La presenza a Pontremoli delle Suore Missionarie del Sacro Cuore

Tutto ebbe inizio nel 1915 a Ceretoli dove fu proprio Madre Cabrini a volere l’apertura di una casa in una ex dimora della famiglia Mazzetti. Vi nacque una scuola per i bambini e un laboratorio di ricamo per ragazze

Santa Francesca Saverio Cabrini (1850-1917)

La visita di Papa Leone XIV nei luoghi di Santa Francesca Saverio Cabrini riporta alla luce una pagina della storia di Lunigiana: la presenza delle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Tutto ebbe inizio nel 1915 a Ceretoli, borgo del comune di Pontremoli, dove fu proprio Madre Cabrini a volere l’apertura di una casa in un ex dimora della famiglia Mazzetti.
Era questa una delle più antiche e numerose famiglie del paese e il loro cognome, seppur non più presente, è ancora radicato in vari discendenti e nella comunità locale. Da essa proveniva suor Serafina Mazzetti, figura decisiva per l’arrivo delle Cabrini in Lunigiana. Entrando nell’ordine suor Serafina portò in dote la casa paterna di Ceretoli, quella che segnerà appunto il primo nucleo cabriniano nel territorio. Quest’esperienza portò all’apertura di una scuola per i bambini e un laboratorio di ricamo per ragazze, segno concreto dell’attenzione che caratterizzava l’opera della santa.

Panorama di Ceretoli

La presenza di quest’ordine femminile si inseriva in un territorio che aveva già una tradizione educativa per le giovani. A Pontremoli infatti, nel rione di San Pietro, sorgeva il conservatorio di San Giacomo d’Altopascio, nato grazie alla figura di Matilde di Canossa, e che aveva rappresentato un luogo di formazione ma anche di assistenza per i pellegrini della via Francigena.
Quando le Cabrini scesero a Pontremoli – su richiesta del vescovo Angelo Fiorini e per far fronte alla crisi scolastica degli anni precedenti – sentirono l’esigenza di dare continuità alla formazione femminile. Fu così che nel palazzo dei conti Venturini, accanto la chiesa di San Nicolò, nacque un convitto che raccolse l’eredità di una lunga storia educativa.
Le suore non si limitarono all’assistenza ma costruirono un vero percorso formativo: scuole elementari e medie, corsi magistrali, ginnasio e laboratori femminili. La crescita dell’opera delle Cabrini portò alla realizzazione di un nuovo complesso in Verdeno, che fu inaugurato nel 1939 e dedicato proprio a Santa Francesca Saverio. Accanto a Pontremoli le Cabrini operarono anche nell’asilo di Bagnone e a Sassalbo di Fivizzano.

L’edificio dell’Istituto Magistrale “Cabrini” a Pontremoli sul viale intitolato alla santa, in una cartolina della fine degli anni Cinquanta del Novecento

La guerra interruppe questa crescita colpendo soprattutto il complesso di Verdeno, che rimase duramente danneggiato. Nel dopoguerra la ricostruzione fu lenta ma la scuola riprese vita e per quasi mezzo secolo continuò a formare giovani del territorio. La memoria di Madre Cabrini resta inoltre profondamente legata a Codogno, in provincia di Lodi, al confine tra il piacentino e il cremonese. Da qui, insieme a suor Serafina Mazzetti, partirono per Ceretoli quelle prime suore che sancirono l’inizio della presenza delle Cabrini in Lunigiana.
E sempre da Codogno, dov’è custodito nella chiesa del Tabor, partirà “il cuore” di santa Cabrini per raggiungere Sant’Angelo Lodigiano, suo paese natale, ed essere venerato dal Papa.
Sarà questo un simbolo del legame tra la figura della santa e la memoria della sua opera nel mondo ma soprattutto di come quei “piccoli” del Vangelo siano in realtà coloro che compiono “cose grandi”. Una storia che per Pontremoli ha delineato uno stile di educazione e promozione sociale. Una storia che ancora oggi merita di essere raccontata.

Fabio Venturini