Quando la guerra torna dove è già stata

I conflitti tendono a riemergere negli stessi luoghi dove già sono avvenuti nel passato. Ottant’anni fa si chiamavano Valuiki o Nikolajewka: oggi sono stati ribattezzati Livenka o Belgorod ma i luoghi sono gli stessi, tra Russia e Ucraina

(Foto ANSA / SIR)

Durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1941 e il 1943, l’Italia fascista inviò truppe sul fronte orientale per combattere al fianco della Germania nazista contro l’Unione Sovietica. Questa operazione è nota come la “Campagna di Russia”.
Le truppe italiane, principalmente parte dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia), furono coinvolte in aspri combattimenti, specialmente durante la ritirata sul Don, dove subirono perdite devastanti.
Il ritorno della guerra in alcune di queste aree, con il conflitto in Ucraina e la pressione militare in zone vicine, ci ha richiamato alla memoria il nostro dolore e rimpianto per le sofferenze e i sacrifici dei soldati italiani durante la Seconda Guerra Mondiale.
Quei luoghi hanno nomi per noi quasi indecifrabili come Valuiki, Nikolajewka, ora Livenka, Belgorod e tanti altri.
In quelle terre, quasi sacre per noi orfani di padri ‘dispersi’, perchè accertato che, caduti, sono stati sepolti lì dove sono morti durante la tragica ritirata, vediamo ora di nuovo che la guerra ritorna implacabile, quasi una maledizione.
Non vogliamo dare giudizi sulle ragioni e motivazioni su questa o altre guerre, ma in generale l’idea che “la guerra ritorna dove è stata” riflette una realtà storica e sociopolitica ricorrente.
In molte regioni del mondo, i conflitti tendono a riemergere negli stessi luoghi dove già sono avvenuti, creando un ciclo di violenza difficile da spezzare. Siamo ben consapevoli che le guerre lasciano profonde cicatrici nelle società coinvolte.
Ferite non guarite, risentimenti accumulati e ingiustizie irrisolte possono alimentare un desiderio di vendetta o una tensione latente che, nel tempo, può riaccendere il conflitto. Quando le cause di una guerra non vengono affrontate adeguatamente, il terreno rimane fertile per nuovi scontri.
La pace duratura richiede processi di riconciliazione e giustizia che permettano alle comunità di superare il trauma dei conflitti. Senza questi processi, la diffidenza e l’odio possono persistere, creando le condizioni per future ostilità e battaglie.
La mancanza di giustizia per le vittime e l’impunità per i responsabili dei crimini di guerra possono anzi alimentano cicli di violenza.

Il centro di Kiev colpito dai bombardamenti russi. ANSA/US POLIZIA UCRAINA/SIR

Papa Francesco insiste in modo continuo e sistematico e supplichevole a denunciare l’assurdità di ogni guerra “Non dimentichiamo: la guerra sempre è una sconfitta, sempre. Ovunque si combatte le popolazioni sono sfinite, sono stanche della guerra, che come sempre è inutile e inconcludente, e porterà solo morte, solo distruzione, e non porterà mai la soluzione del problema. Preghiamo invece senza stancarci, perché la preghiera è efficace, e chiediamo al Signore il dono di menti e di cuori che si dedichino concretamente alla pace”.
Addirittura nella fanatica corsa alle armi si parla di “economia della guerra” per cui in alcune regioni, la guerra stessa diventa una forma di economia, con gruppi armati, milizie e persino governi che traggono profitto dal conflitto.
Questi interessi possono spingere verso il ritorno della guerra, specialmente se i benefici economici o politici derivati dalla pace sono percepiti come inferiori rispetto a quelli ottenuti durante il conflitto.
Il fatto poi che oggi vi siano ancora conflitti in alcune di queste regioni sottolinea la tragicità del ripetersi della guerra in luoghi che hanno già conosciuto tanto dolore e distruzione dove tantissimi di loro persero la vita o furono fatti prigionieri, e il ricordo di queste tragedie rimane vivo e doloroso nella memoria nostra e collettiva italiana.

Edamo Barbieri