Laura Seghettini, una scelta resistente

Insegnante, antifascista, partigiana: una lunga vita a conquistare, difendere e insegnare valori e principi che dovrebbero ispirare il nostro vivere quotidiano

Laura_Seghettini“Nella notte del 24 aprile abbiamo visto le prime due camionette americane; il 26 mattina Parma era in festa, con la gente fuori dalle case, ma c’era ancora il pericolo dei cecchini. Abbiamo attraversato via d’Azeglio con i fascisti sulle torri dei Paolotti; giunti al Ponte di Mezzo abbiamo visto che ve ne erano altri sulla torretta del Conservatorio”. Così Laura Seghettini ne “Al vento del Nord” (Carocci 2006) racconta il giorno della Liberazione e il suo ingresso a Parma sotto il tiro degli ultimi fascisti.
Laura ci ha lasciati il 10 luglio: a 95 anni non aveva deposto lo spirito fiero e battagliero e quel desiderio di libertà che l’ha accompagnata per tutta la sua lunga vita. Il padre, Italiano, era un ferroviere livornese; la mamma, Delfa Romiti, morì quando Laura era piccola; cresciuta dai nonni materni nella casa del rione di Santa Cristina, assorbì il succo di quella famiglia antifascista dove si confrontavano le idee socialiste e comuniste.
Appena diplomata maestra, nel 1939 con la zia Annetta raggiunse in Libia lo zio Natale, costretto ad emigrare in Nord Africa per la discriminazione messa in atto dal regime. Rientrata a Pontremoli alla fine del 1941 iniziò una sempre più intensa attività clandestina antifascista: ben presto divenne nota come “una testa calda” e costretta a bere l’olio di ricino, una violenza che non fiaccò certo la sua tempra. Iniziò a diffondere la stampa clandestina e, dopo l’8 settembre 1943, l’attività di collaborazione con i primi partigiani.
Interrogata più volte dai Carabinieri per fatti di propaganda antifascista venne arrestata e incarcerta due volte, prima a Pontremoli poi a Massa.
All’inizio del maggio 1944, avvisata di un nuovo e imminente arresto questa volta disposto dal comando tedesco, decise di unirsi ai partigiani nella zona di Cervara: fu quella scelta la conclusione naturale di un percorso intrapreso da tempo contro la dittatura, gli abusi, le violenze, la guerra.
Nel Battaglione “Guido Picelli” trova molti amici e conoscenti. Al comando è Dante Castellucci, un ex militare calabrese passato alla Resistenza con i fratelli Cervi fin dall’estate 1943. Quella tra Laura e “Facio” è anche una storia di sentimenti e amore; una storia troppo breve che nasce, fiorisce e si conclude nel breve volgere di due mesi. Dante Castellucci viene fucilato da altri partigiani del “Picelli” il 22 luglio 1944 dopo un processo-farsa.
Una storia importante di quelle che segnano tutta la vita e che non giustifica come si sia radicato nel tempo il luogo comune che la partecipazione di Laura alla Resistenza si sia caratterizzata nel suo rapporto con “Facio”.
Laura Seghettini è stata infatti una partigiana combattente, una delle poche nella storia della Lotta di Liberazione che abbiano assunto ruoli di comando conquistato sul campo; dopo la morte di “Facio”, con un gruppo di fedelissimi, si sposta nelle valli del Taro, del Parma e del Baganza dove continua la lotta contro i nazifascisti ricoprendo ruoli di crescente responsabilità fino a diventare Vice Commissario dell’intera XII Brigata Garibaldi.
La festa per la Liberazione la vede, unica donna, sfilare a Parma alla testa delle truppe partigiane nella grande sfilata del 9 maggio. Nella città emiliana resta per alcuni mesi, impegnata nella ricostruzione e per le tante esigenze della popolazione. Dedica anni a sollecitare la ricerca della verità e delle responsabilità per l’uccisione di Dante Castellucci.
Rientrata poi a Pontremoli si adopera per qualche tempo nel sindacato e in opere a favore della comunità; infine si dedica interamente all’insegnamento che continuerà anche dopo la pensione: centinaia di pontremolesi la ricordano, grati, per aver potuto proseguire gli studi con l’aiuto delle sue lezioni.
Per l’attività svolta e per la fedeltà assoluta ai princìpi ispiratori della nostra democrazia, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi l’8 marzo 2006, nel Palazzo del Quirinale, l’ha insignita del titolo di Commendatore al Merito della Repubblica. (Paolo Bissoli)

In Libia gli anni dell’adolescenza

Laura Seghettini ormai anziana parlava volentieri degli anni del lavoro e dell’impegno civile e patriottico e si rimproverava di non averlo fatto prima. Prese a incontrare giovani nelle scuole, testimoniava loro la sua coerente vita spesa per la libertà e li coinvolgeva nella lotta contro l’indifferenza morale e l’egoismo individualista. In visita a Laura, dopo la fatica delle tante scale del suo palazzo a Santa Cristina, c’era il piacere di sentire a viva voce pezzi di storia. Giovanissima era andata a lavorare a Bengasi in Libia, allora colonia italiana, impiegata in un’attività commerciale là impiantata da uno zio. Era ancora forte e commossa la sua rievocazione della tragedia dei soldati italiani in ritirata incalzati dalla controffensiva intrapresa dagli inglesi e loro alleati già nel gennaio del 1941, a soli sette mesi dal forsennato annuncio dell’ora “segnata dal destino e delle decisioni irrevocabili”. Laura li aveva visti in faccia, erano ragazzi che avevano fatto oltre mille km a piedi, molti si trascinavano con le stampelle, dalla Cirenaica si dirigevano a Tripoli per rientrare in Italia. Fu esperienza decisiva che fece maturare la sua coscienza antifascista e democratica. Le sconfitte degli italiani in Etiopia e Nordafrica (anche se eroica fu la resistenza degli Alpini ad Amba Alagi, arresisi con l’onore delle armi, come lo fu la lotta ad El-Alamein in Egitto) furono inevitabili perché, diversamente dalla Germania, l’Italia non era preparata e fu portata dentro la tragica avventura della guerra; Mussolini lo sapeva ma mandò ugualmente al massacro l’esercito. C’era indignazione nei soldati e in alcuni alti ufficiali, la rovina era grave e immediata anche per i civili che erano in Libia, lasciati allo sbando, chi ebbe la possibilità rientrò in Italia, perdendo tutto. Laura tornò a Pontremoli, decisa nella sua denuncia antifascista e neppure rimase nella zona grigia dell’attendismo, pagò di persona la sua coraggiosa scelta mettendosi dalla parte giusta. (Maria Luisa Simoncelli)

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