Papa Francesco in Egitto: un ‘no’ forte e chiaro alla violenza in nome della religione

L’incontro di Francesco con le autorità islamiche all’università di al Azhar

Papa Francesco con il papa copto-ortodosso Tawadros II al Cairo
Papa Francesco con il papa copto-ortodosso Tawadros II al Cairo

Esistono gesti più eloquenti di qualsiasi parola che incidono sul cammino della storia. L’abbraccio di papa Francesco col Grande Imam dell’università al Azhar, Shaykh Ahmad Al-Tayeb, massima autorità dell’islam sunnita, è uno di questi. Il viaggio del Papa in Egitto, molto breve, era denso di incognite: c’era perfino chi, dopo i recenti attentati, aveva pensato fosse meglio rinviarlo.
Papa Francesco non ha avuto incertezze, non si è lasciato intimidire, come purtroppo succede spesso facendo il gioco dei terroristi; non solo ha scelto di andare come pellegrino di pace in una terra di pace, ma si è anche rifiutato di viaggiare per le strade del Cairo su un’auto blindata: se si vuole essere annunciatori di pace bisogna avere il coraggio della pace.
Proprio per gli attacchi sanguinosi contro i cristiani il suo viaggio assume un significato ancora più importante. papa_Egitto_2017bNon per nulla in questi giorni è stato rievocato il viaggio in Egitto, a Damietta, di San Francesco d’Assisi e il suo incontro col Sultano di Egitto, Malik al Kamil. Anche allora i tempi erano turbolenti, si era nel 1219, nel pieno della quinta crociata. Anche allora, come oggi, l’incontro fu il segno di un modo di approcciare due mondi che appaiono così lontani e con esso, ancora oggi, si afferma che l’unica possibilità di pace sta nella ricerca del dialogo e della comprensione reciproca. Nel suo discorso, pronunciato partecipando alla Conferenza internazionale della pace, Francesco insiste sul dialogo interreligioso perché ormai è evidente che l’avvenire di tutti “dipende anche dall’incontro tra le religioni e le culture…
Tre sono gli orientamenti fondamentali che possono aiutare il dialogo: il dovere dell’identità, il coraggio dell’alterità e la sincerità delle intenzioni”. Bisogna essere fedeli alla propria identità perché non si possono stabilire rapporti seri nell’ambiguità (magari fingendo di compiacere l’altro), ma ci vuole anche “il coraggio dell’alterità, perché chi è diverso da me, culturalmente o religiosamente, non va visto o trattato come un nemico, ma accolto come un compagno di strada”.
papa_Egitto_2017aPresupposto fondamentale per ogni alleanza è contrastare la via della violenza perché essa “è negazione di ogni autentica religiosità. Insieme ripetiamo un ‘no’ forte e chiaro ad ogni forma di violenza, vendetta, odio commessi in nome della religione e in nome di Dio… Insieme dichiariamo la sacralità di ogni vita umana contro qualsiasi forma di violenza fisica, sociale, educativa e psicologica”. Se non ci può essere giustificazione religiosa al terrorismo, bisogna anche adoperarsi perché cessi il flusso di denaro e di armi verso chi fomenta conflitti e divisioni. “C’è bisogno di costruttori di pace, non di provocatori di conflitti; di vigili del fuoco, non di incendiari; di predicatori di riconciliazione e non di banditori di distruzione”.
Ad ascoltarlo c’era una platea di leader cristiani e musulmani che lo ha interrotto più volte con applausi e qualche imprevedibile “bravo”. Poco prima, il Grande Imam Al-Tayeb aveva ricordato le migliaia di uomini e donne costretti a fuggire migranti dalle loro case e a rischiarare la vita lungo le vie del deserto e del mare: “Una delle più grandi tragedie della storia umana”. E oggi le grandi tragedie umane chiedono, soprattutto ai leader religiosi, di uscire dall’isolamento per unirsi a tutte le forze di bene esistenti sulla terra. “Si levi il sole di una rinnovata fraternità in nome di Dio – ha auspicato il Papa – e sorga da questa terra, baciata dal sole, l’alba di una civiltà della pace e dell’incontro”.

Giovanni Barbieri

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