Ci piace sottolineare i due testi della lettera di S. Paolo a Tito proposti nella messa della notte e dell’aurora.
È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà,nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.
Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo, nella speranza, eredi della vita eterna.
I due brani sviluppano l’annuncio (Kerigma) degli angeli nella notte della natività: Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e sulla terra pace agli uomini, che egli ama.
Dice S. Ireneo di Lione: La gloria di Dio è l’uomo vivente. Ciò che dà gloria a Dio, ciò di cui la Trinità si rallegra è l’uomo pienamente vivo, la creatura umana salvata, pienamente realizzata, libera e felice. Questa è il progetto e la volontà di Dio. Questo è quello che ogni creatura umana desidera e cerca. Dio non è antagonista dell’uomo ma è il suo migliore e potente alleato.
Prosegue S. Ireneo: la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio… Quelli che vedono Dio parteciperanno alla vita, perché lo splendore di Dio è vivificante. Per questo colui che è inafferrabile, incomprensibile e invisibile si offre alla visione, alla comprensione e al possesso degli uomini, per vivificare coloro che lo comprendono e lo vedono. Infatti la sua grandezza è imperscrutabile, e la sua bontà inesprimibile; ma attraverso di esse egli si mostra e dà la vita a quelli che lo vedono. È impossibile vivere senza la vita, e la vita consiste essenzialmente nel partecipare a Dio, partecipazione che significa vedere Dio e godere della sua bontà.
Allora rallegriamoci e lodiamo Dio perché celebrando il Natale del Signore veniamo accresciuti nella consapevolezza del grande dono che ci è fatto in Cristo.
Il Vangelo del giorno dice: Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Ravviviamo il desiderio e la decisione di voler vivere sempre più pienamente secondo il progetto che lui ha su di noi, che ha compiuto nella sua Pasqua: un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone, come dice san Paolo nella lettera a Tito sopra riportata. Dio si è fatto uomo perché l’uomo si facesse Dio, dice S. Agostino.
Nei sacramenti viene comunicata la forza che realizza questa trasformazione. Celebriamo il Natale chiedendo il dono della conversione nel sacramento della Riconciliazione e dell’Eucaristia.
Buon Natale.
Don Lucio Filippi



