Dal voto tedesco l’ultima chance per l’Europa?
Friedrich Merz, leader della Cdu/Csu, risultato primo partito alle recenti elezioni in Germania
Friedrich Merz, leader della Cdu/Csu, risultato primo partito alle recenti elezioni in Germania

Solo nella tarda notte le elezioni tedesche hanno dato il loro esito definitivo e, per chi ama l’Europa, si è potuto tirare un sospiro di sollievo. In Germania si deve superare la quota del 5% per avere rappresentanza in parlamento.

Così i liberali della Fdp col 4,3 % non raggiungono la soglia richiesta. Ma a tenere col fiato sospeso era una nuova formazione di estrema sinistra (BsW) (i cosidetti “rosso bruni”). Questa alla fine si è fermata al 4,97%. Per una manciata di voti non ha raggiunto il traguardo. Ma questo ha di fatto cambiato completamente il quadro della situazione politica. La distribuzione dei seggi permette ora una coalizione tra i moderati cristiano sociali della Cdu/Csu e i socialdemocratici della Spd invece di una grande coalizione estremamente problematica sia con i Verdi che con l’estrema sinistra.

Esclusa invece l’ipotesi di fare una coalizione con l’estrema destra di Afd. Quest’ultima è stata sicuramente vincitrice raddoppiando il suo consenso e attestandosi oltre il 20% dei voti. Il suo successo è straripante nella Germania dell’Est dove strappa 45 seggi su 48, segno di una integrazione difficile tra le due Germanie. La campagna elettorale è stata durissima ed ha ricalcato i temi che ormai sono planetari: la guerra, la crisi economica, l’immigrazione per cui è incolpata la gestione Merkel. Ad alimentare la tentazione xenofoba hanno contribuito vari gravi attentati islamici negli ultimi anni.

L’esito elettorale, però, teneva in ansia anche tutta l’Europa. Il ciclone Trump sta tenendo col fiato sospeso con le incognite riguardanti l’Ucraina, la Nato, il posizionamento dell’Europa, la crisi tedesca, la fragilità di Macron, l’assenza di leadership.

Gli interventi a gamba tesa di Elon Musk, con tutta la sua potenza mediatica e l’intervento a Monaco del vicepresidente americano Vance a pochi giorni dalle elezioni (chiara invasione scorretta di campo) facevano temere il peggio. Invece, malgrado qualche acciacco, Cds/Csu ha guadagnato 4 punti di percentuale ma sperava di superare il 30%, e qualche malanno serio, la Spd ha perso oltre il 9% dei voti, è stata bloccata una deriva di estrema destra che sembrava ineluttabile.

I tedeschi hanno sentito l’importanza del voto e sono andati in massa alle urne (84% degli aventi diritto). In un momento di fibrillazione europea in cui nessuno sa bene cosa fare perché non sa quali nuvole trumpiane possano arrivare, la possibilità di un governo veloce, chiaro nella sua posizione circa l’Ucraina, la Nato, l’Europa offre un minimo di fiducia. Si prospettano situazioni problematiche per gli immigrati, come più o meno in tutti i Paesi europei. La Germania che troppe volte è stata presa come esempio di buon governo, qualche volta mitizzandola, oggi ci ricorda che l’astensione è una grave malattia di disimpegno delle democrazie e che il voto è fondamentale per dare responsabilità vere, con maggioranze reali, a chi ha il dovere di governare.

Giovanni Barbieri