Cibo, cucina e tradizioni: una identità spesso importata

Ad Arzengio il prof. Alberto Grandi ha concluso l’edizione 2025 del Festival della Scienza

Il prof. Alberto Grandi

“Un Paese povero, disperato, dove si muore di fame”: questa l’Italia degli anni Sessanta dell’Ottocento, quelli della nascita e dei primi passi di un Regno che ancora prima della sua costituzione è indebitato fino al collo perché si fa carico dei debiti degli Stati preunitari.
È iniziata così la conferenza di chiusura della terza edizione del Festival della Scienza ad Arzengio: protagonista il prof. Alberto Grandi, docente di storia economica all’Università di Parma ma anche scrittore, comunicatore e autore di podcast. Negli ultimi anni i suoi libri editi da Mondadori hanno suscitato più di una polemica e per capirlo è sufficiente leggere tre titoli provocatori: “Denominazione di Origine Inventata” (2018), “Parla mentre mangi” (2019) e soprattutto il più recente “La cucina italiana non esiste” (2024).

La conferenza del prof. Grandi nella chiesa di Arzengio a conclusione del Festival della Scienza 2025

Domenica sera, nella chiesa della frazione pontremolese, il docente mantovano ha calamitato l’attenzione dei tanti presenti per ben oltre un’ora, complice anche uno stile solo in parte accademico e molto da comunicatore del tempo presente.
Un incontro iniziato con le solide basi scientifiche della storia dell’emigrazione italiana verso le Americhe e concluso con alcuni esempi – basati su altrettanto solide prove – di prodotti di eccellenza del Bel Paese che in realtà hanno spesso radici e origini diverse da quelle che la narrativa storico-commerciale ci racconta ogni giorno.
Prova a spiegarlo ai napoletani che la pizza l’hanno sì inventata loro come disco di pasta lietivata sul quale mettere altri ingredienti, ma solo negli Stati Uniti si è perfezionata e diffusa, tornando a Napoli sempre grazie agli emigranti ed è diventato quel cibo che oggi è famoso, prodotto e consumato in tutto il mondo.
O agli emiliani che il Parmigiano Reggiano che oggi conosciamo è molto diverso (almeno nell’aspetto) da quello prodotto e consumato un tempo e che assomigliava più al Parmesan che si produceva e si continua a produrre nel Wisconsin.
Per non parlare poi della salsa di pomodoro, oggi ritenuta una delle basi della cucina italiana da sempre, ma che in realtà è “invenzione” americana.
Il pomodoro era infatti arrivato in Italia solo come pianta ornamentale e tale sarebbe rimasta per chissà quanto tempo se non fosse stato per i missionari che faticarono molto a spiegare come in America quel frutto rosso fosse un cibo gustoso e molto diffuso.
Un condimento quattro secoli fa noto come “salsa spagnola” e che gli americani insegnarono al mondo come conservarla nei barattoli di latta.
E la pasta? Una storia italiana, ma anche un alimento dimenticato a lungo che solo negli Stati Uniti diventa il piatto tipico degli Italiani per poi tornare e diffondersi nella Penisola solo dopo la Prima Guerra Mondiale, poi avversata dal fascismo che gli preferisce il riso e che incitasì alla produzione di grano, ma solo tenero destinato alla panificazione.
L’elenco proprosto da Grandi potrebbe continuare: chi vuole può ascoltare i suoi podcast di successo disponibili anche su youtube nel canale “DOI – Denominazione di Origine Inventata”.
Un Paese, l’Italia, dove la fame era così diffusa e insopportabile da spingere milioni di nostri connazionali ad emigrare, prima di tutto da quel nord che siamo abituati a pensare ricco e opulento da sempre.
Negli anni Settanta dell’Ottocento si emigrava soprattutto da Veneto e Lombardia, le terre dove l’unico cibo disponibile era la polenta per una dieta basata solo sul mais, tristemente nota per provocare la pellagra che negli Usa per decenni ritennero una malattia infettiva importata proprio dagli emigranti del nord Italia.
Un paese, il nostro dell’epoca, dove quasi nessuno sapeva né leggere né scrivere e dove non si parlava l’italiano bensì una miriade di dialetti locali portati anche al di là dell’Atlantico, dove la cucina diventa piano piano uno dei pochi elementi identitari di un popolo. Ma si tratta di una identità che, al contrario di quanto oggi si pensa, nasce lontana dai nostri confini nazionali.
Non a caso negli anni Venti del Novecento gli Italiani mangiano spaghetti e maccheroni negli Usa ma non in Italia. Ecco perché il fascismo avversava la pasta: una “moda” importata dall’America!
La conferenza del prof. Brandi ha concluso l’edizione 2025 del Festival incentrato sul cibo e la tavola. Organizzato dalla Farmacia Buttini di Pontremoli con il patrocinio di Comune, Provincia, Regione e Parco Appennino insieme alla Piccola Biblioteca di Arzengio, Farfalle in Cammino e la coop. Sigeric, anche quest’anno ha richiamato un pubblico molto numeroso e attento.

Paolo Bissoli