Celebrazione ecumenica: “Verrà un tempo in cui saremo in comunione gli uni con gli altri”

Si è svolta a Carrara. Nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

05vegliaEcumenicaGiovedì scorso 25 gennaio nella piccola Chiesa della Comunità Evangelico –  Metodista di Carrara si è svolta la Celebrazione ecumenica, cuore delle iniziative diocesane per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2018 contrassegnata dal tema “Potente è la tua mano, Signore”, motto biblico ispirato al quindicesimo capitolo del Libro dell’Esodo.
I testi per le preghiere – quest’anno – sono stati preparati dalle Chiese Cristiane dei Caraibi, perché in quella regione la storia del Cristianesimo contiene in sé un paradosso. Da una parte, infatti, la Bibbia fu utilizzata dai colonizzatori europei per giustificare la loro opera di assoggettamento degli indigeni di quelle terre, insieme ad altri che furono condotti dall’Africa, dall’India e dalla Cina.
Molte persone, in quelle terre, furono sterminate, ridotte in schiavitù, o costrette a ingiuste e disumane condizioni di lavoro. Dall’altra parte, però, la Bibbia divenne una fonte di consolazione e di liberazione nelle mani di coloro che soffrivano. Oggi la Sacra Scrittura continua a farsi carico delle condizioni che nei Caraibi – ma non solo lì – minano la dignità umana e la qualità della vita.
E la struttura liturgica della Celebrazione ecumenica – presieduta dal Vescovo diocesano, monsignor Giovanni Santucci, e guidata dal pastore evangelico Jean-Félix Kamba Nzolo che ha fatto gli onori di casa, insieme a padre Armand Bratu, parroco ortodosso rumeno di Carrara, e che ha visto la partecipazione di numerosi fedeli delle diverse confessioni cristiane presenti a Carrara, nonché di diversi sacerdoti e diaconi diocesani – è stata interamente centrata sulla richiesta di perdono e di guarigione per tutte le ferite che sono state provocate dai cristiani.
Durante le “Preghiere di riconciliazione” tre membri dell’assemblea – rappresentativi di ogni confessione presente – hanno lasciato cadere a terra una catena simbolo della schiavitù dell’uomo di ieri e di oggi e, in modo particolare, simbolo del peccato della divisione tra i cristiani. A questo gesto altamente significativo ed emozionante è seguita la proclamazione della Parola di Dio, la sola che può creare riconciliazione tra tutti i credenti, e sanare le fratture fra le tante (troppe!) Chiese cristiane, affinché tutti i battezzati possano meglio servire come strumenti della pace di Cristo nel mondo.
Anche monsignor Santucci nella sua breve ma intensa omelia ha posto l’accento sulla necessità improrogabile della comunione tra cristiani. “L’annuncio del Regno, l’ascolto della Parola sono il fondamento della comunione tra i discepoli di Gesù, per essere in Cristo una cosa sola” sottolineava il presule. E rimarcava come “tendendo tutti a Cristo un giorno ci incontreremo; verrà un tempo in cui saremo in comunione gli uni con gli altri”.
Concludendo il suo intervento poneva l’accento sul fatto che la Chiesa voluta dal Signore Gesù “nasce come comunione, comunione in marcia, in cammino verso una pienezza di gioia che non verrà mai meno”. E come in tutte le passate Veglie ecumeniche al momento del congedo è stato reso esplicito a tutti i presenti – ma non solo a loro – l’invito ad essere missionari nelle proprie Comunità “per proclamare la liberazione ai prigionieri e il dono della vista ai ciechi, per liberare gli oppressi, per annunziare il tempo nel quale il Signore sarà favorevole”.

(Michele Marrocu)

Condividi

Scrivi un commento