Nessun sapere è estraneo al presente: la lezione della professoressa Maria Luisa Simoncelli Bianchi

A un anno dalla scomparsa, un ritratto di Maria Luisa Simoncelli Bianchi per generazioni di studenti docente di Lettere all’Istituto Magistrale Malaspina di Pontremoli

Si dice che la cultura sia ciò che resta quando tutto è stato dimenticato: quando svaniti dati, nozioni, dogmi e paradigmi rimane solo ciò che si è diventati in virtù della formazione ricevuta. Così accade anche con coloro che ci hanno formato: gli anni passano, la vita impegna ed allontana, i ricordi sbiadiscono… poi, del tutto imprevedibilmente, nello studio, nel lavoro, o semplicemente nella vita, ecco che le loro “lezioni” tornano, chiare come il giorno in cui furono ricevute, e ci si rende conto che sono divenute parte di ciò che si è; parte di ciò che si insegna agli altri.
Le “lezioni” della professoressa Maria Luisa Simoncelli Bianchi sono tra quelle che tornano spesso alla memoria e che sempre si ri-accolgono con profonda gratitudine. Docente di Lettere all’Istituto magistrale “Alessandro Malaspina” di Pontremoli per moltissimi anni, ha lasciato, in coloro che, come me, hanno avuto la fortuna di essere stati suoi studenti, un segno indelebile e il ricordo di un’insegnante davvero indimenticabile.

Maria Luisa Simoncelli
Maria Luisa Simoncelli

Non erano “solo” la grande cultura, la chiarezza esplicativa, l’eloquio fluido e ricco (a tratti inarrestabile, quando trattava temi o autori che più di altri le stavano a cuore) a conquistare chi l’ascoltava, era la passione, controllata ma evidente, per ciò che faceva e per ciò che insegnava.
La passione per la letteratura, innanzitutto, che spiegava sempre partendo dai testi: “Perché gli autori si imparano leggendo, prima, ciò che hanno scritto loro e dopo, ciò che di loro hanno scritto gli altri!”.
Poi, però, si studiavano anche “gli altri”, i grandi critici: Croce e De Sanctis, Fubini e Sapegno, Spongano e Getto, Petronio, Momigliano, Russo …e sempre qualcosa di Walter Binni. I grandi critici e le loro molteplici prospettive: “Perché ragazzi, dovete imparare a pensare, a pensare!”.
E per aiutarci a pensare, tratto distintivo delle sue lezioni, quella che potremmo quasi definire la “cifra stilistica” della sua didattica, era senza dubbio l’interdisciplinarità. Nessun sapere restava mai rinchiuso entro i limiti di una sola disciplina, ma si arricchiva e completava con costanti riferimenti a arte, economia, filosofia… e soprattutto all’attualità: nessun autore (dall’amatissimo Dante al poco amato Moravia) era mai estraneo al presente, da ognuno traeva parole, insegnamenti, valori: chiavi di lettura senza tempo della complessa realtà umana.

Una foto di Maria Luisa Simoncelli, con Maurizio Ratti ed Ivana Fornesi, durante un incontro conviviale della redazione de il Corriere Apuano
Una foto di Maria Luisa Simoncelli, con Maurizio Ratti ed Ivana Fornesi, durante un incontro conviviale della redazione de il Corriere Apuano

Vi era poi in lei, la profonda passione per la storia (e per la verità storica), intesa come disciplina scientifica, presentata e raccontata con oggettività, senza pregiudizi interpretativi o concessioni alle convinzioni personali.
Un esempio di questa visione rigorosa fu la decisione di adottare come manuale di studio “Storia e coscienza storica”, un testo complesso, caratterizzato da un impianto teorico di dichiarata matrice marxiana. Nel presentare il testo alla classe, spiegò chiaramente che i due autori, Massimo Bontempelli e Ettore Bruni, di formazione marxista, coerentemente con il “materialismo storico” di Marx, analizzavano la storia principalmente dal punto di vista dell’evoluzione dei mezzi di produzione e delle strutture economiche, considerate cause primarie delle dinamiche storico-sociali.
Disse anche che Karl Marx era noto soprattutto per essere il fondatore del Partito Comunista. Aggiunse inoltre che lei non era né marxista, né tantomeno comunista, ma che ciò non toglieva nulla alla validità oggettiva del testo di Bontempelli e Bruni. E che negare, ignorare o sminuire il valore oggettivo, o l’apporto dato alla comprensione del mondo, di un pensiero, una religione o una cultura, esclusivamente per ragioni personali o ideologiche era meschino e insensato.
Che grande lezione fu quella! Che grande lezione è ancora oggi. Grazie Professoressa.

Giovanna Bianchi

Colta interprete della realtà su una testata popolare

Maria Luisa Simoncelli con Giulio Armanini, dirigente scolastico e direttore de il Corriere Apuano
Maria Luisa Simoncelli con Giulio Armanini, dirigente scolastico e direttore de il Corriere Apuano

L’impegno culturale della prof.ssa Simoncelli Bianchi si è concretizzato in innumerevoli forme, tra le quali la pluridecennale collaborazione con il nostro settimanale, spaziando dall’attualità alla cultura, dalla politica alla storia locale.
Il suo desiderio di non limitarsi a fotografare il presente, ma anche di interpretarlo, è stata una delle cifre dei suoi articoli. Con ben chiaro un principio: fornire un punto di vista al lettore, consapevole che gli abbonati del Corriere Apuano non sono una ristretta élite di eruditi, ma il pubblico composito di una testata popolare.
Era ben visibile, da questo punto di vista, il desiderio di comunicare in modo comprensibile a tutti, senza tuttavia cedere al semplicismo e mantenendo il rigore intellettuale che l’ha sempre caratterizzata.
La sua fede pensata, non cieca, e le prove non semplici che la vita le aveva sottoposto fin dall’infanzia la portarono a considerarsi una cattolica “adulta”, e per questo per nulla timorosa di prendere posizioni anche scomode o non allineate, quando osservava cambiamenti sociali che investivano la società o quando esprimeva i suoi giudizi storici o letterari.
Forse anche per questo c’è chi non ha apprezzato il suo impegno per la nostra testata e lo ha voluto evidenziare senza indulgenze quando ve n’è stata occasione.
L’amarezza da ciò determinata non ha dissuaso Maria Luisa dal proseguire con lucidità e entusiasmo la sua collaborazione fino ai suoi ultimi giorni. Per questo le siamo riconoscenti, interpretando – ne siamo certi – anche la gratitudine di tantissimi nostri lettori. (d.t.)