Il potere delle donne nel Medioevo

Inaugurato a Pontremoli il 29° anno accademico dell’Università delle Tre Età con l’interessante e partecipata conferenza su alcune figure femminili tra il VI e il XIII secolo tenuta da Giusi Zanichelli docente all’Università di Salerno

In breve chiamata Unitre è un’associazione nazionale della quale è sorta una sezione Pontremoli-Lunigiana nel 1987 avviata dalla compianta Maria Luisa Chiartelli. L’inaugurazione del 29° anno di attività è stata introdotta con parole di augurio dalla sindaca Lucia Baracchini e dalla direttrice dei corsi Caterina Rapetti.
La prolusione ha condotto il numeroso pubblico a riflettere sulla situazione della donna di alto rango nel Medioevo. Col supporto prevalente di immagini Giusi Zanichelli, parmigiana docente di storia altomedievale all’Università di Salerno, esperta di miniature, ha indicato i difficili percorsi per dare presenza e autonomia alla donna al di fuori dello spazio domestico e della riproduzione della specie.
Questi erano i ruoli nell’antichità classica. Nel Medioevo le cose un po’ cambiano: la prima immagine proiettata aveva il sapore di uno sberleffo: il sommo filosofo Aristotele in posizione quadrupedica cavalcato da una donna, il reperto è un acquamanile. Caricatura a parte, le fonti iconografiche presentano donne, ma sono poche, contano perché sono dell’alta aristocrazia o badesse di conventi, le donne comuni sono sempre recluse nell’anonimato e sotto tutela maschile, se esercitano potere, è quasi una supplenza, quando il marito o il padre sono in guerra, alle crociate o svolgono reggenza per gli eredi in minore età. Quando non sono più utili vengono recluse in convento, se non uccise (così fece Costantino).

Mosaico raffigurante l'imperatrice Teodora con le sue dame (Ravenna, sec. VI)
Mosaico raffigurante l’imperatrice Teodora con le sue dame (Ravenna, sec. VI)

I due splendidi mosaici dell’abside della chiesa di San Vitale a Ravenna fanno differenza tra Giustiniano su sfondo aureo, per significare che la sua autorità gli viene da Dio, e la basilissa Teodora che invece con il suo corteo di dame sta su uno sfondo architettonico terreno, perché lei è considerata inferiore. Alcune immagini assai deteriorate alludono alla leggenda della sacerdotessa Gambara che si rivolge al dio Odino perché salvi in Scandinavia i longobardi dall’oppressione di altri popoli: è influente. I longobardi nel 568 conquistarono larga parte d’Italia, il re Rotari nel 643 con suo codice giuridico stabilisce la sottomissione delle donne, col piccolo privilegio di essere proprietarie di 1/4 delle ricchezze del marito ma non di autogestirle. Da Bergamo proviene un sigillo in oro di Gumedruta, ha valore legale, è segno che lei aveva autorità. Differenze di sesso anche nel raffigurare i vizi. Maschile l’eresia, femminili il meretricio, chiacchierare in chiesa e non tenere il capo velato, come aveva raccomandato San Paolo.
La donna di quei tempi non aveva accesso alle scuole, qualche miniatura però presenta donne col libro in mano, come in una miniatura della Bibbia di Carlo il Calvo dell’875 ca. C’era chi leggeva ma non scriveva e viceversa. Figure di potere, ma circoscritto al monastero, sono le badesse o le visionarie. Due potenti monasteri femminili in Italia furono Santa Giulia a Brescia e S. Sisto a Piacenza (dove sarà collocata la Madonna di Raffaello detta appunto Sistina e ora a Dresda).
Entra in scena la gran contessa Matilde di Canossa (di cui la prof. Zanichelli ha parlato poco, come di Eloisa e Ildegarda perché non abbiamo immagini e su queste era costruita la sua relazione). Matilde rese maschile il monastero piacentino e lo donò a quello benedettino di Polirone. Certamente nel Medioevo Matilde è la donna più potente fra i grandi signori laici italiani, esercitò da sola potere ereditato dal padre e dalla madre, senza figli e senza dare rilievo a due mariti, ha il suo sigillo, fonda cattedrali, interloquisce con papa e imperatore, “andare a Canossa” è diventata espressione simbolo di umiliazione a ricordo di Enrico IV imperatore supplicante fuori del suo castello al gelo dell’inverno 1077.
Potere politico esercitò Emma normanna, regina di Francia poi sposa del danese Knut invasore dell’Inghilterra, ma la sua posizione fu minacciata da quando rimase vedova nel 1042. Nuovi contesti culturali nei confronti della donna si avviano dal XII secolo. Nel 1140 un canonista di Bologna espone decreti sul matrimonio (da allora la Chiesa lo stabilisce sacramento) considerando una casistica complessa.
Giusi Zanichelli ha concluso la sua documentata relazione con Eleonora d’Aquitania che col marito Guglielmo fu grande mecenate dei poeti trovadori che cantavano la fine amour e favorì il risveglio di una cultura profana e in lingua volgare, preziosa per portare di più e meglio la donna nel campo delle lettere e della scienza: le era vietata l’Università e non conosceva il latino, allora lingua della scuola e della cultura europea, ma con la nascita delle letterature in volgare può leggere i romanzi e le rime d’amore e di cavalleria e comincia ad acquistare una meritata autonomia intellettuale.
L’Europa c’è stata e c’è, costruita molto anche dalle donne nella lunga durata della storia.

Maria Luisa Simoncelli

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