Pontremoli. Alla SS. Annunziata la conferenza dell’antropologa Sara Cozzani, bisnipote di Francesco Angella fucilato dai nazisti

Sara Cozzani, giovane antropologa spezzina, nel pomeriggio di sabato 5 luglio ha tenuto una conferenza sull’eccidio di Ponticello nella chiesa della SS. Annunziata a Pontremoli voluta dalla locale Confraternita di Misericordia; un intervento reso ancora più significativo dal fatto che le sue radici affondano nel sobborgo pontremolese.
Il bisnonno, infatti, era Francesco Angella, fucilato a 49 anni la mattina del 3 luglio 1944 a Ponticello con il fratello Enrico, Leopoldo Mori e i fratelli Vincenzo e Giovanni Sardella. Francesco, mugnaio nel mulino Bocconi all’Annunziata, era sfollato a Lùsine di Dobbiana con la moglie Petronilla Gussoni e i figli Giuseppe, Adriano, Giuliano e Armano per evitare i pericoli a cui era esposto il borgo dell’Annunziata.

La morte andò invece loro incontro nel podere tra le colline di Filattiera; Giuseppe, il primogenito di Francesco Angella, aveva sedici anni quando i tedeschi rastrellarono i cinque a Lùsine: vide portare via il padre e si ritrovò improvvisamente orfano con la responsabilità di tre fratelli più piccoli con una mamma poco più che quarantenne.
Una vita segnata da un lutto difficile da accettare e da un dolore profondo, elaborato in una memoria prima del tutto privata, poi diventata con difficoltà patrimonio familiare.
Sara è cresciuta in quell’ambiente: nella casa del nonno Beppe le foto di un tempo che sembrava così lontano, i ritagli di giornali con gli articoli che periodicamente venivano pubblicati sull’eccidio e sulle commemorazioni.
Nelle scorse settimane ha proposto quella storia a Firenze, in un importante convegno della Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici; “L’eccidio di Ponticello: un intreccio di memoria familiare e collettiva” il titolo della comunicazione riproposta appunto sabato pomeriggio all’Annunziata.
Con significativo senso storico Sara Cozzani ha sottolineato come quello di Ponticello non sia stato un fatto isolato, bensì un episodio all’interno della strategia nazista della “guerra ai civili” applicata in tutta Italia.
“La mia famiglia – ha detto – è una delle tante rimaste vittime delle stragi nazifasciste, sono infatti migliaia le famiglie che hanno dovuto affrontare eventi traumatici come quello di Ponticello”. Una memoria, come quasi sempre è accaduto, non facile da ricostruire nella sua completezza, come ha confermato la bis nipote di Francesco Angella: “del mio bisnonno so molto poco e anche venire a sapere come siano andate le cose nel luglio del 1944 non è stato facile”.

“Nella famiglia di mio nonno Beppe – ha continuato – nessuno è mai stato molto loquace: lo ricordo sempre molto silenzioso con i suoi fratelli. Quando vivevano ancora tutti insieme, a tavola fra di loro non parlavano e nessuno ha mai voluto raccontare nulla dell’eccidio, né io né i miei familiari abbiamo mai sentito racconti sul bisnonno Francesco, nemmeno per i momenti precedenti la guerra. So per sentito dire che era una persona solare e sempre con la battuta pronto, ma in famiglia era una sorta di tabù. Di lui mi rimangono due foto, un libro contabile con le sue annotazioni e un’assicurazione sulla vita della Prima Guerra Mondiale”.
“Nonostante questo silenzio e riserbo – ha aggiunto – è sempre stato chiaro per me quanto mio nonno Beppe ci tenesse a suo padre. Si trattava si una ‘assenza presente’: non ne parlava, ma in casa c’erano le sue foto appese, anche gli articoli di giornale sulle commemorazioni erano incorniciati. C’era poi la presenza costante di mio nonno e dei fratelli alle commemorazioni, e ci teneva che anch’io ci andassi. Apprezzava molto il fatto che a Filattiera fosse stata istituita una borsa di studio e che i ragazzi sapessero quello che era successo, perché quando si parlava genericamente del periodo della guerra era evidente che aveva il timore che tutto andasse dimenticato”.
Paolo Bissoli



