Compiacersi e abituarsi alla divina compagnia di Dio

Può un libro riemergere improvvisamente dal più assoluto oblio? È quanto accaduto di recente al volumetto La pratica della presenza di Dio di Fra Lorenzo della Risurrezione, citato in una occasione da Papa Leone XIV.
I tipi della Libreria Editrice Vaticana sono subito corsi ai ripari, rieditandolo con urgenza, a cura di Maria Rosaria Del Genio, con tanto di prefazione del pontefice medesimo che così asserisce: “La pratica più santa, comune e necessaria nella vita spirituale è la presenza di Dio: è compiacersi e abituarsi alla sua divina compagnia, parlando umilmente e dialogando amorevolmente con Lui in ogni istante, senza una regola precisa né una misura prefissata”.
Questo prezioso testo ha segnato la spiritualità di tanti, nonché di Papa Leone XIV, che lo ha suggerito per poter “sapere qualcosa su di me, di quella che è stata la mia spiritualità per molti anni”.
Fratel Lorenzo rende fruibile al grande pubblico un insegnamento mistico di grande semplicità, quale il vivere alla presenza di Dio in ogni momento come sorgente della pace e della gioia. Frate carmelitano del Seicento, Lorenzo può sembrare un autore parecchio lontano nel tempo e distante dalla moderna sensibilità religiosa.
Si rivela invece inaspettatamente un maestro nell’arte dell’attenzione spirituale: afferma che per entrare in contatto con Dio non serve preoccuparsi di pregare o inventarsi modi particolari, quando si vive costantemente alla presenza del Signore.
Anzi, “è necessario riporre tutta la nostra fiducia in Dio, disfarsi di ogni altra preoccupazione, perfino della quantità di devozioni particolari per quanto valide, poiché, in realtà esse sono solo mezzi per giungere al fine”. Si tratta di stare accanto a Dio, sia che si cucini una frittata, sia che si canti un salmo.
Queste pagine insegnano come a noi non spetti altro che gioire della presenza di Dio nella nostra vita, in ogni suo aspetto. Fra Lorenzo della Risurrezione, al secolo Nicolas Herman, era nato in Lorena ad Hérimenil nel 1614.
Le notizie relative alla sua giovinezza scarseggiano. Probabilmente proveniva da una famiglia povera, visto che, pur essendo dotato di intelligenza vivace, non ebbe la possibilità di studiare. Nel 1632 la Lorena fu occupata dalla Francia e Nicola si arruolò nell’esercito reclutato dal duca Carlo IV per riconquistare i suoi stati.
Trovò la vita militare molto dura e due volte rischiò la morte. A 21 anni abbandonò la milizia e decise di dedicarsi interamente a Dio. Nel 1640 entrò tra i Carmelitani scalzi di Rue de Vaugirard a Parigi, prendendo il nome di fra Lorenzo della Risurrezione. La sua vocazione è fatta di preghiera e lavoro manuale, preghiera vissuta nello spirito e nello stile di Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce.
Fu nominato cuoco della comunità e imparò presto a “cercare Dio tra le pentole”, come le insegnava Santa Teresa. Diverrà così esperto in questo esercizio da poter dire: “Possiedo Dio così tranquillamente nel trambusto della mia cucina dove a volte più persone insieme mi chiedono cose diverse, proprio come se fossi in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento… Io rigiro la mia frittata nella mia padella per amore di Dio… Si va alla ricerca di metodi per imparare ad amare Dio… Non è forse più breve… fare tutto per amore di Dio, servirsi di tutte le azioni del proprio stato per dimostrarglielo e conservare la sua presenza in noi con lo scambio tra lui e il nostro cuore?”.
La sua vita intensa, spesa tutta nell’esercizio dell’amore di Dio e del prossimo, irradiando intorno a sé lo splendore della Presenza che lo inabitava, culminò il 12 febbraio 1691 nella contemplazione eterna del volto di Dio.

Don Fabio Arduino