La celebrazione che fa da prologo ai riti della settimana santa in Cattedrale a Massa. Tre consegne del vescovo Vaccari al presbiterio diocesano: fraternità, compassione fedeltà

Nel pomeriggio del mercoledì santo la Basilica Cattedrale di Massa ha accolto la solenne celebrazione della S. Messa Crismale, presieduta dal vescovo fra’ Mario. Un momento in cui la Chiesa diocesana si è ritrovata attorno al proprio pastore per manifestare visibilmente la propria unità e riscoprire la grazia che la sostiene nel cammino.
“Dalla periferia alla Cattedrale e dalla Cattedrale alla periferia”: con questa espressione il vescovo ha richiamato il senso profondo della celebrazione, immagine di una Chiesa viva, che si raccoglie nell’unità per poi tornare ad abitare i luoghi della vita quotidiana, portando ovunque il Vangelo. Intorno al vescovo numerosi sacerdoti giunti dai vari vicariati, insieme ai diaconi, ai religiosi e tanti fedeli. Presente anche il vescovo emerito di Volterra, mons. Alberto Silvani.
Significativa la presenza dei ragazzi che nel corso dell’anno riceveranno il sacramento della Confermazione, a sottolineare il legame tra la celebrazione degli oli santi e il cammino di fede delle nuove generazioni. Cuore della celebrazione è stata la benedizione degli oli santi, intimamente legata alla presenza del presbiterio attorno al vescovo.
L’olio degli infermi reca sollievo e consolazione nella malattia, l’olio dei catecumeni sostiene il cammino di chi si prepara al Battesimo. Il sacro Crisma segna invece in modo indelebile la vita cristiana nei sacramenti e nella dedicazione delle chiese (e quest’anno verrà utilizzato anche per le ordinazioni di tre nuovi sacerdoti). In questi segni semplici e profondi si manifesta la grazia di Dio che accompagna, fortifica e consacra il suo popolo lungo tutta l’esistenza.
Nel suo intervento, mons. Vaccari ha consegnato ai suoi preti tre parole essenziali: fraternità, compassione e fedeltà. Parole che hanno assunto il sapore di un richiamo paterno ma anche la delicatezza e la vicinanza di un amico che condivide il cammino. Anzitutto la fraternità come forma quotidiana del sacerdozio: non un elemento accessorio ma la condizione perché il ministero sia autentico e fecondo.
Quindi la compassione, quale la capacità di lasciarsi toccare dalla vita delle persone, soprattutto dei più fragili, facendo proprio lo stile di Cristo che si china sull’umanità ferita. Infine la fedeltà alla propria vocazione e alla Chiesa, vissuta oggi nel cammino condiviso della sinodalità, come scelta concreta di comunione, ascolto e corresponsabilità. Proprio la sinodalità è emersa come orizzonte imprescindibile per il tempo presente: non semplice metodo ma stile della Chiesa.
In questo cammino si inseriscono le linee di orientamento indicate dalla CEI al termine del percorso sinodale: riportare al centro la fede, rafforzare la vita comunitaria e il radicamento nel territorio, promuovere il protagonismo e la corresponsabilità dei laici, verificare l’adeguatezza delle strutture ecclesiali.
Anche quest’anno il Crisma è stato arricchito da segni significativi: il profumo di bergamotto proveniente da terreni confiscati alla mafia nella diocesi di Locri-Gerace e l’olio del “Giardino della Memoria” di Palermo, franto in ricordo delle vittime della criminalità organizzata. Prima della conclusione il vicario generale ha invitato alla preghiera per gli anziani e gli ammalati, con un pensiero particolarmente intenso per il vescovo emerito mons. Eugenio Binini, che nei giorni successivi egli ha ricevuto l’olio degli infermi benedetto in questa celebrazione, come segno concreto della preghiera e della vicinanza della nostra diocesi in questo tempo di particolare fragilità.
La Messa Crismale si rivela così come sorgente e forma della vita della Chiesa: da essa nasce e si rinnova un popolo radunato nell’unità, custodito nella fedeltà e inviato nel mondo. Nella forza discreta degli oli consacrati e nella comunione del presbiterio attorno al vescovo si riflette il volto di una Chiesa che, nutrita dalla grazia, continua a camminare nella storia come segno vivo di speranza.
Come ricorda Alessandro Manzoni “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne una più certa e più grande”: una certezza che accompagna il cammino della Chiesa anche nelle prove del tempo presente.
Fabio Venturini



