Valorizzare il castagno per dare slancio a tutto il territorio

Si è tenuta a Filattiera la prima edizione della Rete Slow Food dei Castanicoltori

Non solo per la castagna o per la bontà della farina, ma il recupero della coltura dei castagni è fondamentale per la rinascita e la valorizzazione di un’identità di territorio e che va oltre la semplice ripresa di una coltura tradizionale. Anche perchè i castagneti in Italia hanno subito una drastica riduzione, con una perdita di oltre il 90% delle superfici coltivate. Un tempo risorsa primaria, il patrimonio castanicolo è crollato da oltre 600.000 a circa 60.000 ettari, a causa dello spopolamento montano, l’invasione delle piante infestanti, la mancanza di ricambio generazionale, malattie e cambiamenti climatici.

una due giorni di incontri, dibattiti, visite culturali e confronti sul tema
Un momento della tavola rotonda sul castagno a Filattiera
Un momento della tavola rotonda sul castagno a Filattiera

Di questo e di altri argomenti si è parlato nell’incontro nazionale della Rete Slow Food dei Castanicoltori che si è tenuta venerdì 20 e sabato 21 marzo a Filattiera in una due giorni di conferenze, laboratori e degustazioni, visite guidate nei castagneti e un Mercato della Terra speciale con castanicoltori provenienti, oltre che dalla Toscana, da Calabria, Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte. Come raccontato da Rosaria Olevano, referente della Rete Slow Food dei Castanicoltori, nel corso della tavola rotonda introduttiva, “sappiamo che la situazione è difficile dopo tanti anni di abbandono anche se in questi ultimi anni si è per fortuna invertita la tendenza. La Rete cerca di definire azioni comuni per salvaguardare e riqualificare una risorsa che può tornare a essere strategica, offrendo nuove opportunità di sviluppo soprattutto per i territori appenninici e alpini”.

Tra gli obiettivi vi sono la tutela delle varietà locali e delle tecniche tradizionali di coltivazione, insieme alla promozione di una gestione sostenibile dei castagneti e alla valorizzazione della loro architettura rurale. Un iter della qualità del prodotto che è stato reso tangibile dall’intervento di Barbara Maffei, del Comitato di valorizzazione della farina di castagne della Lunigiana DOP, che ha illustrato il percorso di filiera tra produzione, molitura, trasformazione e commercializzazione. Maffei che ha evidenziato la complessità e anche l’impegno economico che ci sta dietro alla certificazione Dop.

Davvero appassionato l’intervento di Italo Pizzati che ha ricordato come il castagno era rappresentativa di un sistema agro-silvo-pastorale che ha fatto del castagno non solo l’albero del pane, ma “l’albero della casa, del maiale, della mucca”, a testimonianza della sua centralità nella vita quotidiana contadina. E proprio sul legame tra il castagno e la vita quotidiana in Lunigiana si è incentrato l’intervento di Luciano Bertocchi che ha ricordato come la patona, per lunghi mesi, rappresentasse l’unico mezzo di sostentamento per molte persone. Un “pane dei poveri” ma allo stesso tempo un vero e proprio “scrigno” di nutrienti essenziali, con un equilibrio notevole tra carboidrati complessi, fibre, minerali e vitamine che ne facevano (e ne fanno) un alimento completo.

L’obiettivo è far rinascere una coltura che ha avuto negli anni una riduzione drastica

Si è poi evidenziato il ruolo fondamentale che il castagno ha nel migliorare la stabilità idrogeologica del territorio, grazie alle sue ampie radici che svolgono il ruolo di una vera e propria spugna che trattiene l’acqua rendendo più difficili frane e smottamenti. Ma non solo, il castagno è uno degli alberi che favorisce maggiormente la crescita di diverse specie di funghi, come testimoniato da Mauro Delgrosso, che ha realizzato un castagneto micologico nei boschi di Borgotaro.

La due giorni ha poi previsto la visita al Castagneto monumentale della Selva di Filetto a Villafranca e al mulino Moscatelli di Filattiera. Al termine c’è stata la firma del manifesto della farina di castagna che prevede tra le altre cose la promozione e la rigenerazione delle terre alte, la ripresa della coltivazione e della filiera tradizionale dei castagneti e la promozione di una gestione sostenibile dei castagneti.

(Riccardo Sordi)