Domenica scorsa, 14 settembre, come accade solo ogni 25 anni, il Cristo Nero è tornato a stringere in un unico abbraccio generazioni di fedeli. La grande processione del pomeriggio è stata preceduta dal pontificale mattutino presieduto dal card. Francois-Xavier Bustillo: Dio non resta indifferente ma “ci viene incontro, ci visita, ci libera”

Domenica 14 settembre 2025 sarà ricordato come un giorno di grazia e di storia per Pontremoli poiché il Cristo Nero, la Croce da secoli venerata nella parrocchia cittadina di San Nicolò, è tornato a stringere in un unico abbraccio generazioni di fedeli.
La Sua festa giubilare, che ritorna soltanto ogni 25 anni, ha impresso nel cuore della città un sigillo di fede e di speranza, consegnando al futuro una memoria da custodire.

Dopo una settimana di intensa preparazione, predicata da mons. Antonio Costantino Pietrocola e culminata giovedì 11 settembre con la traslazione in Duomo della venerata immagine, Pontremoli si è raccolta per vivere una giornata memorabile.
Il mattino, nella Concattedrale, ha avuto luogo il solenne pontificale presieduto dal card. Francois-Xavier Bustillo – OFM Conv., vescovo di Ajaccio, in Corsica, nel cui territorio si trova Bastia con la quale, attraverso la “Cunfraternita di Santa Croce” la parrocchia di San Nicolò vanta un legame particolare. Insieme al cardinale hanno presenziato il vescovo Mario, i canonici, i parroci della città e le autorità civili e militari.

Cuore della celebrazione è stata l’omelia del cardinale: una meditazione intensa e profonda sul mistero della Croce. La Chiesa – ha affermato – non vuole esaltare la sofferenza e il dolore ma chiede di “aprire lo sguardo” sulla Croce che Gesù, con la sua morte, ha trasformato. Grazie a Lui non è più luogo di tortura ma di salvezza, non segno di morte ma di vita. Essa diventa “santuario” cioè luogo santo dove Dio “si è rivelato a noi”. Ha poi sottolineato come la Parola di Dio non va soltanto letta ma proclamata perché diventi “consegna viva al cuore dei credenti”.

E ha messo in guardia dal rischio di lasciarsi imprigionare dalla mormorazione e dal lamento come il popolo d’Israele che non sopporta il cammino e parla contro Dio e contro Mosè cioè “esce dalla comunione e dal vivere contro gli altri”. Il popolo d’Israele soffre e protesta e Dio permette che arrivino i serpenti finché “si alza un grido di salvezza” e Dio ascolta il suo popolo. Il porporato ha attualizzato quest’immagine richiamando la mentalità odierna perché sia liberata da “quel peso” che passa anche dal nostro lasciarci condizionare da un “mi piace o non mi piace”, tipico dell’era social.

La fede – ha proseguito – ci chiede “maturità e giustizia” nelle relazioni, perché non siamo chiamati a vivere “contro ma con gli altri”. Guardando al Vangelo ha ricordato che Dio “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio” e ha aggiunto: “Cristo si è svuotato, ha assunto la nostra natura, si è immerso nella nostra umanità”. Con la Sua presenza divinizza la nostra vita, la santifica, la rende “capace di speranza”.

Pensando alle nostre fatiche scopriamo che Dio non resta indifferente ma “ci viene incontro, ci visita, ci libera”. Infine ha legato la devozione al Cristo Nero ad un cammino di fede e responsabilità e ha affermato come “il Cristo Nero, tanto amato dal popolo di Pontremoli, chiede di guardare alla Croce con sguardo diverso, riconciliato, senza paure e con speranza”. Egli è rimasto a braccia aperte, tra cielo e terra, per “unire la dimensione verticale e quella orizzontale della nostra vita”. Così la Croce diventa non solo un segno ma “passaporto per il paradiso e porta della vita nuova”.

Ha poi concluso con un invito a non lasciarsi profanare perché abbiamo il compito di “non cedere alla mentalità del tempo ma di dare agli altri” come Gesù – Eucaristia che libera, incoraggia, santifica. Con questa festa dobbiamo ringraziare il Signore per la Sua presenza che rende liberi e maturi poiché non siamo cristiani soli ma “accompagnati, custoditi, inviati”. La sera la città si è nuovamente raccolta per la solenne processione: le confraternite del territorio, le associazioni e il popolo hanno accompagnato l’immagine per le vie di Pontremoli tra canti, silenzio e commozione.

Il Cristo Nero, con le sue braccia spalancate, ha abbracciato l’intera comunità. È stato un momento di fede corale ma anche di memoria e consegna. Molti anziani sanno che questa è stata l’ultima volta che i loro occhi hanno visto Gesù passare per le strade della città. Altri, più giovani, sentono sulle spalle la responsabilità di custodire questa tradizione. Per tutti il Cristo Nero rimane volto di speranza e promessa che nessuno “è solo”.
Quando i passi del corteo si sono fermati si è aperta una preghiera di popolo dove la Croce si è fatta “certezza”, tra i vicoli del centro storico e la strada nazionale.
E il 2050 (quando dovrebbe ripetersi la festa) non è solo una data ma diventa un appuntamento con la fedeltà di Dio che non abbandona, con la Croce che non cesserà di salvare, con un popolo che, seppur passeranno il tempo e le generazioni, continuerà a camminare, come ricorda il motto dell’attuale giubileo, come “pellegrini di speranza”.
Fabio Venturini





