Giornata Mondiale del Migrante: “Una ricerca appassionata del volto di Dio nei fratelli”

Si celebra domenica 15. Tema: “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”
L’appello dei vescovi della Toscana all’accoglienza e all’integrazione

giornata_migrante_2017Domenica 15 gennaio, si celebra in tutte le diocesi la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017 sul tema: “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”.
L’attenzione della Chiesa si concentra, quest’anno, su coloro che sono i più deboli e sofferenti nella ricerca di un futuro di pace e di benessere. Papa Francesco ha infatti voluto richiamare l’attenzione sulla realtà dei migranti minorenni, invitando tutti “a prendersi cura dei fanciulli che sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari”.
Anche i vescovi della Toscana si sono espressi recentemente con una lettera sulla presenza dei migranti e dei profughi nelle comunità ecclesiali toscane. “Sentiamo l’urgenza – scrivono i pastori – di tornare ad indirizzarci alle comunità ecclesiali per condividere insieme le ansie e le prospettive del precetto evangelico dell’accogliere lo straniero”.
Dei 140.000 immigrati entrati nel nostro Paese nel settembre 2016, oltre 16.000 sono minorenni non accompagnati. “Di fronte a questa sfida epocale – continua la lettera – che di fatto sta cambiando il volto delle nostre comunità, è impossibile non sentirsi coinvolti: molti anche fra i credenti sono disorientati e spaventati e serpeggia in modo diffuso la tentazione della chiusura e dell’erigere muri”.
In Toscana, alla fine di ottobre, risultavano ospitati 11.669 profughi, di cui 793 nei progetti Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) e 10.876 presso i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) individuati dalle prefetture; attraverso soggetti di ambito ecclesiale, vengono ospitate 2.415 persone (circa il 21% del totale).
A fronte di questa situazione i vescovi invitano le parrocchie e tutti i fedeli a non chiudersi, a crescere insieme nella disponibilità senza paura all’incontro con i poveri tutti e con i migranti in particolare. Ma come fare? Per prima cosa serve una conversione pastorale che favorisca tra la gente “una disponibilità all’accoglienza, informata e coraggiosa, per educarci reciprocamene all’arte dell’incontro quale antidoto alla paura, la rabbia e la chiusura”.
Una risorsa strategica per la Chiesa è allora rappresentata dalla collaborazione tra Caritas, Fondazione Migrantes e Fondazione Missio, che possono non solo mettere a disposizione eventuali strutture, ma soprattutto disponendo la comunità a diventare protagonista dell’incontro con i fratelli e le sorelle migranti. Quello dell’accoglienza deve essere infatti uno stile di tutta la pastorale con gesti quotidiani, nella liturgia e nelle molteplici attività parrocchiali e di quartiere.
Ecco dunque che la disponibilità delle parrocchie, dei singoli e delle famiglie deve essere centrata sulla persona, sulla promozione della sua autonomia ed integrazione, sulla costruzione di un’ipotesi di futuro per quanti arrivano in cerca di protezione. Il fine è quello di contribuire a un nuovo sistema di accoglienza perché cresca un confronto serio sul sistema dell’accoglienza in Italia e sui molti nodi irrisolti che ancora ci sono. “Si identifichino insieme – concludono i vescovi – percorsi e proposte orientate alla difesa della vita, alla protezione della dignità umana e dei diritti fondamentali dell’uomo e ci si doti di strumenti per l’integrazione concreta, su quale Italia immaginiamo per il domani, quali comunità, quale convivenza possibile, verso la Grazia dell’incontro”.
Intanto anche nella Diocesi apuana, domenica 15 gennaio, si celebra la Giornata Mondiale, ed è lo stesso vescovo Giovanni, in una nota inviata ai sacerdoti, che suggerisce un ricordo della lettera dei vescovi toscani nell’omelia e nella preghiera dei fedeli, suggerendo la distribuzione del testo ai fedeli.

(df)

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