Il 24 febbraio a Massa in Cattedrale
“Un uomo di nome Giobbe” è un monologo tratto dall’omonimo libro biblico e tenta di approcciarsi all’esperienza di questo personaggio-simbolo, facendolo scaturire dall’urgenza di una domanda universale e tragicamente sempre attuale; la sofferenza fa parte della vita dell’uomo come l’amore, la morte, la felicità, l’uomo non può eliminarla dai suoi giorni; ma, mentre non ci si chiede il perché di una grande felicità o di un amore, la sofferenza sembra, invece, inevitabilmente intrisa di una domanda “perché?”…
Abbiamo perso Lorenzo nel fiore della sua giovinezza; un anno fa ci è stato strappato Giulio che nella Cattedrale era l’animatore della musica e del canto. Ognuno di noi ha nel cuore delle ferite e in questi giorni (terremoto, gelo e valanghe) hanno riportato ai nostri cuori vivo il senso del dolore, dell’impotenza davanti alla morte e alla sofferenza… perché? che senso ha?
Sono le domande di sempre… nella Bibbia il Libro di Giobbe ripropone queste domande attraverso la storia di un uomo che ci viene narrata in una delicata opera teatrale. L’uomo sembra poter accettare solo quello che può capire, spiegare, rinchiudere in una logica qualsiasi, tutto ciò che gli sfugge è seriamente temibile e tremendo. Giobbe è il simbolo di questa richiesta di spiegazioni, il suo dolore improvviso e implacabile si annida nel suo animo e non lo lascia un solo attimo e si fa voce sempre più insistente fino a diventare urlo verso il cielo; un potente e lacerante atto di accusa alle orecchie apparentemente sorde di Dio.
Un viaggio per incontrare una storia carica di anni, che porta con sé tematiche immortali, la fede, la sofferenza, il mistero, la morte, la speranza… Potrà anche non arrivare nessuna risposta, ma forse, il valore vero si annida semplicemente nella domanda.
L’evento, di e con Laura Gambarin, con Gianluigi La Torre al pianoforte, si terrà venerdì 24 febbraio nella Cattedrale di Massa alle ore 21.15, a cura di Gardart, un’associazione culturale no-profit nata nel 2005 a Desenzano dalla passione per la musica e per il teatro.
L’iniziativa, promossa dall’Ufficio Cultura della Diocesi, è a ingresso libero, con la possibilità di dare un contributo per le popolazioni colpite dal terremoto del Centro Italia.
Ecco, allora, che da un’atmosfera da tribunale giudiziario, il dialogo con Dio si fa sempre più diretto e intimo, un incontro-scontro, fatto di audacia, presunzione, ma anche di disperazione, di amore e fedeltà. Giobbe è l’uomo giusto che non sa arrendersi al concetto di dolore come punizione e scavalca le dottrine, i dogmi, la tradizione della religione degli uomini interrogando il suo Creatore, senza più intermediari. E quest’ultimo non può fare a meno di rispondere.



