Non si arresta il fiume di violenza fra le mura domestiche

violenza_sulle_donneSiamo cresciuti in famiglie modeste e sane che ci hanno accolti con amore, protetti dalla violenza con tenerezza, redarguiti con determinazione e comprensione, nella convinzione che la famiglia sarebbe stata, per sempre e per tutti, il nido della sicurezza e dell’equilibrio.
Un caposaldo della società che sarebbe rimasto, pur nelle rapide trasformazioni, inossidabile e che tale, per fortuna, rimarrà per chi ha avuto, e ha, genitori consapevoli del loro insostituibile ruolo. Le cronache però, quasi ogni giorno, confermano che, in troppi casi, nemmeno la famiglia è più un luogo sicuro, a prescindere dai contesti e dalle classi sociali, caratterizzata come è da situazioni definite con le espressioni più diverse: in crisi, liquida, allargata…
Si allunga la lista degli abusi sessuali fra le pareti domestiche: episodi orribili che marchieranno, per sempre, l’animo degli abusati condannandoli ad essere, in futuro, gli eredi di una schiera di uomini immaturi, inclini a minacciare, invece di proteggere, le stesse creature che hanno generato.
L’ultima agghiacciante storia (di cui alcuni aspetti sono ancora da chiarire) è quella svelata da una ragazzina di Cassino, in un tema intitolato: “Scrivi una lettera a tua madre confessandole ciò che non hai il coraggio di dirle”. Le parole della quattordicenne chiare, dirette, affilate come coltelli nell’accusare il padre di abusi sessuali hanno fatto sobbalzare i docenti il cui ruolo primario è quello di tutelare la dignità di ogni alunno. La madre, immediatamente convocata, forse qualche dubbio lo covava pur sacrificando la verità, non accettata, sull’altare dello sterile perbenismo, della facciata, dell’apparenza.
Secondo i dati Istat, la violenza sulle donne colpisce ragazze con meno di sedici anni, confermando che la schiera dei discepoli di quell’Erode sterminatore di innocenti attraversa la storia diffondendo la metastasi del male in mille rivoli. Tornando alla suddetta squallida storia, il padre, agente penitenziario accusato dalla figlia, si è suicidato sommando dolore al dolore nell’animo della ragazzina che, dal groviglio delle nefandezze, ha avuto il coraggio di dar voce alla verità e che, ora, ha il sacrosanto diritto di essere aiutata per recuperare fiducia nella vita.
Come adulti non basta indignarci, né strapparci le vesti. Urge ribellarci impegnandoci, in modo serio e concreto, per cambiare rotta testimoniando i valori eterni. A partire da quelli cristiani.

Ivana Fornesi

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