Né Massa né Sarzana: la capitale della cultura sarà Ancona

Per il 2028 è stato scelto il capoluogo delle Marche

Una suggestiva veduta di Ancona
Una suggestiva veduta di Ancona

Massa o Sarzana? Sarzana o Massa? L’attesa per la scelta della Capitale italiana della cultura 2028 è stata particolarmente sentita nella Lunigiana storica, con le due città in lizza per l’assegnazione del titolo. Nelle settimane precedenti il 18 marzo – data nella quale il Ministero della Cultura ha reso nota la sua scelta – mezzi di informazione e social hanno fatto crescere l’attesa e le aspettative delle due candidature. Nella Lunigiana interna qualche profilo social in cerca di click ha preso posizione tra la candidatura del capoluogo di provincia da tanti considerato estraneo alla storia e alla società lunigianese, e quella della cittadina erede di Luni ma separata da un confine regionale.

Aspiranti influencer di paese e follower-tifosi divisi sulla base di radici personali, aspetti sentimentali, tifo calcistico, aderenze politiche con le giunte delle due amministrazioni – entrambe di centrodestra –, il tutto come se tra le finaliste tra cui la commissione ministeriale doveva scegliere non ci fossero altre 8 candidature: Anagni, Ancona, Catania, Colle di Val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia, Mirabella Eclano e Tarquinia. Tutto questo per il colore, che comunque non guasta mai in queste circostanze, che è proceduto in parallelo alle attività promozionali delle candidature, culminate nelle audizioni ministeriali del 26-27 febbraio, occasione per una discesa compatta a Roma dei sindaci del territorio legati alle due candidature locali, con tanto di foto di gruppo sorridente in fascia tricolore nelle sale del Ministero. L’ultima parola però è stata quella pronunciata dal Ministro Giuli: la capitale della cultura 2028 sarà Ancona.

I progetti delle due cittadine della Lunigiana storica non hanno passato il vaglio della commissione ministeriale

Vista panoramica di Massa
Vista panoramica di Massa

Sia sul versante apuano che quello sarzanese le espressioni di trasversale rammarico per la battaglia persa negli ultimi giorni hanno lasciato spazio alle prime inevitabili polemiche di intellettuali locali, associazioni culturali e forze politiche su cosa non è andato per il verso giusto, segno evidente che la sconfitta ha determinato il “rompete le righe” dopo mesi di sostanziale unita d’intenti nel sostegno ai progetti delle due cittadine.

I costi promozionali sostenuti per le due candidature e la credibilità dei progetti sono emersi come primi elementi di frizione sulle pagine delle testate giornalisti locali. Per Massa e Sarzana sfuma l’opportunità di godere per un anno di una “etichetta” che permette di mettersi in mostra, in ottica di turismo culturale più che di cultura in se, la quale fa sempre più fatica a farsi spazio nei bilanci delle amministrazioni comunali, soprattutto quando si tratta di allestire piccoli eventi significativi con ricadute culturali verificabili e non grandi eventi “vetrina”.

Vista panoramica della città di Sarzana
Vista panoramica della città di Sarzana

Più trascurabile il mancato incasso della somma ministeriale di 1 milione di euro devoluta ogni anno alla Capitale della cultura, una cifra modesta se si volesse impiegare in un rinnovamento delle strutture culturali anche di un piccolo centro.

Rimangono per le due città e per i due comprensori – Massa ha raccolto attorno al suo progetto tutti i comuni della Provincia, Sarzana è stata sostenuta da diverse amministrazioni della Val di Magra – la convergenza di tanti attori pubblici e privati attorno i progetti sottoposti all’attenzione del Ministero: la mancata nomina non significa che possano essere cestinati ma in parte implementati, magari con alcuni aggiustamenti, a beneficio del tessuto culturale locale. (d.t.)