza, il senso della scoperta e l’immediatezza di una vita nuova scaturita dal matrimonio, appena sbocciata: “Sposarsi è bellissimo, – hanno detto Marco e Bianca – ricordiamo il giorno del matrimonio con una gioia incredibile.
Abbiamo vissuto il nostro fidanzamento a distanza, vivendo in città diverse, ma questo ci ha insegnato tante cose, come il senso dell’attesa e della pazienza, senza farsi prendere dalla fretta”. Riccardo e Lucia, invece, hanno parlato della capacità di rinnovarsi e di crescere nella coppia, grazie al sostegno delle persone incontrate. “Nei momenti difficili, il Signore manda qualcuno ad aiutarti, perché quando arriva il momento della delusione e della crisi, gli sposi devono decidere di amarsi comunque, pazientando nell’attesa dello Spirito, per sentirsi Chiesa domestica”.
21veglia_pentecoste_2018_1Ma la veglia ha visto protagonisti anche i giovani e i ragazzi che ricevono la Cresima. Infatti dopo un momento appositamente preparato per loro, hanno fatto il loro ingresso in Cattedrale, portando alcuni cartelloni con i sette doni dello Spirito Santo, su cui in precedenza avevano riflettuto.
“La nostra storia è lunga 18 secoli e noi siamo eredi di una fede che ha cambiato la storia, facendo di tante persone il popolo di Dio, la Chiesa”, ha detto mons. Santucci all’inizio dell’omelia. “Il desiderio profondo è che le nostre comunità siano ricche dell’amore che si sperimenta in famiglia, che sappiano aprirsi, essere accoglienti verso tutti, perché tutti abbiamo bisogno di essere amati”. E ancora: “In un mondo che sta morendo, sempre più chiuso in un egoismo che impedisce la vita, in un consumismo senza futuro, in una difesa perdente, dietro una violenza che costruisce nemici, la comunità dei cristiani deve essere lievito di via nuova e di speranza”.
Con l’omaggio a Maria, rappresentata nell’icona della Salus Populi Romani, la veglia si è conclusa, con intensità e attenzione anche grazie al coro che ha animato l’assemblea e al coordinamento liturgico di don Samuele Agnesini. (df)

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