La luce della Pasqua che orienta nuovamente la vita

Il Vescovo Vaccari ha celebrato la messa vespertina della I domenica di Pasqua in Concattedrale a Pontremoli. “Non trattenere per sé la gioia dell’incontro con il Risorto”.

Nella sera di Pasqua la Concattedrale di Pontremoli si è raccolta in un clima di intensa partecipazione per il solenne Pontificale presieduto dal vescovo mons. Mario Vaccari. Accanto a lui i diaconi Raffaele e Giampaolo, mentre ha assistito alla liturgia il can. Mario Arenare. Il canto della Corale Santa Cecilia ha invece accompagnato la solenne celebrazione.
La liturgia della sera, quasi come un respiro più disteso dopo la gioia luminosa del mattino, ha guidato i fedeli dentro il mistero pasquale, con toni più meditativi, senza perdere però la forza dell’annuncio: “Cristo è risorto”.
In questo passaggio dalla luce piena del giorno al raccoglimento della sera, Pontremoli si è riunita attorno all’altare, segno vivo di una Chiesa che continua a camminare nella storia.
Il Vescovo, nell’omelia, ha preso spunto dal Vangelo dei discepoli di Emmaus, sottolineando come il Risorto si faccia vicino proprio nei momenti di smarrimento e di fatica. Non un’apparizione straordinaria e distante ma una presenza discreta “che cammina accanto all’uomo”, condividendone il passo e ascoltandone le domande.

Sieger Koder, Cena di Emmaus, Chiesa di Nostra Signora dei dolori a Rosenberg, Germania
Sieger Koder, Cena di Emmaus, Chiesa di Nostra Signora dei dolori a Rosenberg, Germania

Un’immagine che ha trovato eco nella vita concreta dei fedeli, spesso segnata da incertezze, prove e attese. Particolarmente significativo il richiamo al cuore dei discepoli che “arde” lungo il cammino: segno di una presenza che trasforma dall’interno e ridona speranza. Non si tratta di un’emozione passeggera ma di una luce che “orienta nuovamente la vita” e apre alla comprensione del mistero di Dio nella storia.
La celebrazione ha poi richiamato con forza il valore del rinnovamento delle promesse battesimali, gesto semplice ma carico di significato. In esso si rinnova la scelta di appartenere a Cristo e di vivere secondo il Vangelo, diventando segni concreti di pace, giustizia e carità in un mondo spesso segnato da violenze e divisioni.
In questo contesto la liturgia ha assunto anche un forte valore comunitario: non solo memoria del mistero pasquale ma esperienza condivisa di fede, in cui ogni fedele è parte viva di un popolo convocato dal Signore. La partecipazione raccolta e attenta dell’assemblea ha reso ancora più evidente il legame tra celebrazione e vita quotidiana.
Non è mancato uno sguardo attento alle tante forme di sofferenza presenti nel nostro tempo: malati, persone sole, famiglie in difficoltà, chi è costretto a lasciare la propria terra. A tutti è stato rivolto dal vescovo Mario un pensiero di vicinanza, nella consapevolezza che la luce della Pasqua è destinata a raggiungere ogni situazione umana. Il rito si è concluso con l’invito a non trattenere per sé la gioia dell’incontro con il Risorto.
Come i discepoli di Emmaus, anche i cristiani sono chiamati a rimettersi in cammino, tornando alla vita quotidiana con un annuncio nel cuore e sulle labbra.
La preghiera finale “Resta con noi Signore perché si fa sera” è risuonata come affidamento semplice e profondo: il desiderio che la presenza del Signore accompagni le case, le famiglie, i giovani, i ragazzi, gli ammalati e gli anziani perché le settimane che seguiranno possano rendere ogni giorno un riflesso autentico e vivo della luce pasquale.
Una luce che rischiara il peccato dell’uomo e lo chiama a vivere la forza dell’amore. Una luce che è simbolo del Risorto e luce del perdono.

Fabio Venturini