
Il governo Meloni ha presentato un disegno di legge e un decreto legge, che a breve Consiglio dei Ministri approverà. I due provvedimenti contengono sessanta misure con restrizioni ulteriori all’immigrazione, disposizioni per arginare la violenza tra minorenni, per tutelare le forze dell’ordine e per limitare le proteste.
I provvedimenti arrivano solo sei mesi dopo il Decreto sicurezza, preceduto a sua volta dai decreti Rave, Cutro e Caivano; un impegno che non stupisce: la sicurezza è il tema-bandiera delle destre di tutto il mondo. Anche se strade, stazioni e parchi 30-40 anni fa non erano luoghi migliori di oggi e nonostante i dati ufficiali dicano che reati e criminalità sono stabili o in calo da anni, l’informazione amplifica e manipola i fatti di cronaca aumentando un senso di paura che produce chiari vantaggi in termini elettorali a destra e giustificando, in una spirale senza fine, nuovi provvedimenti restrittivi: tra aggravanti e nuovi reati, il governo Meloni ha introdotto fino ad oggi 28 nuove fattispecie penali; che poi questa spinta repressiva, in assenza di prevenzione ed educazione, sia efficace, poco importa.
Ai tradizionali “target” dei provvedimenti sulla sicurezza (carcerati, immigrati, piccoli delinquenti) e alla tutela delle Forze di Polizia, in questi giorni particolarmente in vista per un grave ed esecrabile episodio di aggressione ad un poliziotto ad un corteo a Torino, nel contesto di un corteo in stragrande maggioranza pacifico, di cui all’opinione pubblica sono state restituite, secondo una narrazione replicata tante volte negli ultimi mesi da sembrare estratta da un copione già scritto, solo le scene violente, si è aggiunto l’obiettivo del contenimento del dissenso.
La condanna di ogni forma di illegalità e di violenza non significa chiudere gli occhi su ipotesi antidemocratiche come il fermo preventivo di persone ritenute pericolose dalla Polizia e non da un giudice, o il clima di ostilità che si sta veicolando contro chi esercita il diritto di manifestare.
La campagna mediatica e politica contro le manifestazioni di dissenso corre in parallelo alla crescita del malcontento in un Paese con i salari reali più bassi d’Europa, la produzione industriale in calo in 32 degli ultimi 36 mesi, i consumi fermi, le famiglie in povertà assoluta al 9,9%, i lavoratori poveri al 12%, gli affitti nelle aree urbane cresciuti tra il 5 e il 7% in un anno, le bollette energetiche in rialzo, la scuola e la sanità a pezzi: temi da cui, a cascata, ne discendono altri che generano malcontento e conflitto sociale ma che sono estranei alle priorità di governo. Non è un mistero che una società equa e prospera sia le precondizione per una convivenza con meno conflitti sociali. E allora perché non si interviene? Le sicurezze sociali sono la precondizione della sicurezza.
Davide Tondani



