Le preoccupazioni di Nicola Baldini (I Sapori dei Chiosi) comuni a tanti imprenditori agricoli

Se restano sette i Comuni della Lunigiana interessati a restrizioni visti i casi di morte di cinghiali causati dalla Peste Suina Africana (PSA), cresce il numero di quelli della vicina Val di Vara: Sesta Godano, Varese Ligure e Maissana rientrano nella zona 2, quella con le restrizioni preventive più stringenti (che si applicano anche a Pontremoli e a Zeri), mentre altri tredici comuni dell’entroterra spezzino rientrano nella zona 1. Va ricordato che la PSA non si trasmette all’uomo e che né in Lunigiana o in Val di Vara sono stati trovati cinghiali infetti come invece accaduto nel vicino territorio emiliano e quindi, al momento, le restrizioni più importanti riguardano i divieti di movimentazione dei suini che devono restare nell’allevamento. Una limitazione che per fortuna è arrivata quando ormai la stagione delle macellazioni stava volgendo al termine, ma nella quale comunque sono incappati alcuni imprenditori agricoli che ora si trovano nella difficile necessità di continuare ad allevare i capi rimasti nell’allevamento.
Non è questo il caso di Nicola Baldini, noto imprenditore agricolo di Pontremoli, titolare con i figli Davide, Giulia e Silvia dell’azienda “I Sapori dei Chiosi” dove alla coltivazione dei campi si affianca, da sempre, l’attività di allevamento, anche di suini. “In azienda – spiega – ogni anno alleviamo dai 30 ai 40 maiali che rappresentano una percentuale importante delle nostre attività. Nei mesi scorsi, quando sono circolate le prime notizie dell’avvicinarsi dell’epidemia di PSA, abbiamo accelerato le macellazioni e le abbiamo concluse appena in tempo, pochi giorni prima che il territorio di Pontremoli fosse dichiarato zona 2 con il divieto di movimentazione dei capi. Oggi è impossibile spostare i maiali: a noi è andata bene, ma ci sono allevatori in zona che si trovano in grande difficoltà”. Ora però una nuova stagione è alle porte e per questa c’è una certa preoccupazione. “Noi facciamo sempre passare tra le sei e le otto settimane dalla fine delle macellazioni all’arrivo dei nuovi maiali – aggiunge l’imprenditore Nicola Baldini – un tempo utile per preparare al meglio le strutture, ma quest’anno non sappiamo quando potremo acquistare i maialini da allevare per la produzione del prossimo inverno”. Infatti ad oggi non è possibile procedere all’acquisto e al trasporto in azienda: quindi il viaggio in Emilia per i nuovi capi è rinviato a chissà quando.
“Difficile pensare ad una alternativa – conclude – perché dall’allevamento dei suini ricaviamo una fetta consistente del fatturato della nostra azienda. Non voglio nemmeno pensarci, ma certo sono preoccupato”. Una preoccupazione che si aggiunge a quelle, per così dire, consuete. Si tratta soprattutto dei danni provocati dalla fauna selvatica, soprattutto cinghiali e caprioli e per i quali i rimborsi, quando arrivano, tardano mesi. Nel podere dei Chiosi rigogliosi campi di mais, orzo e altre coltivazioni sono stati distrutti dalle “visite” di questa fauna che tanti e gravi problemi sta creando alle aziende agricole che, in modo eroico, continuano ad operare sul territorio. Per Nicola Baldini e i figli un danno enorme visto che ai prodotti di alta qualità destinati al consumo umano affiancano la produzione di foraggio e cereali per l’alimentazione degli animali per alzarne ancora di più le caratteristiche di qualità così apprezzate dalla clientela. Tornando alla Peste Suina, continuano intanto i corsi di formazione obbligatori per i cacciatori che, non appena arriveranno le autorizzazioni regionali, parteciperanno alle battute di “depopolamento” dei cinghiali. Dopo quelli conclusi per le squadre attive nei territori di Pontremoli e di Zeri, il Comitato di Gestione dell’Ambito Territoriale di Caccia di Massa Carrara ne ha avviato di nuovi in tutta la provincia, i primi dei quali interessano i territori di Aulla, Bagnone e Mulazzo. “Si tratta – ha comunicato il presidente Emiliano Centofanti – di corsi che permetteranno di avere il numero maggiore possibile di cacciatori abilitati per possano contribuire a dare risposta alle prossime disposizioni sanitarie regionali in merito alle azioni di contrasto e contenimento delle pesta suina africana”.
Paolo Bissoli



