In ricordo del nostro Direttore, Antonio Ricci, a due anni dalla sua scomparsa

Ci manca, eccome se ci manca. Come ci mancano tutte quelle persone che hanno intelligentemente e amorevolmente accompagnato la nostra vita e aiutato la nostra crescita. Quelle che oggi ci fanno dire di avere vissuto un tempo di abbondanza e se poi la vita ci ha portato talvolta altrove, esse hanno comunque segnato il nostro cammino, sono stati indimenticabili compagni di strada.
Per questo rivolgendoci indietro possiamo affermare di aver vissuto un tempo in cui ci venne dato in abbondanza e oggi, ancora più di ieri, quel tempo lo avvertiamo e lo sentiamo intimamente nostro, ci costituisce e mantiene vivo in noi la bella memoria e la irrinunciabile speranza.
A queste persone, oggi sempre più rare, appartiene Antonio Ricci che, a due anni dalla scomparsa, vogliamo qui ricordare nella consapevolezza che non basterebbe l’intero giornale a dar conto delle sue innumerevoli esperienze e dei suoi numerosi impegni.
Basti qui elencare i principali per richiamare alla mente chi è stato: l’impegno ecclesiale, con particolare dedizione alla sua amata parrocchia di San Nicolò, e quello politico, il cinema d’autore e la rinascita della sala cinematografica Manzoni, il Corriere Apuano, il Centro giovanile, la scuola, la musica, la fotografia, la montagna.
Siamo certi che ci sia altro ancora perché Tonino non si è mai risparmiato e ha voluto iscrivere la sua vita nell’albo d’oro del volontariato. Dunque per ricordarlo vorrei rievocare alcuni momenti della sua vita che ho avuto il privilegio di condividere. Fra questi la montagna, una delle sue grandi passioni, forse perché salendo sempre più in alto si sentiva, lui uomo di fede, più vicino a Dio.
In una lettera del 1970 mi scriveva dalla Val Campelle… “pensiamo che ti faccia piacere ricevere nostre notizie. Qui si sta bene, il tempo è bello e proprio ieri io, Tonino, sono andato a fare la gita in Cima d’Asta, sai quella gita lunga di cui ti avremo senz’altro parlato? Comunque non sono molto stanco e Piero, che non è venuto, lo è ancora meno. Proprio ora ho ricevuto una lettera da Roma riguardante notizie della partenza per Carbonin”.
Già, Carbonin e i campeggi dell’Azione Cattolica che ci hanno consentito di soggiornare, con tanti giovani toscani, fra le incantevoli Dolomiti. Anche in queste occasioni Tonino divenne un protagonista per i suoi interventi, le sue riflessioni, la sua capacità di stare insieme agli altri con intelligenza e di inserirsi con naturalezza nei vari gruppi, anche grazie al suo contributo musicale.
Abbiamo camminato tanto insieme e non soltanto in occasione di altri campeggi, come in Valvenera, ma anche di sera, su e giù per San Nicolò, a parlare di tutto, del Centro giovanile, della musica del nostro gruppo L’Altra Pontremoli, di vicende personali.
Abbiamo camminato per Presenza Cristiana, svuotando cantine e raccogliendo di… tutto per sostenere la missione dei Padri Cappuccini in Africa e poi abbiamo ‘marciato’, con le nostre chitarre, per la pace, per la salvaguardia dell’ambiente, facendoci finanziare, da amici e parenti, i chilometri percorsi, destinando poi i soldi raccolti a finalità benefiche.
Lui ha camminato ancora, ma da solo, per raggiungere Santiago di Compostela, parlandoci a lungo della preparazione del viaggio e raccontandoci poi, al ritorno, quell’impresa della quale andava fiero.
Arrivò con la sua mitica chitarra Di Giorgio anche a Bordeaux in Francia, dove in una manifestazione musicale universitaria aveva rappresentato, con successo, l’Italia. A proposito di musica a Viareggio, alla fine del concerto dei New Trolls, che ammirava tantissimo, parlando con Nico di Palo che si lamentava di non aver ancora mangiato, invitò il gruppo a casa sua a Pontremoli: ‘Se volete, un piatto di minestra c’è per tutti’.
Anche questo era Tonino, amato per la sua semplicità e la sua piacevole immediatezza. Incontrato sulla strada tanti anni fa, talvolta mi piacerebbe averlo ancora vicino quando la strada, in salita, si fa difficile e un amico come lui diventerebbe un prezioso compagno di viaggio.
Fabrizio Rosi



