Per una Chiesa lievito di pace e di speranza

A Roma dal 24 al 26 ottobre la terza Assemblea sinodale della Chiesa italiana

Dal 24 al 26 ottobre si svolge a Roma la terza Assemblea Sinodale della Chiesa Italiana, una ulteriore convocazione di cui c’è stato bisogno, dopo che nello scorso mese di marzo non si era arrivati all’approvazione del documento finale. Adesso tutti i membri saranno invitati a esprimere il proprio voto sulle proposte indicate nel documento di sintesi intitolato “Lievito di pace e di speranza”.
Con il voto l’Assemblea contribuirà al discernimento che i vescovi compiranno durante l’Assemblea Generale in programma ad Assisi dal 17 al 20 novembre, completando il processo di consultazione. Ma il voto aiuterà anche a definire le priorità per le Chiese in Italia.

La delegazione della nostra diocesi

Nell’ambito del Giubileo delle equipe sinodali e degli organismi di partecipazione in Vaticano dal 24 al 26 ottobre si svolgerà anche la Terza Assemblea Sinodale, dove è prevista l’approvazione del documento finale, dopo che nella Seconda Assemblea non c’era stato un esito positivo.
Si tratta di un appuntamento importante per dare riconoscimento al valore di questi organismi e alle persone che prestano servizio al loro interno, iscrivendo così l’impegno per l’edificazione di una Chiesa sempre più sinodale nell’orizzonte della speranza che non delude che celebriamo nel Giubileo.
Anche in questa occasione, sarà presente la delegazione diocesana composta dal vescovo Mario, da don Maurizio Iandolo, Sabrina Castagnini e Cristina Galligani.

Il Vescovo Mario con don Maurizio Iandolo, Cristina Galligani e Sabrina Castagnini

Abbiamo chiesto al vicario per la pastorale, don Maurizio Iandolo, referente diocesano per il Cammino sinodale, che cosa abbia rappresentato questo percorso iniziato quattro anni fa e che sta arrivando al suo culmine.
“Il Cammino sinodale è stato per la Chiesa italiana, un esercizio ecclesiale di grande valore spirituale e pastorale. In quattro anni si è consolidata una nuova consapevolezza: la Chiesa è chiamata non tanto a ‘fare’ sinodalità, quanto a ‘diventare’ sinodale. La pratica dell’ascolto reciproco nelle comunità e della ‘conversazione nello Spirito’ ha generato un clima di comunione e di corresponsabilità più autentico. Tra le luci principali si possono riconoscere: l’esperienza di ascolto diffuso delle persone e dei territori, anche ai margini delle comunità ecclesiali; la partecipazione corresponsabile di laici, presbiteri, consacrati e religiose nelle équipe sinodali; la capacità, maturata progressivamente, di vivere le tensioni e i dissensi come occasioni di discernimento e non come motivo di divisione; la coscienza di una Chiesa chiamata a essere fermento di pace e di speranza nel mondo. Accanto a questi frutti, non mancano ombre e criticità: la fatica a coinvolgere stabilmente giovani e famiglie nei percorsi ecclesiali; la persistenza di atteggiamenti clericali e resistenze al cambiamento; il rischio di frammentazione tra diocesi e parrocchie, con scarsa continuità dei processi; la difficoltà a trasformare in prassi operative le intuizioni maturate. Nel complesso, il percorso è stato un’esperienza formativa preziosa e profetica, ma chiede ora di essere consolidato in decisioni e strutture stabili”.

Il Vescovo Mario, al centro, con Cristina Galligani e don Maurizio Iandolo
a Roma, delegati all’Assemblea sinodale delle Chiese in Italia

Rispetto al Documento di sintesi quali aspetti sono più significativi e con quale ricaduta sulla vita diocesana e delle parrocchie?
“Anzitutto la priorità della missione cioè ogni scelta pastorale deve essere valutata alla luce dell’annuncio del Regno. Occorre passare da una pastorale di mantenimento a una pastorale missionaria, capace di abitare i luoghi della vita quotidiana e di offrire un annuncio significativo e credibile. È necessario promuovere una reale partecipazione dei laici nei processi decisionali mentre il documento propone percorsi di educazione alla nonviolenza, di mediazione dei conflitti e di disinvestimento etico. Le comunità parrocchiali sono chiamate a diventare spazi di riconciliazione e di promozione della pace concreta. Il testo infine propone una pastorale attenta alle ferite e alle fragilità, per avviare cammini di accoglienza e discernimento per situazioni affettive e familiari complesse”.
Una volta approvato il Documento, quali azioni sarà necessario mettere in atto perché le indicazioni vengano recepite?
“Il Cammino sinodale ha mostrato che la Chiesa in Italia possiede energie ancora vive. È però giunto il tempo di passare dal linguaggio alla struttura, dal documento alla decisione. Solo se il discernimento diventerà stile ordinario di governo e di vita ecclesiale, la Chiesa potrà realmente essere quel ‘lievito di pace e di speranza’ che il nostro tempo attende”.

(Davide Finelli)