Mons. Mori con il Vescovo Sismondo. Anche nei terribili mesi della occupazione nazifascista
Mons. Marco Mori (1914 – 2006)

Era nato alla SS. Annunziata, loc. San Lazzaro, nel 1914, il futuro mons. Marco Mori. E nell’affollato sobborgo pontremolese era cresciuto. Nei locali del convento aveva frequentato le scuole elementari per entrare poi nel Seminario e studiare al “Vescovile” nelle classi del Ginnasio e in quelle del Liceo. Infine era stato ordinato sacerdote da quel Vescovo mons. Giovanni Sismondo al quale lo avrebbe legato una strettissima collaborazione e condivisione di intenti e di missione.
Al momento della consacrazione aveva due anni in meno del limite minimo previsto, ma la vivacità intellettuale, la brillantezza negli studi e la forte vocazione gli erano valse una speciale dispensa.
Rientrato a Pontremoli dopo gli studi, con grande umiltà si sarebbe aspettato di ricevere dal Vescovo un incarico in una delle tante parrocchie di campagna o di montagna della diocesi. Ma mons. Sismondo, che ben conosceva le straordinarie doti di don Marco, aveva per lui ben altri progetti.

Mons. Giovanni Sismondo (1879 – 1957)

Così il primo compito lo vide subito insegnante di filosofia al Liceo “Vescovile”: vi sarebbe rimasto per sessant’anni, formando centinaia di studenti. E quel Liceo, dopo la sua scomparsa, è stato a lui intitolato.
Il secondo compito che mons. Sismondo gli affidò era invece un’impresa pastorale molto complessa: trovare una soluzione definitiva per dare stabilità al Corriere Apuano, il settimanale della Diocesi di Pontremoli fondato dal Vescovo Angelo Fiorini nell’autunno del 1907.
Quando il Vescovo Sismondo chiese a don Marco Mori di occuparsene, “Il Corriere Apuano” veniva stampato a Pontremoli nella Tipografia Bertocchi, collocata non lontano da piazza della Repubblica. Il compito che il giovane sacerdote aveva ricevuto era preciso: impiantare una tipografia di proprietà della Curia di Pontremoli, autonoma e indipendente in anni nei quali il controllo del regime fascista si era fatto pesante.
Fu allora, sul finire del 1937, che don Marco organizzò – con l’aiuto dello stesso tipografo Bertocchi – la Scuola Tipografia Artigianelli nei locali a piano terra della Casa di Riposo “Galli Bonaventuri”, in piazza Dodi. Sismondo apprezzò sempre molto le sue capacità, al punto da affidargli, dal 1° gennaio 1937, la direzione del settimanale. Quella tipografia è rimasta aperta e di proprietà della Curia fino al 2003 quando è stata ceduta al Comune di Pontremoli prima di chiudere definitivamente nel dicembre 2021.

Mons. Marco Mori bambino – indicato dalla freccia – negli anni delle scuole elementari nel convento della SS. Annunziata

Don Marco, nominato monsignore nel 1982, è stato sempre inserito attivamente nella società locale: all’inizio degli anni Cinquanta è stato tra i promotori del Premio Letterario “Bancarella” (1953), poi fondatore e guida del Centro di Studi Estetici (organizzatore di numerosi eventi culturali e la cui ricca biblioteca, alla sua morte, è stata acquisita da quella del Seminario).
Ma, mi piace ricordare, è stato fondatore anche dell’Istituto Storico della Resistenza Apuana, nato a Pontremoli nel 1983, e ne è stato Presidente, Vice presidente e Presidente Onorario. Una scelta consapevole, dettata certo dall’esperienza compiuta a fianco di mons. Sismondo nei venti, terribili mesi dell’occupazione nazifascista della Lunigiana.

Mons. Marco Mori, a destra, con Mons. Pietro Tarantola

A Fosdinovo, sui grandi schermi del Museo Audiovisivo della Resistenza, fra le interviste ai protagonisti di quel periodo scorre anche la sua. Un video registrato sul finire degli anni Novanta, nel quale don Marco ricorda alcuni dei fatti che più segnarono quella sua esperienza di “resistente”, ad iniziare dal drammatico incontro con i giovani partigiani catturati sul Monte Barca, nel Bagnonese, e fucilati a Valmozzola il 17 marzo 1944.
Era andato a trovarli e dare loro conforto nella cella improvvisata in uno dei locali del Seminario di Pontremoli che i fascisti della Decima Mas avevano sgomberato e occupato da qualche giorno. Aveva accompagnato il Vescovo Sismondo che, invano, ancora una volta aveva chiesto che fosse loro risparmiata la vita: «il vescovo – racconta mons. Mori nel filmato – uscì con questa frase che la sentirono tutti lungo le scale: ‘Ma ricordatevi che domani potete essere voi a domandare quella grazia che adesso il vescovo domanda per gli altri!’ […] E ricordo, alla fine, ero l’ultimo ad aver lasciato lì quei bravi ragazzi e dissi: ‘Coraggio! Coraggio!’ Cheirasco, mi guardò e disse: ‘Ma le pare proprio che non abbiamo coraggio. Noi moriamo per una patria libera e migliore’».

L’epigrafe sulla chiesa di Ponticello

Un altro lutto rimase scolpito nella sua mente: la fucilazione il 3 luglio 1944, a Ponticello, dei cinque uomini rastrellati dai nazisti. Erano tutti dell’Annunziata, alcuni anche suoi vicini di casa: con Sismondo si battè fino all’ultimo per ottenere clemenza, ma anche in quel caso senza ottenerla.
Eppure molte altre volte riuscirono nell’intento di salvare vite e liberare uomini incarcerati; Gordon Lett, nelle sue memorie, ricorda il suo arrivo a Rossano nel febbraio 1945, a fianco del Vescovo, sempre a piedi, per concordare con il maggiore inglese e i partigiani scambi di prigionieri e la fine dei bombardamenti su Pontremoli.
Epica, poi, l’iniziativa presa da Sismondo nelle ultime ore dell’occupazione: dal reparto tedesco che controllava ancora la città, mentre lungo la Cisa è in corso la ritirata, mancavano all’appello due soldati. Avevano disertato, ma il Comando accusava i partigiani di averli rapiti: se non fossero stati restituiti la città sarebbe saltata in aria.
“Due ombre, nella mattinata ancora incerta, attraversano la piazza. Silenziose”: è la narrazione di Pier Luigi Rossi del tentativo di mons. Sismondo e don Marco di convincere i due militari a tornare o, almeno, a confessare il proprio allontanamento volontario. Ma prima occorreva trovarli, arrivare fino a Cervara, ancora una volta a piedi, senza perdere tempo perché c’era in gioco la salvezza di Pontremoli e la vita di chissà quante persone. “Don Marco è ancora giovanissimo, ma ha una formazione, una forza intima che sono incrollabili. La sua esposizione è sempre calma; il suo è un ragionamento pacato, al quale è difficile opporsi” continua Rossi nel libro “Giovanni Sismondo Vescovo di Pontremoli” (1979).
Il tentativo, per quanto disperato, ebbe successo e la città salva! Mons. Marco Mori ci ha lasciati venti anni fa il 27 aprile 2006: proprio nel giorno del 61.mo anniversario della Liberazione di Pontremoli!

Paolo Bissoli