Anche i gruppi Scout di Pontremoli, Avenza e Massa, con gli assistenti ecclesiastici don Jules Ganlaki, don Marco Savoia, don Giorgio Lazzarotti, don Piero Albanesi, don Luca Signanini

All’interno della Chiesa Cattolica c’è chi aiuta le persone a riconoscere le meraviglie del creato, a sapere apprezzarle e tutelare. Non è una sensibilità nuova, quella verso “nostra Madre Terra”, ma una cifra costitutiva di molte realtà ecclesiali, a partire da quella degli Scout dell’Agesci.
Nella Diocesi di Massa Carrara – Pontremoli sono quattro i gruppi Scout: a Pontremoli (due gruppi), ad Avenza, a Massa. Coinvolgono circa 350 giovani dai lupetti e dalle cocinelle fino ai responsabili. Il loro legame alla Chiesa è testimoniato, tra tante altre cose, dalla presenza di un assistente ecclesiastico (attualmente gli assistenti sono don Jules Ganlaki, don Marco Savoia, don Giorgio Lazzarotti, don Piero Albanesi, don Luca Signanini).
L’assistente ecclesiastico talvolta ricopre il ruolo che nel gergo scoutistico viene definito “baloo”, la figura del “Maestro della Legge”, l’orso saggio del Libro della Giungla di Kipling che insegna ai cuccioli i valori e i principi del “branco”.
In Italia ci sono oltre 31.000 sacerdoti che si dedicano a tutti noi e alle nostre comunità. Testimoni del Vangelo, ogni giorno portano aiuto e speranza, senza dimenticare nessuno. Dedicandosi a tempo pieno ai luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti, far vivere le nostre passioni e mettere in luce i nostri talenti.
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È Pierangelo Caponi, già responsabile degli Scout del gruppo “Pontremoli 2” a spiegarci come il celebre libro di Kipling e i suoi personaggi sono punto di riferimento di un’attività che fa della natura e del Creato uno dei pilastri del percorso educativo e cristiano dello scoutismo.
“L’idea è che il bambino, il ragazzo, l’adulto, il capo scout siano parte integrante di un organismo unico qual è la natura, e non ne siano al di sopra – spiega Caponi – Utilizzando proprio il libro di Kipling, trasmettiamo già ai lupetti e alle coccinelle il messaggio dell’uomo come parte dell’ecosistema naturale, all’interno del quale interagisce con le altre specie”.
Al crescere dell’età dei ragazzi il rapporto con la natura si fa ancora più stringente, fino a diventare costitutivo dell’esperienza scoutistica.
È quel che avviene nel Reparto, la branca dello scoutismo cattolico per ragazzi e ragazze dagli 11/12 ai 16 anni, in cui vivono l’avventura attraverso esperienze di vita all’aria aperta: dormire in tenda, vivere nel bosco, avere un rapporto maturo con la fauna selvatica, sapere affrontare l’essenzialità della vita al di fuori dei propri comfort sono tutte competenze che vanno disperdendosi anche in una realtà essenzialmente rurale come quella lunigianese, spiega Caponi, e che quindi contribuiscono a ricostituire un giusto rapporto tra persona e natura.
L’esperienza scoutistica continua nel Clan, dove sono la strada e il cammino gli elementi centrali: la strada come luogo del cammino e dell’incontro con l’umanità e con la natura, di rapporti interpersonali da interpretare alla luce del Vangelo, di un discernimento operato tramite catechesi che mettono a fuoco figure come quella di San Francesco e la sua relazione con il Creato.
Cosa rimane del rapporto con la natura a chi ha compiuto un percorso di crescita all’interno dello scoutismo? Caponi, che nella vita lavora nel campo del turismo ambientale, non ha dubbi nell’affermare che il vissuto dell’esperienza scout non va disperso: “per lavoro ho rapporti con molte persone profondamente legate alla natura e sensibili alle tematiche ambientali: guide, attivisti, imprenditori. Moltissimi di questi vengono proprio dall’esperienza scoutistica”.



