Sentinella, quanto resta della notte bellica?
Papa Leone XIV recita l’Angelus impartisce la benedizione e saluta i fedeli presenti in piazza San Pietro. (Foto Vatican Media/SIR)
Papa Leone XIV recita l’Angelus impartisce la benedizione e saluta i fedeli presenti in piazza San Pietro. (Foto Vatican Media/SIR)

Papa Leone XIV ha pubblicato il suo primo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace dal titolo La pace sia con voi. Verso una pace disarmante e disarmata, chiara ripresa delle sue prime parole, poco dopo l’elezione, quando, con il saluto del Risorto, salutò una commossa piazza San Pietro.

Augurare la pace di Cristo è augurare una pace non mondana, ma proveniente da Dio, che tutto trasforma e che, come afferma il papa, «realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie». È questa la pace di cui tanto parla Leone XIV, sulla cui opera tanto è stato scritto a sproposito per una supposta medietà. Il messaggio per la pace ripercorre in pochi paragrafi un percorso che, come la Chiesa, scaturisce dal cuore del Risorto, che, una volta incontrato, provoca un tale cambiamento di vita che non dovrebbe fare rimanere indifferente nessuno.

Papa Leone XIV recita l’Angelus impartisce la benedizione e saluta i fedeli presenti in piazza San Pietro. (Foto Vatican Media/SIR)
Papa Leone XIV recita l’Angelus impartisce la benedizione e saluta i fedeli presenti in piazza San Pietro. (Foto Vatican Media/SIR)

Cristo risorto, infatti, come ricorda il papa, ha abbattuto i muri della divisione e della morte, perché, vinto il male, possa regnare per sempre l’amore: affinché il sole di Pasqua sfolgori ogni giorno, però, è necessario credere che sia possibile il regno di giustizia e di pace, portato da Cristo. Il papa ribadisce che non è possibile irradiare la pace se prima non la si costruisce nell’intimo dello spirito: essendo presenza e cammino, prima di tutto la pace va custodita nelle relazioni e nei modi di agire quotidiani.

Papa Leone XIV presiede Primi Vespri e Te Deum in San Pietro (Foto Vatican Media/SIR)
Papa Leone XIV presiede Primi Vespri e Te Deum in San Pietro (Foto Vatican Media/SIR)

Se la pace non è coltivata, allora l’aggressività fa da padrona: non è sulla deterrenza nucleare né sulla paura dell’altro che si costruisce la pace, ma sul perdono reciproco. Una vera comunità di pace si costruisce sulla bontà, che è disarmante come il Bambino di Betlemme. Cristo, nato povero perché non spogliato e divenuto servo, nato povero perché uomo come noi, disarma e lascia stupiti perché ciò che genera stupore è l’incarnazione di un Dio che non ha paura di abbassarsi fino a farsi uomo per redimere l’umanità dal peccato.

Vaticano, 31 dicembre 2025: Papa Leone XIV visita il presepe in piazza San Pietro (Foto Vatican Media/SIR)
Vaticano, 31 dicembre 2025: Papa Leone XIV visita il presepe in piazza San Pietro (Foto Vatican Media/SIR)

La luce sorta a Betlemme deve essere un monito: non è con la paura che Cristo ci ha redenti, ma con la sua pace disarmante. Nessuno, ribadisce il papa, è più disarmato di Cristo, che si lascia inchiodare sulla croce per portare la pace nell’intimo dei cuori di tutti, una pace che scaturisce dalla consapevolezza di essere stati redenti dal sangue di un Dio.

È la misericordia l’unica via della pace, quella che riesce a dimenticare i torti subiti, che va al di là delle manchevolezze dei singoli perché «i nemici si aprano al dialogo, gli avversari si stringano la mano e i popoli si incontrino nella concordia». L’alba di pace può irrompere, la lunga notte bellica può terminare se disarmiamo i nostri cuori e, così, la sentinella del profeta Isaia risponderà: “Non temere, la notte se n’è andata: ecco l’alba della misericordia e della pace”.

Riccardo Bassi