Il 21 e il 23 gennaio due appuntamenti diocesani ad Aulla
Dal 18 al 25 gennaio si celebra la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: dialogo, collaborazione e preghiera condivisa tra le comunità cristiane del territorio. Il tema di quest’anno, “uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (Ef 4,4), si ispira alle tradizioni della Chiesa apostolica armena e delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche.
Nella nostra diocesi gli appuntamenti principali si tengono ad Aulla:
– mercoledì 21 gennaio alle 20.30, nell’auditorium di San Caprasio, è in programma un incontro di riflessione;
– venerdì 23 gennaio, sempre alle 21, nella chiesa parrocchiale di San Caprasio, preghiera ecumenica con la Parola di Dio. Parteciperanno il vescovo Mario Vaccari, il pastore Massimo Marottoli (Chiesa evangelica metodista di Carrara), padre Armand Bratu (Chiesa ortodossa romena di Carrara), padre Pavel Dragos (Chiesa ortodossa romena di Massa) e don Anthony Okechukwu Nnadi, Delegato Diocesano per Ecumenismo e Dialogo Interreligioso.
In merito al cammino ecumenico della diocesi, proprio don Anthony ricorda le radici di questo percorso: “don Luca Franceschini, mio predecessore, racconta che già al tempo del Concilio Vaticano II a Massa era un’attenzione costante alla preghiera per l’unità dei cristiani. Il percorso fu sostenuto dall’allora delegato diocesano mons. Corrado Giorgetti. Grazie al suo incoraggiamento e al lavoro di don Luca, fu avviato un significativo cammino di collaborazione tra le Chiese e noi abbiamo continuato su questa scia”.
Le iniziative della Settimana si inseriscono in un percorso volto a consolidare relazioni fraterne, promuovere la cultura dell’incontro e favorire collaborazioni pastorali e sociali, in dialogo con le altre Chiese e religioni.
“Il cammino ecumenico – continua – non ignora le ferite della storia, ma riconosce con realismo e gratitudine i passi compiuti: incontri, dialoghi, amicizie, dichiarazioni comuni”.
Il tema scelto ha guidato la preparazione degli eventi: “non è stato solo un riferimento biblico, ma una vera chiave di lettura del cammino ecumenico. Le iniziative sono state pensate e realizzate insieme alle altre comunità cristiane, in uno stile di collaborazione che rende visibile ciò che il tema afferma: siamo membra di un unico corpo, abitati dallo stesso Spirito e chiamati a una speranza condivisa”.
Un approccio che riflette la fiducia consolidata negli anni tra il vescovo e i pastori delle diverse confessioni, una relazione che trova riscontro anche tra i fedeli. “In un tempo segnato da fratture e polarizzazioni, costruire eventi condivisi vuole essere un segno profetico: l’unità non è un ideale astratto, ma un cammino fatto di ascolto, preghiera e collaborazione”.
Secondo don Anthony la partecipazione delle Chiese evangelica e ortodosse rappresenta “un dono prezioso: rende tangibile il cammino verso l’unità, arricchisce la preghiera, favorisce la conoscenza reciproca, supera diffidenze e distanze storiche e rafforza il senso di comunione”.
Quanto ai risultati concreti, il riferimento ai 1.700 anni dal Concilio di Nicea ricorda come l’unità nell’essenziale generi coesione, forza e gioia tra i credenti. “Tra i frutti attesi – conclude – ci sono un dialogo più stabile e profondo tra le comunità locali, collaborazioni pastorali e caritative più frequenti, soprattutto a servizio dei più fragili, e una testimonianza comune più credibile su temi come pace, dignità umana, giustizia sociale e cura del creato. Infine, speriamo in una crescita della fraternità, che renda le nostre comunità veri araldi dell’unità e della pace, come desiderano il nostro vescovo e la tradizione cristiana”.
Elisabetta Guenzi



