A Villa Marigola un convegno sull’importante famiglia arrivata nel capoluogo spezzino sei secoli fa; l’edificio di villa Della Croce tra Magra e Golfo dei Poeti
“I Federici alla Spezia durante la Repubblica democaratica” è stato il tema dell’intervento di Andrea Lercari nel corso del convegno che si è svolto nei giorni scorsi a Villa Marigola, ultimo in ordine di tempo della serie di incontri di studio sulle famiglie storiche del nostro territorio, con particolare attenzione alla Bassa Lunigiana. Lo studioso ha ricordato come i Federici divennero una delle famiglie più numerose ed importanti della Spezia dove preferirono risiedere, senza giurare l’abitacolo in Genova che li avrebbe costretti alla residenza nella capitale ed all’obbligo di assumere, per certi periodi, le cariche politiche di competenza di tutti i nobili, sotto la pena di salatissime multe in caso di rifiuto. Rinunciarono al titolo di “Magnifici” ma amministrarono i loro beni che, alla Spezia oltre alle attività di cui si è detto sopra consistevano anche nella gestione di alcuni edifici di prestigio destinati ad ospitare autorità di passaggio, ambasciatori, principi, dignitari, al modo dei “Rolli” genovesi.
Sono proprio gli studi di Andrea Lercari che hanno messo in risalto questa modalità d’iscrizione nei Ruoli o Rolli o liste di fabbricati divisi per categorie di destinatari anche alla Spezia. Le principali residenze dei Federici erano nelle contrade più importanti della città, quelle di Biassa e di Sant’Agostino oggi del Torretto. Risparmiata quest’ultima dai bombardamenti dell’ultima guerra, conserva un pezzo di tessuto urbano dalla medesima impronta culturale e stilistica della Dominante: si può osservarlo nei caratteri costruttivi degli edifici; nella loro distribuzione interna mediante l’ “atrio scala”, tipico del secondo Cinquecento genovese; nei materiali importati via mare e messi in opera da maestranze provenienti anch’esse dalla capitale.
L’architetto Roberto Ghelfi ha incentrato il proprio intervento su “Le residenze dei Federici alla Spezia e sulle colline del Golfo” trattando le dimore urbane sopra menzionate e, principalmente, della villa Della Croce, austero edificio situato sul diaframma collinare che separa la piana della Magra dal Golfo dei Poeti, sede di numerose residenze padronali, come quella della famiglia Picedi o degli Ollandini. Il blocco compatto del fabbricato domina la piana di Melara dalle pendici occidentali del Monte Sorbolo, un modesto rilievo coltivato a viti ed olivi, attraversato in diagonale dalla strada medievale che univa Spezia con Sarzana.
Come gran parte delle ville lunigianesi anche quella Della Croce si caratterizza per il linguaggio essenziale dei prospetti e la connotazione prettamente agricola dell’ambito paesistico; cinta dalla chiusa in muratura e affiancata dal giardino rustico, ha un piano terreno voltato, dove si trovavano le scuderie, le cantine particolarmente fornite, i locali per la conservazione dei prodotti della campagna. Il piano nobile dispone le camere attorno ad un salone passante accessibile da Via della Croce dove si trova un elegante portale in arenaria bugnata a tutto sesto fiancheggiato dalla cappella gentilizia affacciata sul salone.
Sul lato occidentale si trovava un’ampia terrazza sostenuta dalle volte del piano terreno, poi trasformata e ridotta da successivi interventi. Il piano superiore si configura, nella lettura architettonica del prospetto, come piano attico, al centro del quale è stata ricavata una torretta merlata dalla quale si gode il panorama della parte settentrionale del Golfo da un lato e della Val di Magra dall’altro, con la piana di Santo Stefano, ed il castello di Podenzana sullo sfondo dell’Appennino.
Nel 1794 il palazzo di città e la villa di Marco Federici furono gravemente danneggiati per odio contro il giacobinismo francese. Ad Arcola furono distrutti i pavimenti, svuotata la casa, bruciati i volumi della preziosa biblioteca, sfondate le botti delle cantine, trafugati gli arredi della cappella. Probabilmente alla ricostruzione successiva si deve l’inserimento dell’ampia scala a chiocciola in pietra, unica nel suo genere, che collega tutti i piani dell’edificio.



