Un modello 3D realizzato a Pontremoli del massiccio valdostano. Diciotto alpinisti lunigianesi lo hanno consegnato il 3 giugno

Pochi fortunati possono dire di averne calcato la neve e il ghiaccio, altri lo hanno ammirato dalle vicinanze, tanti si sono dovuti accontentare (per ora) di guardarlo da lontano; magari anche dal crinale tra la Cisa e il Cirone da dove si scorge quel bianco che si tinge di rosa al tramonto.
Ora lassù c’è anche un pezzo di Lunigiana, precisamente a 3647 metri di altezza, alla Capanna Gnifetti, rifugio base per quanti si avventureranno verso le vette di uno dei più frequentati 4.000 alpini. Sabato 3 giugno, infatti, un gruppo di 18 alpinisti e amanti della montagna lunigianesi ha partecipato alla consegna al rifugio di un modello 3d ad alta definizione del massiccio del Rosa realizzato a Pontremoli da “Montagne Filanti”.

Si tratta di una piccola realtà creata, più per passione che per business, dal pontremolese Mattia Filippi e specializzata, appunto, nella realizzazione di modelli ad alta definizione in stampa a tre dimensioni di montagne e sentieri. Il modello, che occupa una superficie di 60 per 30 cm e comprende il quadrante est e ovest del massiccio, resterà esposto nel rifugio per dare modo agli alpinisti di passaggio di rivivere e “toccare con mano” il percorso seguito.

La consegna è stata una piccola impresa, visto che ha richiesto circa due ore di cammino sul ghiacciaio per salirei quasi 400 metri di dislivello dai 3.275 metri di punta Indren fino alla “Gnifetti”.
Una consegna – è il caso di dirlo – tutta sulle spalle del capocordata Alex Ribolla, che ha guidato la “spedizione” insieme a Carlo Saglia. L’obiettivo iniziale del gruppo, composto da appassionati tra i 14 ai 60 anni di tutta la Lunigiana, da Pontremoli a Filattiera a Bagnone, era superare tutti insieme, dopo la consegna al Gnifetti, quota 4000, ma le condizioni atmosferiche non hanno consentito a tutto il gruppo l’ascesa.
Una cordata ha comunque raggiunto il Balmelhorn a 4.167 metri, due cordate il colle Vincent a quota 4090 mentre una quarta si è arrestata poco prima dei 4000 per segnali di mal di montagna.
Un’esperienza comunque importante e completa oltre che una testimonianza della vitalità dell’alpinismo lunigianese: ambiente fantastico, fatica, solidarietà nelle difficoltà grazie ad una puntuale organizzazione a monte, il tutto arricchito del dono del modello 3d al rifugio che farà di ogni prossima ascesa sul Rosa (a breve sono previste altre “spedizioni”) quasi un ritorno a casa.



