Sorprendente e partecipata a Pontebosio, nei locali del Museo Mineralogico, la conferenza del dott. Pino Passarino sui minerali e le miniere delle Apuane. Quello che si aperto davanti ai tanti presenti è stato infatti un mondo straordinario, di “tesori” nascosti nel marmo di un’area unica al mondo.
Precisato subito che si tratta di minerali di esclusivo interesse scientifico e collezionistico, quelle illustrate sono vere e proprie meraviglie, tra le quali spiccano i rari quanto ricercati quarzi che si presentano limpidi e formati, con “abiti” puliti ed eleganti, soprattutto se provengono dall’area estrattiva di Torano.
Sono molti i minerali che si possono nascondere nelle piccole cavità formatesi nel marmo, cresciuti nel corso di milioni di anni e che emergono di volta in volta con la coltivazione della cava.
Come noto quello è il marmo meno ricercato dai cavatori, proprio perché fessurato e ricco di imperfezioni che mal si conciliano con gli utilizzi artistici e commerciali. Ma quelli che nasconde sono minerali di grande interesse per i collezionisti, anche se si tratta di una ricerca ormai molto difficile vista l’impossibilità di accedere alle aree delle cave anche quando l’attività lavorativa è ferma.
L’esperto ha accompagnato la sua conferenza con una serie di immagini di grande effetto, che hanno catturato l’attenzione del pubblico, interessato ad approfondire la conoscenza delle “ricchezze” di un territorio che va dalle Apuane di Carrara a quelle di Seravezza.
Ma anche alle aree limitrofe, come quella dove è la cava di Monte Porro di Aulla (con un basalto nel quale emergono a volte vene dal significativo colore verde che possono nascondere minerali ricercati dai collezionisti) o come le miniere di lignite scoperte alla metà del Settecento nell’area a valle di Castelnuovo Magra, fino agli affioramenti di marmo di Punta Bianca.
Non solo marmo, sulle Apuane, visto che i fianchi delle nostre Alpi sono punteggiati anche di vecchie miniere: da quella del Frigido dove si estraeva rame e ferro, alla miniera del Bottino a Stazzema attiva per l’estrazione della galena dalla quale si ricavava argento, fino a quella del Pollone a Val di Castello dove il padre di Giosuè Carducci, Michele, era medico.



