“Elena vi saluta”: tre parole per dire addio

L’ultimo messaggio di una giovane donna che non ha retto alla solitudine e alla disperazione

Si chiamava Elena Gurgu ed è morta suicida a Firenze nell’ottobre scorso, ma le cronache hanno ben presto dimenticato la vicenda di una donna di 26 anni che, travolta dalla disperazione, ha scelto di rinunciare alla vita. A riportare all’attenzione il suo caso è stato “Liberetà”, il mensile del sindacato pensionati SPI CGIL che le ha dedicato un servizio, con una bella foto che la ritrae mentre stringe fra le braccia un cucciolo.

Elena conosceva bene Pontremoli, anche se aveva potuto vedere la città solo attraverso le sbarre delle finestre dell’Istituto Penale di via Quattro Novembre dove era arrivata alcuni anni fa, ancora minorenne.

Nata e cresciuta in Romania è in Italia a 14 anni, ben presto cade preda del racket della prostituzione; rimasta incinta, partorisce e il bambino le viene tolto e dato in adozione, un fatto traumatico per la giovanissima che arriva in quel periodo a Pontremoli.

Era stata ospite dell’Istituto Penale Minorile femminile di Pontremoli dove aveva era stata inserita in percorsi di recupero
La sede dell'Istituto Penale Minorile a Pontremoli
La sede dell’Istituto Penale Minorile a Pontremoli

Qui, nell’Istituto Penale Minorile femminile viene inserita nei percorsi di recupero, frequenta i corsi, studia, si guadagna perfino il permesso di uscire e di provare a lavorare: impara a produrre i testaroli in un’azienda locale; si fa coinvolgere, frequenta con entusiasmo le attività creative e teatrali, partecipa alla S. Messa. Sembrava sulla strada buona, quella del recupero di una donna con tutta la vita davanti, ma una volta uscita dall’IPM di Pontremoli viene di nuovo trascinata nel giro della criminalità.

A Firenze è arrestata e processata per una rapina ai danni di un uomo anziano: la condanna è a quattro anni e otto mesi, si aprono le porte di Sollicciano, ed è doppiamente prigioniera, del carcere e del dramma dell’abbandono, della solitudine e della mancanza di prospettiva. Dopo un anno si impicca in cella con un lenzuolo: sul muro un messaggio di tre parole “Elena vi saluta”. La casa di reclusione fiorentina da qualche tempo è nota a livello nazionale per le condizioni di detenzione e per il numero di suicidi; Elena è stata la prima del 2025 nella sezione femminile.

Don Stefano Casamassima, il cappellano di Sollicciano, la ricorda come una giovane donna che si è sempre sentita rifiutata anche perché il carcere è sempre più luogo di disperazione e di detenzione in condizioni “troppo spesso disumane e inaccettabili”. Dovrebbe essere invece “luogo di educazione, riscatto e speranza”.

Don Giovanni Perini

Don Giovanni Perini, cappellano volontario dell’IPM, non ha incrociato Elena durante la sua permanenza a Pontremoli ma il parroco pontremolese è entrato a svolgere la sua missione nell’Istituto ormai da oltre un quinquennio e ha imparato a conoscere quella realtà fatta di minorenni che arrivano spesso appena quattordicenni e che altrettanto spesso si confrontano per la prima volta con un mondo fatto di regole e restrizioni, ma dove si prova anche a creare prospettive diverse per il loro futuro. Non mancano casi riusciti di reinserimento, anche di ragazze che una volta fuori dall’Istituto provano a inserirsi nella società proprio a Pontremoli.

Ma il quadro generale è molto complesso: ci sono coloro che hanno un certo grado di scolarizzazione e altre che a stento riescono a leggere; quelle che vorrebbero frequentare la scuola superiore e altre che si lasciano scorrere addosso il tempo. Chi ha una famiglia che periodicamente arriva a Pontremoli per far sentire la propria vicinanza, ma c’è anche chi non ha nessuno e cerca di aggrapparsi agli educatori e ai volontari. Don Giovanni vive con partecipazione la tragedia di quella giovane donna che ha conosciuto dal racconto di chi ha condiviso con lei la detenzione o di quanti hanno cercato di offrirle una prospettiva di recupero e reinserimento.

“Me la hanno descritta come una brava ragazza, che a Pontremoli aveva compiuto un bel percorso, ma che ha sofferto del problema comune a molte di loro: la solitudine. Una ragazza sola, bella e alla mercè di tutti, che a Pontremoli aveva trovato un ambiente favorevole…”. Purtroppo una volta fuori è stata di nuovo inghiottita da una spirale che l’ha risucchiata, condannandola.

Paolo Bissoli