Le dimissioni di Renzi e il congresso del PD

renzi_pdCome da un po’ di tempo accade quando si parla di Partito Democratico la confusione è palese. Soprattutto in seguito a quella direzione di partito che avrebbe dovuto dare segnali di ricompattamento. Di fatto la discussione si è sviluppata attorno al Congresso e alla scadenza elettorale. La minoranza tende a porre tempi abbastanza lunghi, per avere la possibilità di approfondire le tematiche più scottanti e dichiarare la fine della legislatura alla scadenza naturale del 2018.
La maggioranza non pone limiti alla durata del governo Gentiloni, in quanto è compito del Parlamento e del presidente della Repubblica decidere in materia, e propone il Congresso in tempi brevi secondo le regole fissate per l’appuntamento del 2013 quando si erano sfidati Renzi e Cuperlo. Allora erano stati sufficienti circa tre mesi.
La mozione della maggioranza è passata con 107 voti a favore, 12 contrari e 5 astensioni, col ministro Orlando che non ha votato e ha abbandonato la direzione.
Nell’occasione Renzi ha annunciato di fatto le sue dimissioni da segretario, che saranno presentate all’assemblea del fine settimana. Da quel momento inizierà la campagna congressuale. Si fa per dire perché di fatto la campagna è già iniziata da tempo.
Si prospettano varie candidature della minoranza. Emiliano, governatore della Puglia, ha già dato conferma, mentre sono attese quelle di Enrico Rossi, governatore della Toscana, e dell’on. Roberto Speranza.
Dalla sinistra arrivano subito le critiche che parlano di un congresso affrettato, mentre si dovrebbe approfondire l‘identità del partito.
Ma la parola che ormai non è più solo sussurrata, ma quasi gridata è: scissione. In questa pratica la sinistra è maestra. Senza andare troppo lontano e per restare a questa legislatura c’è già stata la scissione di Civati come quella dei 7 tra deputati e senatori confluiti in Sel. Senza contare che anche la minoranza, sotto le ali sornione di D’Alema, non è affatto compatta. Per essa c’è un dilemma: partecipare, senza votare né presentare mozioni, o non partecipare all’Assemblea che si terrà nel fine settimana e che determinerà l’inizio della vicenda congressuale per prendere tempo e non affrettare troppo gli eventi.
Comunque l’ansia di frammentazione politica non è solo appannaggio del Pd. Salvini e Berlusconi non si amano e sono ai minimi storici come tipo di rapporto. Alemanno e Storace formano un nuovo partito che cerca di apparentarsi con la Lega….
Dietro tutta questa ansia di elezioni è sparita dall’orizzonte la riforma costituzionale, che i vincitori del ‘no’ al referendum dichiaravano poter essere approvata in tempi brevi e sorte analoga potrebbe toccare alla legge elettorale, che vede tante dichiarazioni, ma pochi consensi. Le risse non fanno bene a nessuno, men che meno alla gente.

Giovanni Barbieri

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