MutaMenti, un festival fatto con amore e passione per la musica

Intervista al direttore artistico, Max De Aloe 

01mutamentiA conclusione della rassegna jazz MutaMenti, che il nostro giornale ha seguito, partecipando ad alcuni concerti e dando conto della qualità dei musicisti, abbiamo rivolto alcune domande al direttore artistico Max De Aloe, apprezzato come musicista in occasione del concerto di apertura a Bagnone.

Come nasce la sua collaborazione con l’Istituto Valorizzazione Castelli? Perché la scelta del jazz?
In passato avevo partecipato a “Musei in Musica” organizzato dall’Istituto ed era nato da entrambi le parti un interesse reciproco alle rispettive attività. Oltre a fare il musicista e il didatta, ho organizzato per 13 anni un Festival di Jazz a Gallarate e mi sono sempre occupato di turismo culturale legato alla musica collaborando anche con i corsi di Sociologia del Turismo all’Università Statale Bicocca di Milano. Immagino che all’Istituto sia interessato questo mio taglio professionale. La scelta è caduta sul jazz perché è la musica che amo, che suono da sempre e che si presta più di altre ad accogliere contaminazioni con generi diversi.

La Lunigiana, in particolare, come ha accolto questa rassegna di jazz?
Mi ha colpito la partecipazione di un pubblico variegato: appassionati, ma anche curiosi, di età e con aspettative diverse. Su questo abbiamo raggiunto l’obiettivo perché MutaMenti vuole essere un festival che istilla nuove curiosità, che mostra che questa musica ha profondità ma che può essere per tutti. È stato molto interessante l’incontro con le diverse realtà comunali del territorio.

Anni fa Giorgio Gaslini teneva anche concerti-lezione, cioè spiegava le origini del jazz. Il prossimo anno si potrebbe pensare anche ai ragazzi delle scuole superiori e a chi non sa nulla di jazz quali destinatari di una introduzione a questa musica?
In realtà la mattina del 30 novembre abbiamo tenuto a Bagnone anche una lezione concerto per le scuole superiori mettendo in collaborazione MutaMenti con la Festa della Toscana ma non siamo riusciti a metterlo sul programma. L’anno prossimo sarà più strutturato e pensiamo anche a un incontro per le famiglie con i bambini e la musica. Ma serate come quella di Enrico Merlin o quella su Sandro Penna o Pierpaolo Pasolini avevano già una vocazione più didattica.

Per quanto riguarda MutaMenti 2018 ha intenzione di apportare modifiche rispetto a questa prima edizione?
L’impianto e lo stile sarà questo ma, come dicevo, ci piacerebbe una maggiore apertura agli studenti e in qualche caso alle famiglie con i bambini, ma penso anche a mostre o attività più didattiche. Per noi un festival è qualcosa che abbraccia diverse sfaccettature della musica. Non solo i concerti.

Qual è il suo bilancio al termine di questa prima edizione?
01MaxIndubbiamente positivo e spero sia così anche per il pubblico. Io vivo tra Varese e Milano; è la prima volta che organizzo eventi in questa zona e devo dire che me ne sono innamorato. Ho trovato solidarietà, mi sono sentito ben accettato e torno a casa molto arricchito. Mi hanno colpito anche altre cose: la grande partecipazione degli sponsor, che non solo hanno donato ma hanno partecipato alle serate con coinvolgimento, e la presenza di molti amministratori ai concerti, non solo nei loro comuni. La collaborazione con l’ente organizzatore è stata preziosa. Ho avuto collaboratori non solo professionali ma anche appassionati a partire dalla presidentessa Maria Cristina Volontè fino alle tre colonne dell’Istituto: Eleonora Petracci, Rita Usai e Mario Celi. Cercheremo di migliorare, mantenendo alta la qualità delle proposte e, magari, collocandolo in una stagione più clemente. È stato e deve rimanere un festival fatto con l’amore e la passione di molte persone: così sono sicuro che non vi deluderemo.