Giganti silenziosi: gli alberi monumento delle città italiane

11libro_alberiQuando le foreste sorgevano ricche e folte in vicinanza delle case degli uomini, né erano state decimate e respinte sulle giogaie dei monti, dovettero essere oggetto di singolare amore e venerazione. Nelle loro ombre silenziose e solenni gli uomini ponevano l’abitazione di innumerevoli divinità che personificavano le forze provvide della natura. Gli alberi crescevano giganteschi e proteggevano templi e sacelli. Molti boschi erano originari, solo debolmente modificati nella loro composizione e nella loro struttura.
Molta storia è passata anche sul nostro Paese e con le guerre, le carestie, i drastici cambiamenti climatici, specialmente più vicini a noi, le foreste sono, in massima parte, scomparse. Ad esse si sono sostituite le campagne, le borgate e le città a dare un volto nuovo a tutte le regioni. Il libro I giganti silenziosi.
Gli alberi monumento delle città italiane (Edizioni Bompiani) non è una guida scientifica, ma un chiaro invito alla scoperta, alla cura, al rispetto di quegli alberi carichi di memorie e di fronde che abbelliscono le nostre città nonostante gli “insulti” della cementificazione, dei gas di scarico, del traffico assordante.
L’opera distruttrice dell’uomo, nell’ambiente che ci ospita, è temuta dalle piante più del gelo e del calore infuocato. Nelle vie delle città popolose, dove il movimento non ha tregua, è sicuramente il regno del lastricato e dell’asfalto. Alcune piante, nella loro “bontà” verso l’uomo si accontentano di vivere coi rami prostrati nella polvere o sul selciato, senza mai potersi ergere, con gioia, verso il sole. E mentre la vita febbrile delle città rumoreggia, come un fiume vorticoso, queste umili creature, sfidanti con audacia i più terribili nemici, incuranti degli affanni degli uomini, fioriscono, maturano i loro frutti, muoiono e rinascono finché non saranno tolti alla loro operosità dall’uomo.
Tiziano Fratus gira l’Italia alla ricerca dei “suoi” giganti, definiti anche monumenti della natura. Fortunatamente ci sono città italiane che hanno scommesso sulla bellezza della città-giardino (ad esempio Merano e Varese) con un patrimonio arboreo di grande importanza rispetto alle loro dimensioni. In tempi recenti abbiamo importato alberi da tutto il mondo pertanto diminuiscono le piante autoctone, ma fortunatamente resistono alberi ultra secolari come querce e ulivi. “In oltre un decennio di lavoro, di ricerca, di scrittura – afferma l’autore – posso dire di avere un rapporto alquanto positivo con gli alberi.
Attraversando i diversi paesaggi creo connessioni di carattere estetico, storico, linguistico, poetico, spirituale… Boschi, foreste, giardini, parchi sono luoghi quasi magici dove vado per liberare mente e cuore per abitare lo stesso silenzio “parlato” che abita questi nostri amici”.
Il libro si chiude con il riferimento alla “dendrosofia” (dendron, albero e sophia, conoscenza) che unisce, mirabilmente, conoscenza, esperienza e saggezza. Un viaggio “verde”, dalla botanica alle considerazioni di carattere letterario, fino alla filosofia e alla religione. Confermando l’utilità delle piante per la vostra vita. E per quella nel mondo.

Ivana Fornesi

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